Fukushima, 5 anni fa le esplosioni. Per fortuna l'Italia ha ripudiato il nucleare e guarda alle rinnovabili

Ermete Realacci
di Ermete Realacci  - Deputato alla Camera

L'11 marzo ricorre il quinto anniversario dal sisma del Giappone che provocò, tragedia nella tragedia, diverse esplosioni nei reattori della centrale atomica di Fukushima. Uno degli incidenti nucleari più drammatici della storia, che ha lasciato una pesante eredità per l’ambiente e la salute dei giapponesi.

Come ha ricordato Greenpeace, ad esempio, a cinque anni dal disastro circa centomila persone non sono ancora tornate a casa. La situazione è ancora aperta, ma per la prima volta nella storia del Sol Levante, ieri, un tribunale locale ha ordinato lo stop di due reattori nucleari per ragioni di sicurezza e così nel paese rimangono al momento solamente due reattori in funzione.

Uno stato di cose che conferma la saggezza degli italiani che, con il loro voto al referendum del 2011, hanno fermato la follia del ritorno al nucleare, una scelta vecchia, sbagliata, antieconomica e insicura. Il nucleare è un pessimo affare e se Enel fosse oggi impegnata nella costruzione di nuove centrali atomiche nel Paese, correrebbe il rischio di essere una ‘bad company’.

Per fortuna, invece, la nuova Enel ha rinunciato al carbone a Porto Tolle, ha annunciato la chiusura di altre 22 centrali termoelettriche alimentate a fonti fossili e ha confermato un forte impegno sullo sviluppo delle rinnovabili, così come sul risparmio energetico. Sul fronte energetico la strada del futuro.



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