Cop21, dopo l'accordo di Parigi l'Italia riparta dai suoi talenti

Ermete Realacci
di Ermete Realacci  - Deputato alla Camera

L’accordo proposto a Parigi è sicuramente solo un primo passo, ma è importantissimo perché mette in moto il mondo per un obiettivo comune. Per dirla con uno storico slogan francese ‘Ce n'est qu'un debut’ e credo che i fatti supereranno quanto previsto.

Affrontare i mutamenti climatici significa non solo fronteggiare un pericolo, ma anche cogliere una grande opportunità. Quando parliamo della questione clima parliamo infatti anche di una nuova economia, basata sulle fonti rinnovabili, sul risparmio energetico, sul riciclo dei materiali, sulla mobilità sostenibile. Sull’utilizzo della fonte più pulita e rinnovabile che c’è: l’intelligenza umana.

L’Italia c’è, se da una parte la politica deve fare di più, dall’altra abbiamo già energie e talenti da mettere in campo per vincere questa sfida. Siamo primi in Europa nel riciclo industriale: recuperiamo 25 milioni di tonnellate di materia ogni anno sui 163 totali europei, la Germania che ha un’economia più grande 23, questo ci consente un risparmio di energia primaria di oltre 15 milioni di tep e di evitare 55 milioni di tonnellate di emissioni di CO2.

Le politiche green sono anche una risposta alla crisi. Dal 2008, 372mila imprese hanno puntato sulla sostenibilità in funzione anticrisi. E hanno vinto: nella manifattura, il 43,4% di chi investe green esporta, contro il 25,5% di chi non investe. Questo ha ricadute positive anche sul mondo del lavoro: hanno a che a fare con l’ambiente il 59% dei nuovi posti di lavoro prodotti quest’anno.

Già nel 2012 l’Italia era prima (con il 39%) tra i grandi paesi Ue, a pari merito con la Spagna, per quota di energia rinnovabile nella produzione elettrica, davanti a Germania (24%), Francia (17%), Gran Bretagna (15%). Oggi la quota di energia rinnovabile nella nostra produzione elettrica ha superato il 43%. Siamo, inoltre, primi al mondo per contributo del fotovoltaico nel mix elettrico nazionale con il 7,9%, davanti alla Germania (7%). È un punto di partenza e non un punto di arrivo, un capitale da investire nel futuro e da mettere a disposizione anche degli altri paesi. L’orizzonte, infatti, non può che essere quello di raggiungere l'obiettivo 100% rinnovabili.

ll nostro Paese, senza dimenticare i suoi problemi, può contare su energie creative e intelligenze che si nutrono di antichi saperi e nuove conoscenze, di tradizione e innovazione. Uno dei nostri contributi per un futuro migliore.



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