Crespi d'Adda: il villaggio operaio patrimonio dell’Unesco

Il castello del villaggio Crespi d'Adda
Federica Facchini
di Federica Facchini  - Giornalista

Entrare al villaggio Crespi è come fare un salto indietro nel tempo. Un paese interno costruito intorno ad un cotonificio e una famiglia di imprenditori definiti dai loro operai "sciur e non padrú" ("signori e non padroni").

Perché tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento qui si sono costruite case con giardini e orti, una scuola, un ospedale, una chiesa, una piscina e tutti i servizi necessari per cercare di rendere meno dura la vita di chi lavorava in fabbrica, quando la rivoluzione industriale era appena iniziata, di diritti sul posto di lavoro non si parlava minimamente e la vita dei lavoratori era solo un numero funzionale all'attività dei macchinari.

Tra i fiumi Brembo e Adda, in una porzione di territorio chiamata “Isola Bergamasca”, una famiglia di imprenditori decise che questo era il luogo ideale per costruire un opificio che producesse cotone pregiatissimo - pelle d’uovo - e intorno ad esso doveva sorgere anche un villaggio per chi nella fabbrica avrebbe dovuto lavorare.

Una sorta di “città ideale per lavoro” che si sviluppava in un’unica via centrale di collegamento tra chiesa, scuola e fabbrica in un unico filo conduttore a rappresentare i valori della vita dei suoi abitanti, con case costruite per due o più famiglie e il castello della famiglia a testimonianza di una sorta di feudo moderno, dove i signori non erano più solo sfruttatori del lavoro delle persone ma anche benevoli e partecipi delle loro condizioni di vita.

Il villaggio è perfettamente conservato, visitabile e ancora oggi abitato per la maggior parte dagli eredi di chi nella fabbrica di cotone dei Crespi ha lavorato.

Nel 1995 l’Unesco ha inserito Crespi d'Adda nella lista dei suoi patrimoni mondiali come "Esempio eccezionale del fenomeno dei villaggi operai, il più completo e meglio conservato del Sud Europa".

Il dibattito è aperto sul futuro del corpo centrale del villaggio, ovvero il cotonificio, in funzione fino al 2004 e ora chiuso per problemi di sicurezza. Sarebbe bellissimo venisse riaperto al pubblico, per poter conoscere e comprendere ancora più a fondo la vita e la storia di un luogo che racchiude tradizioni e un passato da non dimenticare.

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