Senza lavoro non ci può essere indipendenza per le donne

Ci dimentichiamo del fatto che, non potendo disporre di denaro proprio, troppe donne sono oggettivamente in una situazione di dipendenza

Senza lavoro non ci può essere indipendenza per le donne

Ci sono alcuni aspetti importanti che riguardano le donne e il mondo del lavoro che, nel nostro Paese, a volte tendiamo a dimenticare. E’ invece importante ricordare che negli ultimi decenni le donne hanno compiuto un cammino straordinario. Oggi eccellono nell’istruzione, perché si laureano in molte di più, più in fretta, con voti migliori. E sono più numerose nelle professioni alle quali si accede per concorso, quindi senza discriminazioni di genere. Guarda caso.

Più toghe rosa

Per esempio, da anni stracciamo regolarmente gli uomini nei concorsi per la magistratura e quest’anno siamo diventate la maggioranza in questa professione, una professione nella quale, fino agli anni sessanta, non eravamo nemmeno ammesse. Una piccola rivoluzione, passata, tutto sommato, quasi in sordina. Tutto bene allora?  No, perché i passi da compiere sono ancora tanti. Il problema infatti è che non è ancora cambiata la mentalità. Le donne devono impegnarsi il doppio degli uomini per ottenere uguali risultati. Vivono chiuse in uno spazio fra il soffitto di vetro di una società maschilista e un pavimento appiccicoso fatto anche di credenze autolimitanti, di remore che le donne stesse tendono a portare avanti.

Meno brave degli uomini?

Alle donne nessuno ha regalato niente, si sono fatte largo nel mondo del lavoro perché sanno lavorare con impegno, determinazione e fatica. Ma fanno meno carriera perché sono molto meno brave degli uomini nel far sapere che sono brave. Hanno zero visibilità. Hanno molte più remore degli uomini a chiedere un aumento di stipendio o un miglioramento della posizione lavorativa, a fare network. Per non parlare dei giochi di potere. Così, anche tra le dirigenti, sono pochissime le donne nel ruolo di capo, quelle che gestiscono davvero il potere.

Sistema sociale nemico delle donne

Ma non è solo questione di carriere prestigiose. A troppe donne nel nostro paese manca semplicemente la possibilità di avere un lavoro. Sappiamo che la crisi la pagano soprattutto le donne che sono le prime a perderlo il lavoro. E questo perché il sistema sociale (la scuola, il welfare, gli orari di lavoro) che rappresenta ancora l’espressione concreta della mentalità con cui tutti noi siamo cresciuti, non è ancora cambiato. Ci dimentichiamo che il diritto al lavoro è fondamentale per tutti, perché l’Italia è una repubblica fondata sul diritto al lavoro di tutti, non solo degli uomini.

L’indipendenza economica è il primo passo

Ci dimentichiamo del fatto che, non potendo disporre di denaro proprio, troppe donne sono oggettivamente in una situazione di dipendenza. Non possono andarsene se le cose non funzionano, non hanno scelta, non hanno libertà, subiscono. La mancanza del lavoro può rappresentare addirittura una situazione di rischio, basta pensare che la stragrande maggioranza dei casi di violenza sulle donne si verifica laddove c’è una dipendenza economica. Eppure ormai è noto a tutti che questa situazione, oltre a essere ingiusta, è un terribile spreco. E’ uno spreco economico non accedere a un bacino come quello delle donne di oggi, istruite, preparate. Significa dimezzare le possibilità di scelta. E’ uno spreco rinunciare allo sguardo delle donne, alla loro diversity, come si usa dire, perché è dimostrato che questo consente alle aziende di ottenere risultati migliori.

L'eccezione milanese

Sappiamo che il nostro Paese è agli ultimi posti in Europa per quanto riguarda l’occupazione femminile, che, in questo quadro, Milano fa eccezione. A Milano più del 60% delle donna ha un lavoro, la città è allineata all’Europa. Però questo avviene a caro prezzo. Sappiamo che ancora oggi è difficilissimo per le donne conciliare lavoro e famiglia, che questo spesso porta le donne a rimandare la maternità, perfino a rinunciarvi, che questo porta le donne a pagare prezzi altissimi in rinunce ma anche in termini di salute fisica e psicologica. Insomma, c’è ancora molto da fare.

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