Picchiata, stuprata e costretta a dormire nella gabbia del cane. Condannato l'ex compagno

M.D.A., 44 anni di Giffoni Valle Piana, è stato condannato a 5 anni e 4 mesi con rito abbreviato. Pena superiore alla richiesta del pm

Picchiata, stuprata e costretta a dormire nella gabbia del cane. Condannato l'ex compagno
Redazione Tiscali

Percosse, stupri, cicche spente sul corpo, l'umiliazione dei soldi lanciati sul letto dopo le violenze consumate e, infine, mandata a dormire nella cuccia del cane, fra i suoi escrementi, a leccarsi le ferite proprio come un animale. Per il terrore di ulteriori ritorsioni, una donna ha sopportato tutto questo per due anni. Fino all’esasperazione, fino alla denuncia culminata nella condanna del suo ex compagno e aguzzino. Come racconta Il Mattino, il pm aveva chiesto per M.D.A., 44 anni di Giffoni Valle Piana, 4 anni di reclusione ma la giudice Elisabetta Boccassini lo ha invece condannato a 5 anni e 4 mesi confermando tutte le accuse formulate a suo carico e non concedendogli alcuno sconto se non quello del rito abbreviato.

Le accuse

 La donna si è costituita parte civile nel procedimento e ora potrà trascinare il suo ex compagno davanti al tribunale civile per chiedere il risarcimento dei danni. Le accuse contestate a carico dell’uomo sono di violenza sessuale, maltrattamento, estorsione, stalking, minaccia e ingiuria. Due anni di soprusi terminati quando la vittima, di 50 anni, ha deciso di rivolgersi ai carabinieri. Il calvario per lei era cominciato nel 2013 quando, dopo la fine di una relazione, conobbe il 44enne di Giffoni. Dopo gli iniziali atteggiamenti gentili M.D.A. si rivelò un uomo violento iniziando subito a vessare la compagna e pretendendo continuamente da lei somme di danaro. La donna veniva minacciata di morte e stuprata dall’uomo che arrivava addirittura a rinchiuderla nella gabbia del cane dove era costretta a stare per ore tra gli escrementi dell’animale. La vittima era però talmente impaurita che solo in due occasioni si recò al pronto soccorso per farsi refertare due fratture: tutte le altre volte avrebbe subito in silenzio per il timore di ulteriori sevizie.

Abusi anche dopo la fine della relazione

Oltre a tutte le torture già descritte, il condannato si divertiva pure a spegnerle le sigarette addosso. Gli abusi di natura sessuale, inoltre, erano accompagnati da continui insulti alla vittima trattata spesso come una prostituta dal compagno che, dopo i rapporti, le lanciava dei soldi sul letto. E questo trattamento non sarebbe terminato neanche con la fine della relazione. Secondo le accuse della Procura il 44enne avrebbe continuato a perseguitare la donna per costringerla a corrispondergli ancora danaro, persino la somma che aveva ottenuto in seguito al risarcimento per un sinistro stradale. Le angherie avrebbe ingenerato nella vittima un profondo stato di ansia costringendola a sopportare quell’inferno per il timore di subirne uno peggiore. La denuncia prima, e la condanna poi hanno liberato la donna dalla persecuzioni.