Cosa c'è dietro la furiosa caccia all'orso cattivo del Trentino

Gianluca Felicetti
di Gianluca Felicetti  - Presidente LAV

Lo sapevate? Se andate in vacanza in un Paese a rischio, segnalato dal nostro Ministero degli Esteri, rischiate brutte avventure. Una persona normale quindi cosa fa? Non ci va, cambia destinazione.

In Trentino invece, ormai con puntualità direi teutonica, nonostante gli avvisi pubblici a non frequentare alcune aree boschive (ieri l’Assessore Dallapiccola in Consiglio provinciale ha riferito “di zona in cui l’allerta è nota ed è crocevia di sei femmine”) c’è un puntuale incontro con un plantigrado che fa gridare “all’orso, all’orso!” e fornisce l’assist al Presidente della Provincia Ugo Rossi di emanare un’Ordinanza, l’ennesima, di cattura dell’animale con destinazione l’ergastolo di uno zoo o l’uccisione sul posto.

Cosa c’è dietro? L’incompetenza di chi ha speso milioni di euro pubblici, anche europei, per reintrodurre l’orso con il progetto “Life Ursus” (non lo hanno voluto gli animalisti ma le Amministrazioni pubbliche) in un’area dove era sull’orlo di estinzione, per poterlo utilizzare come efficace volano per il turismo. E per poi cacciarlo alla prima, ovvia, difficoltà, nel momento in cui l’orso fa l’orso, si difende e difende i suoi piccoli.

A tre anni, sempre nelle stesse zone, dalla uccisione dell’orsa Daniza (per la quale il veterinario, autore della dose mortale di anestetico, potrebbe oggi far ancora parte della squadra di cattura dell’ultimo orso inseguito) cosa è cambiato veramente e quante promesse fatte allora sono state mantenute? C’è un volantino in più della Provincia. Nessun cambiamento concreto, e la riproposizione di una corsa a chi la spara più grossa, è il caso di dirlo, fra i partiti valligiani.

Gli orsi dunque vanno bene solo in tv, nei cartoni animati, nei manifesti turistici, come peluche. Un pò come i lupi in Maremma: viva l'immagine di natura incontaminata solo fino a che è sulle foto pubblicitarie e sui social network. Guai però se i predatori, concorrenti di una categoria umana con prolungamento metallico chiamato fucile, fanno i predatori. Chi se ne importa se il territorio è stato antropizzato a più non posso, reso in maniera innaturale un continuo e inventato pascolo, peraltro condotto con cani “da pastore” non sterilizzati che sono la prima causa di randagismo, inselvatichimento e incrocio con gli stessi lupi. Al primo conflitto, complice fino a ieri un'Amministrazione pubblica non pronta ad accertare effettivi danni e a rifonderli come previsto dalle normative, si tollera la mattanza di quattrozampe. Certo, illegale. Come quella, ugualmente assassina, di fatto, della reclusione a vita degli orsi in Trentino. 

Oggi intanto si riunirà la Commissione paritetica Stato-Regione per l'esame della norma di attuazione depositata dalla Provincia autonoma di Trento, "che, se approvata - spiega l'Amministrazione provinciale - consentirebbe di gestire in via ordinaria, quindi in maniera diretta e più rapida, nel rispetto del quadro normativo nazionale ed europeo, tutto quanto concerne la presenza dell'orso in Trentino".

Cosa vogliono di più del silenzio del Ministro dell’Ambiente Galletti e del potere di Ordinanza? Carri armati con il logo della Provincia contro gli orsi che essi stessi hanno voluto?



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