Poche donne nella prima pagina dei quotidiani? La risposta scomoda di Ferruccio de Bortoli

La giornalista Ritanna Armeni prima e la scrittrice Michela Murgia poi, hanno sollevato la polemiche delle firme. Ecco come risponde chi è stato direttore per anni di due delle più importanti testate italiane

Ferruccio de Bortoli (Ansa)
Ferruccio de Bortoli (Ansa)

Era da tempo che ci pensavo buttando uno sguardo alle prime pagine dei maggiori quotidiani nazionali e trovandovi, ogni giorno, conferma alle parole polemiche della scrittrice Michela Murgia. “Su ispirazione di una serie di post acuti di Ritanna Armeni - scrive su Facebook l’autrice - da diversi giorni ho cominciato a studiare con cura le prime pagine dei due principali quotidiani italiani, La Repubblica e Il Corriere della Sera”. Da questa analisi, “salta immediatamente all’occhio il dato macroscopico dell’onnipresenza maschile: i pezzi sono quasi tutti scritti da uomini, con percentuali del 100% in quelli di opinionismo politico”.

Il potere è maschio?

Da giorni mi covavo dentro una domanda e cosa mi poteva capitare di meglio che rivolgerla a chi per anni è stato direttore di due testate importanti come Il Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore? Ieri Ferruccio de Bortoli ha tenuto l’incontro formativo per giornalisti “Informazione e Potere”, organizzato dall'Ordine con il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Cagliari e l’Associazione della Stampa sarda. De Bortoli è autore di “Poteri forti (o quasi). Memorie di oltre quarant’anni di giornalismo” e, dal suo osservatorio privilegiato sul mondo, l’esercizio del potere lo ha esaminato dal vivo. Ascoltare i suoi racconti è stato prezioso e assai educativo, e così quando è arrivato il momento delle domande io ho fatto la mia che, tra l’altro, mi è parsa pertinente visto che si parlava di potere.

Discriminazioni e piagnistei

Premetto che sono la prima ad annoiarsi di fronte a un certo piagnisteo femminile, perché combattere la discriminazione mi sta bene, avere corsie preferenziali perché c’è la quota rosa da rispettare no. E premetto pure che, sul lavoro, ritengo di non avere mai subito discriminazione per il genere cui appartengo. Ma il mondo dei giornali cartacei è diverso e quindi, dopo avere alzato la mano con le mie unghie laccate di rosso, sono andata a porre il quesito citando proprio le analisi di Michela Murgia e Ritanna Armeni. L’ho fatto col massimo candore perché non volevo che suonasse come una rivendicazione (non era il caso, il luogo né il momento): “Perché succede? Perché ancora oggi le firme femminili in prima pagina sono così poche? Siamo una categoria ancora molto maschilista, oppure i colleghi sono davvero più bravi, più preparati e magari più coraggiosi di noi?” Nella sala le partecipanti hanno iniziato a rumoreggiare mostrando di condividere il quesito e il sapore della polemica. Subito dopo ho chiesto a De Bortoli che la sua non fosse una risposta da gentiluomo. Dal pubblico si sono levate delle voci femminili: “Sì, vogliamo una risposta vera”. Volevamo una verità che ci aiutasse a migliorarci, nel caso, o a difenderci.

L'immagine postata da Michela Murgia nel suo profilo fb

Quotidiani conservatori

Lui ha sorriso come chi non può rinunciare alla propria natura neanche se deve ferire, è ha enunciato che gli sarebbe stato possibile rispondere in modo veritiero rimanendo un gentiluomo. Così è stato.
Secondo De Bortoli noi giornaliste scontiamo innanzi tutto il conservatorismo ancora molto presente nei giornali cartacei, una tendenza a perpetrare il vecchio a scapito del nuovo in tutte le sue forme. Le donne hanno stentato assai ad entrare nel chiuso mondo del giornalismo e quindi patiscono come patiscono ancora i giovani. De Bortoli ha raccontato che, agli esordi della sua carriera, nelle redazioni le pochissime donne presenti erano vissute dai colleghi come un fastidio, un elemento di disturbo. Ancora oggi le giornaliste sono meno dei colleghi (il 41%). Quindi se mettiamo in conto i numeri e le resistenze al cambiamento, la risposta è presto data.

L’apertura al nuovo e alle donne

De Bortoli però non si è fermato qui e, prima di tutto, ha rivendicato il fatto di essere stato il primo a nominare una vice direttrice: era il 2009 e Barbara Stefanelli divenne vice (lo è ancora) nella direzione del Corriere della Sera (io aggiungo - il web ha memoria lunga - che fu il primo ad assegnare un editoriale in prima pagina ad una donna, la scrittrice Isabella Bossi Fedrigotti). Poi però ci ha messo in guardia dalle conte. Secondo lui non ha molto senso contare quanti maschi e quante femmine ci sono in certi contesti. Ha infatti ricordato una selezione di giornalisti cui partecipò qualche tempo fa: una scelta fatta sulla base del merito, senza pensare ai generi. Giunti alla fine del percorso, qualcuno si pose il problema: e se non c’è equilibrio di genere? Fecero i conti e risultò che uomini e donne erano pari: 50 e 50. Ma se così non fosse stato? Avrebbero dovuto ripetere una valutazione fatta in assoluta buona fede e magari aggiungere donne per lo sterile rispetto di una quota rosa?

Rivendicazioni ed eccessi

De Bortoli ha precisato di non essere contrario alle quote, ma il fatto che a una donna venga data una carica per il solo fatto di appartenere al genere femminile, è cosa che secondo lui dovrebbe dare fastidio innanzi tutto a noi donne. E come dargli torto. Insomma rivendicare il giusto va bene ma stando attente a non scadere nell’eccesso opposto.

La conta, anche oggi

È vero che forse ha poco senso mettersi a contare quanti uomini e quante donne sono presenti in certi contesti. Però se lo fai certe volte ti viene il nervoso. Oggi, un giorno come un altro, nelle prima pagine della Repubblica, su 12 firme, due sono di donne; sul Corriere della Sera e La Stampa va un po’ meglio: 10 a 3. Se siamo il 41%, la strada da fare è ancora tanta.