Angelo Vassallo, una storia esemplare, una storia da servizio pubblico

Ermete Realacci
di Ermete Realacci  - Deputato alla Camera

Da non perdere oggi, in prima serata su Rai1, il  film su Angelo Vassallo, il sindaco pescatore ucciso in un agguato nella sua Pollica il 5 settembre del 2010. Un uomo straordinario, per me anche un amico, che ha perso la vita a causa del suo impegno per l’ambiente, la legalità, il futuro. Una persona che amava profondamente l’Italia, le sue comunità, i suoi territori. Purtroppo sono ancora senza volto i suoi assassini, un’ulteriore ferita per i suoi familiari e in particolare per la sua straordinaria moglie Angelina. Spero che il film, e la qualità degli attori scelti fa ben sperare, sia bello come la sua vita e che gli renda l’onore che merita. La prossima settimana, sempre grazie alla Rai, vedremo anche il film su Roberto Mancini, il vicecommissario di Polizia che fu tra i primi ad indagare sul traffico illecito di rifiuti nella Terra dei Fuochi.

Questo è l’articolo che scrissi su Europa il 6 settembre 2010, il giorno dopo la morte di Angelo

Un eroe del Sud

Meno di un mese fa, durante le vacanze, ho trascorso un’intera giornata insieme ad Angelo Vassallo. Non la finiva più di raccontarmi tutto quello che aveva fatto e stava facendo per la sua terra. Con orgoglio e passione mi mostrava i risultati di quella battaglia vinta, oppure il centro culturale multiservizi per gli anziani appena inaugurato, o ancora un angolo nascosto del suo meraviglioso territorio. Mentre assaporavamo fichi del Cilento.

Angelo era un amico, un uomo coraggioso che amava la sua terra e le sue origini di pescatore e che aveva fatto dell’ambiente e della lotta all’illegalità le sue bandiere.
Sapeva che per il futuro dell’amato Sud, lottare contro la devastazione dell’ambiente e contro la criminalità organizzata era come combattere con due facce della stessa medaglia e che per guardare al futuro bisognava scommettere sui talenti del territorio. Su questi temi aveva costruito l’impegno della sua amministrazione comunale che governava dal 1995 con una sola breve interruzione di sei mesi.

Era un ottimo sindaco, di quelli che fanno buona politica e dai quali si dovrebbe ripartire. Per questo i suoi concittadini si fidavano di lui e condividevano la sua visione. Nella sua Campania bella e maledetta, più spesso alla ribalta delle cronache nazionali per fatti disgraziati, era riuscito a far brillare Pollica e le frazioni di Acciaroli e Pioppi come gioielli di buona amministrazione. Aveva dimostrato che c’è una Campania dove la raccolta differenziata dei rifiuti può superare il 70 per cento, dove le coste non sono ricoperte da colate di cemento illegale, dove ripaga di più promuovere le qualità della dieta mediterranea che la speculazione del mattone. Con la sua serena determinazione aveva fatto capire che la tutela dell’ambiente e del territorio, non sono un freno, ma le precondizioni per lo sviluppo economico e il futuro del nostro paese.

E i fatti gli avevano dato ragione, trasformando la piccola Pollica in una località turistica amata e apprezzata da turisti italiani e stranieri, non solo per le acque limpide, per le belle coste ben conservate, ma anche per un’offerta turistica di prima qualità e per iniziative curiose e interessanti come la kermesse che si sarebbe dovuta celebrare fra qualche giorno in onore di Ernest Hemingway, il quale si dice si sarebbe ispirato per il protagonista de Il Vecchio e il mare ad un mitico pescatore di Acciaroli, “u vecchiu” appunto.

Con Legambiente Angelo si è incontrato più di dieci anni fa. Sono state condivise tante iniziative e battaglie, a cominciare da quella contro l’abusivismo edilizio e per l’istituzione del Parco del Cilento della cui comunità era attualmente presidente. È da anni che nella Guida Blu che Legambiente realizza insieme al Touring Club, che Pollica ha sempre ottenuto il massimo riconoscimento.
Un agguato tanto efferato quanto vile ha tolto Angelo all’affetto della sua famiglia e dei suoi amici. Ha strappato al suo territorio un amministratore di rara qualità, che con passione e onestà metteva il suo impegno al servizio degli altri.

Per questo, con tutta probabilità, è stato ucciso. Perché dava fastidio agli infami ladri di futuro. Ora lo stato deve dimostrare di esserci con forza e determinazione. Si devono avviare le indagini, fare luce e trovare i colpevoli. E bisogna proseguire l’azione da lui avviata. Lo si deve ad Angelo Vassallo e all’onore stesso del nostro paese, dove gli eroi, sebbene qualcuno ci provi, non si chiamano Mangano, ma hanno il nome di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino e del Sindaco-pescatore Angelo Vassallo.

Ciao Angelo.





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