Civita di Bagnoregio, la città di tufo che piano piano muore

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Anna Simone
di Anna Simone  - Giornalista

“La città che muore”, così lo scrittore Bonaventura Tecchi definì Civita di Bagnoregio, fondata 2500 anni fa dagli Etruschi. Si trova nella valle laziale dei calanchi, tra il lago di Bolsena e la valle del Tevere, e fin dalla sua nascita combatte per restare in piedi. Il territorio dell’intera area ha strati formati da materiale tufaceo e lavico soggetto a rapida erosione a causa del passare del tempo, dell’azione dell’acqua dei torrenti, della forza degli agenti atmosferici e dell’inevitabile disboscamento.

Sembra un paesaggio lunare, eppure è reale. Nel borgo abitano poco più di 10 persone, che come i turisti possono accedere solo a piedi tramite un ponte lungo e stretto in cemento armato costruito di recente. Tutt’intorno si estende la grande vallata fatta di enormi solchi dalle creste d’argilla che si modificano col passare degli anni. Il grande problema di Civita di Bagnoregio è l’erosione che sta corrodendo lo sperone di tufo su cui è stata costruita e che subisce un continuo assottigliamento per la particolare natura geologica del territorio.

All'interno del borgo c’è molto da vedere: i vicoli che traboccano di bellezza, le case medievali, la chiesa di San Donato, che si affaccia sulla piazza principale e dove al suo interno è custodito il Crocefisso ligneo, il Palazzo Vescovile, un mulino del XVI secolo, la casa natale di San Bonaventura e la porta di Santa Maria, con due leoni che tengono tra le zampe una testa umana, a ricordo di una rivolta popolare degli abitanti di Civita contro la famiglia dei Monaldeschi.

Non a caso il vecchio paese è iscritto all'associazione de I borghi più belli d'Italia per la sua posizione geografica suggestiva e per il suo impianto medievale. Un tuffo nel passato alla portata di tutti, considerato che l'accesso al borgo di Civita costa €1,50 e si può passeggiare, pranzare, oziare e ammirare il paesaggio tutto il tempo che si vuole.

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