"Denunciai il mio ex, ora lui esce di galera e temo mi uccida ma nessuno mi aiuta"

Lidia Vivoli cinque anni fa venne picchiata a sangue dal suo ex. Dopo la denuncia lui venne condannato a 4 anni e sei mesi e tra qualche settimana tornerà in libertà. “Ha detto che me la farà pagare”

Lidia Vivoli dopo il pestaggio subito cinque anni fa (foto dal Corriere della Sera)
Lidia Vivoli dopo il pestaggio subito cinque anni fa (foto dal Corriere della Sera)
Redazione Tiscali

Colpi di padella in testa, pugni, forbiciate in tutto il corpo. Lidia Vivoli, hostess di 45 anni, nel 2012 fu massacrata dal suo compagno e se la cavò per miracolo. Lui, Isidoro Ferrante, barman, finì in carcere condannato a 4 anni e sei mesi per tentativo di omicidio e sequestro di persona. Ma il prossimo luglio uscirà e la donna, che dall'aggressione vive nel terrore, è preoccupatissima e chiede l'aiuto delle istituzioni. "Rischio di nuovo di finire nelle mani del mio aguzzino e non ho alcuna tutela dalle istituzioni e dallo Stato, da chi ci invoglia a denunciare e poi ci abbandona", dice Vivoli, che ha un nuovo compagno e due figli, in una intervista a Repubblica-Palermo.

“Ci istigano a denunciare e poi non ci tutelano”

"Sei la mia vita o stai con me o con nessun altro. Ti porterò i fiori sulla tomba mi disse - racconta la donna - Anche se so che è in galera ho sempre paura. Ho paura che mandi qualcuno. Il giorno della feroce aggressione eravamo a letto e temeva che lo lasciassi. Si alzò e andò in bagno. Prima di tornare andò in cucina. Tornò mi ruppe una padella di ghisa in testa e cominciò a prendermi a forbiciate, mi prese a pugni, mi sbatté la testa ovunque e mi colpì il basso ventre con le forbici. Ora sarà più incattivito di prima. Qualcuno deve aiutare le donne vittime di violenze. Ci istigano a denunciare. Ci devono aiutare, così come vengono aiutate le vittime di mafia, le vittime degli incidenti stradali".

Quali tutele per evitare di essere ancora vittime?

"Anche quando era ai domiciliari - aggiunge - o aveva solo l'obbligo di firma prima della condanna definitiva mi ha perseguitato. Quando lui uscirà comincerà il mio ergastolo. Non so se riuscirò a uscire da casa, ho terrore. Bisogna istituire un fondo per le vittime di femminicidio, anche per proteggere i figli". Come ha raccontato al Corriere della Sera, Lidia ha anche perso il lavoro dopo il fallimento della Wind Jet: “Dopo una violenza per noi e le nostre famiglie tutto diventa difficile, dovremmo sentirci tutelate e invece veniamo abbandonate. Ricevo tanti messaggi di donne che per questo hanno paura a denunciare”. Lidi, che è già stata una vittima, parla con la speranza di evitare di diventarlo nuovamente. “Se domani lui mi ammazza non cambierà nulla. Nessuno si preoccuperà della mia famiglia, degli orfani. Qualche articolo sui giornali, dichiarazioni di circostanza e poi tutto come prima”.