Boom di orti urbani a Roma: socializzazione, protezione dell’ambiente, opportunità economica e non solo

Alma Daddario
di Alma Daddario  - giornalista

A Roma, come in altre città europee, nonostante l'assenza di un ruolo propulsivo capitolino, lo spazio pubblico e le aree verdi sono il campo di sperimentazione di nuovi modelli di spazio pubblico a contatto con la natura e per aumentare il capitale sociale della città, restituendo aree abbandonate alla cittadinanza in forma di spazi di relazioni.

Malgrado un’amministrazione comunale non proprio sensibile e propositiva, in ogni quartiere della capitale i cittadini hanno recuperato per iniziativa propria aree abbandonate, per restituirle all’uso pubblico.

Senza inventarsi nulla, i romani si sono ispirati alla tradizione, testimoniata dall’antica Università degli Ortolani e dalla mappa di Roma del Nolli del 1870, che registra da allora orti dentro e fuori le mura, alcuni tutt’ora esistenti, tra questi gli orti di guerra e quelli storici dei ferrovieri.

Davanti all'evidente incuria per lo spazio pubblico e per il verde urbano da parte del comune, i romani si sono letteralmente rimboccati le maniche e hanno recuperato diverse aree abbandonate. Gli orti e i giardini condivisi della capitale sono così aumentati del 50% in un anno, passando da 100 a 150.

Sono i dati dell'ultimo aggiornamento della mappa on line di Zappata Romana, visitata ogni anno da oltre 30 mila persone, nella versione in italiano ed in inglese, per trovare informazioni, linee guida e manuali su come fare per adottare un’area verde. La mappa riporta per ogni esperienza: orti, giardini e guerriglia gardening, la localizzazione, un breve testo, una fotografia dell’area e gli eventuali contatti.

Il messaggio alla base del lavoro di Zappata Romana: “si può fare” è stato accolto dai romani che, davanti all'inerzia della Pubblica Amministrazione, hanno deciso di “fare” concretamente qualcosa per se stessi e per il resto della comunità, non solo orti e giardini, ma anche campi di calcio, palestre, basket, aree per gli animali, o semplicemente la manutenzione del verde.

Tra gli esempi e i progetti in essere: Fermenti di Terra ai Giardini Persiani Nuccitelli, l'Orto Maestro a Centocelle, Cambiologica sulla Veientana, il Cinorto! all’Ostiense, gli Orti Urbani alla Garbatella. Gruppi di cittadini curano oggi le aiuole sull'Appia Nuova, a via Guarico e via dei Guastatori all'Eur, e in via Giolitti vicino alla stazione Termini; al verde di Mostacciano ci pensa da solo il signor Piero - in cerca disperatamente di aiuto - mentre a Osteria del Curato gli abitanti hanno realizzato una mappa on line con i nomi dei residenti responsabili di ogni singolo albero.

Di forte potenzialità sociale e ambientale sono i nuovi orti Tre Fontane e quelli del parco di Aguzzano, mentre costituiscono realtà di interesse educativo e culturale le esperienze di Ortolino nel giardino storico dell'Acquario romano, curato dalla scuola di Donato, e l'orto Anna Magnani gestito dall'Istituto "Fontanile Anagnino".

Unico nel suo genere è l'Hortus Urbis, orto didattico con piante antico romane, nel Parco Regionale dell'Appia Antica, che ha visto la riattivazione di uno spazio abbandonato, lungo l’antico e sacro Almone, attraverso il contributo dei giardini e orti condivisi della città, su progetto di Zappata Romana e del Parco dell'Appia Antica, che ospita tutte le domeniche laboratori per bambini.

A Roma esiste un solo orto urbano comunale, costato oltre 400.000 euro. Altri quattro sono in “travagliata” gestazione al costo di circa 70.000 euro l’uno. Il nuovo ufficio “Orti urbani”, duplica competenze e procedure del preesistente ufficio: Adozione aree verdi comunali, senza apportare miglioramenti nei risultati, a scapito dell’ottimizzazione dei costi della pubblica amministrazione.

Eppure sarebbe sufficiente seguire regole semplici e di buonsenso:

- riconoscere e garantire ai cittadini la possibilità di partecipazione, di organizzazione e gestione degli spazi pubblici, quali orti e giardini condivisi, per finalità ambientali, culturali e di solidarietà economica e sociale;

- rimuovere gli ostacoli di ordine amministrativo, economico e sociale, che impediscono lo sviluppo degli orti e giardini condivisi e permettere l’effettiva partecipazione di tutti i cittadini all’organizzazione politica, economica e sociale della città;

- promuovere e sostenere lo sviluppo della cultura, di pratiche ambientali e sostenibili attraverso gli orti e i giardini condivisi, quali strumenti volti alla tutela del paesaggio, dell’ ambiente, della salute, anche con la compartecipazione dei cittadini, delle associazioni, delle istituzioni scolastiche e pubbliche in genere.

Un progetto interessante a proposito di armonizzazione tra verde disponibile e urbanizzazione in atto, è quello che è stato recentemente proposto dal gruppo Batelli, guiudato dall’ex presidente dei costruttori Eugenio Batelli: ben centocinquanta orti che sorgeranno ai bordi della tenuta della Marcigliana sulla Salaria,  in contemporanea alla realizzazione del complesso abitativo adiacente, che saranno consegnati agli abitanti insieme alla casa.

Gli orti saranno lasciati a disposizione di chi vorrà coltivarli, e saranno tutti già dotati di impianto di innaffiamento e gabbiotto degli attrezzi. I futuri agricoltori riceveranno l’aiuto della Facoltà di Agraria di Perugia, che ha realizzato per l’occasione un manuale di linee guida per la progettazione l’allestimento e la gestione di orti urbani. Un tentativo pratico per un ragionevole compromesso fra edilizia e natura, soprattutto in una città come Roma, con tante aree verdi abbandonate, mal gestite, e un’urbanizzazione a dir poco “disordinata e casuale”, che compromette il paesaggio e consuma inutilmente territorio, togliendo opportunità e qualità alla vita degli abitanti.



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