Il marito di Alessandra Appiano: "Era una donna piena di luce. In 50 giorni è cambiato tutto"

L’ipotesi degli inquirenti di un gesto volontario da parte della scrittrice ha scatenato molti commenti sui social. E’ proprio per rispondere a queste “idiozie o cattiverie” che Nanni Delbecch ha deciso di scrivere una lettera in ricordo della compagna

Alessandra Appiano
Alessandra Appiano
TiscaliNews

“Era una donna buona, una sorgente infaticabile di luce e di energia che è soggiaciuta al raptus di un disturbo manifestatosi in modo oscuro e quasi metafisico che non le ha lasciato scampo nonostante i diversi tentativi di cura”. In una lettera aperta pubblicata su Il Fatto Quotidiano, il marito di Alessandra Appiano, la scrittrice 59enne ricorda la malattia e la scomparsa della scrittrice 59enne, vincitrice del premio Bancarella e autrice e conduttrice di diverse trasmissione televisive. La causa della morte, stando alle indagini, sarebbe "un gesto volontario". Quest’ipotesi degli inquirenti ha scatenato molti commenti sui social. E’ proprio per rispondere a queste “idiozie o cattiverie” che Nanni Delbecchi ha deciso di scrivere questa lettera.

La malattia

Delbecchi racconta quel disturbo, culminato nel ricovero il 17 maggio a Turro San Raffaele, "non un'eccellenza italiana, un'eccellenza europea", e dice che "eravamo certi che tutto si sarebbe risolto. Come immaginare che una simile forza della natura non si sarebbe risollevata, così come era accaduto ai tanti amici che in un modo o nell'altro avevano sperimentato la depressione? Invece quel ricovero si è rivelato l'ultimo passaggio di uno spietato destino di morte, la prova - non il sospetto - che la vita è davvero capace di tutto".

“Era un’artista vera”

Alessandra è stata la donna più attenta alla propria salute che abbia mai conosciuto – fin troppo, faticavo a farle bere un bicchiere – dedita alla propria cura e al proprio aspetto”. Certo scrive Delbecchi “aveva le sue tristezze e le sue malinconie, accentuate da una natura cui si alternavano spleen ed euforia. Era un’artista vera, duplice anche nel suo lavoro, capace di tormentarsi per tre mesi sul “non ho più niente da dire” e poi di buttar giù di getto un romanzo nei tre mesi successivi. Sentiva come pochi l’ineluttabile trascorrere del tempo e aveva i suoi momenti di crisi; ma quale persona intelligente e sensibile non ne ha?”.

In 50 giorni è cambiato tutto

Delbecchi ricorda poi la malattia della moglie. “In cinquanta giorni è cambiato tutto, tutto si è rivelato inutile; un calvario da uno specialista all’altro, fino alla decisione del ricovero proprio per scongiurare qualsiasi gesto estremo. Ma la mattina del 3 giugno da quel luogo che doveva curarla e proteggerla è potuta fuggire, vagare indisturbata per i deserti vialoni della periferia fino a raggiungere uno dei tanti anonimi grattacieli milanesi, sede di un hotel; dalla terrazza dell’ottavo piano ha guardato per l’ultima volta quella città che amava tanto, dove era arrivata dalla provincia nella speranza di un posto nel mondo che si era conquistato con la sua intelligenza, il suo talento, il suo perfezionismo, il suo culto per il lavoro”.

“Mia moglie era una donna buona”

“Fra i lettori di queste righe ce ne saranno alcuni che conobbero Alessandra, ed è verosimile che sviluppino riflessioni ulteriori, più o meno analoghe. Ma quelli che non la conobbero, o l’hanno vista solo in qualche apparizione mediatica, vorrei che avessero di Alessandra l’immagine più semplice che io ne porto nel cuore. Era una donna buona”, conclude il marito.