"Troppo osé". Facebook censura la modella sulla sedia a rotelle, poi si scusa. Ma è rivolta

Un capezzolo di troppo fa indignare l'algoritmo del social network che invece non si attiva per post razzisti o xenofobi. La reazione indignata

di Cinzia Marongiu   -

L’algoritmo di Facebook, si sa , è implacabile. E, spesse volte, pure miope. Se non completamente ottuso. Sta di fatto che il social network più famoso e affollato del mondo ha bandito, cancellato, meglio, censurato una foto di Manuela Migliaccio, studentessa napoletana che studia veterinaria a Bologna e che dal 2009 ha le gambe paralizzate in conseguenza di una caduta che le ha spezzato la spina dorsale. Cosa aveva di così scandaloso quell’immagine censurata? Si vedeva Manuela, bellissima ed elegante in un vestito lungo mentre sfilava, con tanto di sedia a rotelle, in passerella. Peccato che dalla scollatura vertiginosa si intravedessero i capezzoli.  Troppo, decisamente troppo per la dubbia morale di Facebook che tollera fior di commenti razzisti, immagini crudeli e post xenofobi ma che, evidentemente, è attentissima  ai centimetri di pelle mostrati, proprio come all’inizio del secolo scorso accadeva in tanti paesini del Sud ma anche del Nord Italia

Insomma, quello che dovrebbe essere un inno alla vita, ciò che dovrebbe essere preso a modello come testimonianza del non arrendersi alla propria condizione di disabilità, da Facebook viene bollato come materiale sconcio e viene immediatamente rimosso. Inevitabili le reazioni. A cominciare dalla stessa Manuela che ripubblicando l’immagine rimossa ha scritto: «Condividete Please... — ha scritto —. Per mezzo capezzolo uscito per caso vi siete scandalizzati? Beh allora restate in casa, chiudete la porta e le finestre, spegnete la televisione, chiudete il computer. Così forse riuscirete a non scandalizzarvi più. Ah dimenticavo tirare via anche gli specchi che il vostro riflesso potrebbe farvi paura!».

Le condivisioni naturalmente non si contano più. Sono in tantissimi a solidarizzare con la ragazza, una volontà di ferro che l’ha spinta lo scorso giugno a sfidare se stessa percorrendo, con una sorta di robot che le permette di camminare, il lungomare di Rimini, 15 chilometri in sette ore. Puntuali anche le scuse di Facebook: “La foto era stata rimossa per errore, ma ora è stata ripristinata. Il nostro team esamina milioni di segnalazioni ogni settimana, e a volte commettiamo degli sbagli, come in questo caso. Ci siamo scusati per l’inconveniente causato».

Tra le reazioni più forti anche quella di Fabrizio Bartoccioni, presidente della Fondazione Vertical, onlus che raccoglie fondi per la ricerca contro la paralisi. Colui che aveva organizzato la sfilata alla quale aveva preso parte la stessa Manuela: «Manuela è stata censurata da Facebook per nudità. La sua fotografia è stata rimossa perché alcune segnalazioni non hanno trovato giusto che una modella in carrozzina possa uniformarsi alle regole dell’alta moda. Le stesse persone, false e bigotte, quelle che insegnano la morale agli altri, quelle che non hanno a cuore il progresso culturale e sociale, sono le stesse che parcheggiano la propria auto nelle aree riservate ai disabili, che vietano ai loro figli di fidanzarsi con una persona disabile e che accettano il tradimento o le violenze dal proprio partner. Ma il capezzolo è la cosa più importante da stigmatizzare e allora riposto nuovamente l’immagine di Manuela, con l’auspicio che questa farsa abbia finalmente fine».