Volpi geneticamente modificate e rinchiuse in piccole gabbie: l'orrore dell'industria delle pellicce

Volpe ogm. Foto Oikeutta Eläimille
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di  greenMe.it  - Giornalisti

Sono immagini spaventose quelle che mostrano volpi geneticamente modificate per avere più pelle del normale. Animali rinchiusi in minuscole gabbie, privati della loro libertà e utilizzati come merce nell’azienda della moda del lusso.

A denunciare la vicenda è da anni il gruppo finlandese Oikeutta Eläimille che nella sua ultima indagine investigativa, diffusa sul proprio sito qualche settimana fa, mostra ancora una volta, cosa si nasconde dietro le pellicce dei brand internazionali.

Le immagini provengono dagli allevamenti finlandesi, perché come sappiamo, la Finlandia è attualmente il paese maggior produttore mondiale di pellicce di volpe. Non a caso, vi avevamo già parlato dell’orribile verità dell’industria della moda europea.

Nel 2015, un dossier dal titolo “Nordic fur trade” raccontava le condizioni degli animali, non solo delle volpi, e smascherava l'etichettatura Saga Furs, che da sempre, promette di certificare la tracciabilità e la qualità della pelliccia. All’epoca sia le ispezioni ufficiali che le investigazioni dei gruppi animalisti rivelavano che di tutto si poteva parlare tranne che di benessere animale nei paesi produttori, molti dei quali (come la Norvegia) ricevono addirittura incentivi statali.

In tutto il mondo, quindi, dalla Danimarca alla Cina, i cosiddetti ‘animali da pelliccia’, (espressione che fa rabbrividire perfino a scriverla) ovvero volpi, visoni, procioni e altri, si trasformano in oggetti da allevamento. I risultati sono quelli che ci mostra Oikeutta Eläimille secondo cui la pelliccia di questi animali finisce con marchio Saga Furs nelle vie delle shopping di lusso e nelle vetrine di Louis Vuitton e Michael Kors.

A prima vista, nessuno sarebbe in grado di capire che quella nella gabbia metallica è una volpe. Secondo gli investigatori, oltre ad essere deformate, le volpi hanno problemi oculari, ferite aperte, lesioni agli arti e alle orecchie. Rinchiuse in pochi centimetri sviluppano comportamenti da automi e atti di cannibalismo nei confronti delle carcasse lasciate per giorni accanto agli animali vivi. Senza considerare che non sono in grado di muoversi e camminare.

Anni di denunce hanno sicuramente portato a passi in avanti, ma l’industria della pelliccia oggi uccide ancora più di 40milioni di animali ogni anno. Cresce per fortuna il numero dei paesi che dice 'Basta': l’ultimo è la Repubblica Ceca, in compagnia di Olanda, Austria, Regno Unito, Croazia, Serbia, Slovenia, Macedonia, Bosnia, Germania e il Belgio che ha già posto un divieto in due delle tre regioni del paese.

Cosa succede in Italia?

Il Belpaese produce meno degli altri, ma ciò non cambia. Tre diverse proposte di legge e centinaia di migliaia di firme non hanno ancora portato alla svolta. Eppure secondo Essere animali, l’86% degli italiani è contrario a questa barbara pratica.

Tornando ai filmati provenienti da cinque aziende di pellicce e girati nella primavera 2017, vediamo come l’allevamento selettivo non si è mai interrotto e che la situazione è anche peggiore rispetto agli anni Ottanta, perché volpi che in natura peserebbero 4/5 chili, arrivano a pesarne oltre 20. 

E pensare che esistono già delle direttive finlandesi che proibiscono l’allevamento selettivo se provoca sofferenze.

 

Dominella Trunfio

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