Dalla crisi del metanolo alla sfida della qualità: il vino esempio di innovazione

Ermete Realacci
di Ermete Realacci  - Deputato alla Camera

Il 17 marzo di trent’anni fa esplose lo scandalo del vino al metanolo, una tragedia della sofisticazione alimentare che costò la vita a 23 persone e inflisse un duro colpo alla credibilità dei nostri prodotti. Quello che è accaduto dopo rappresenta una straordinaria metafora della missione dell’Italia. Da allora, con un lavoro paziente e costante, il vino italiano ha avviato un processo di riconversione che l’ha fatto passare da una produzione quantitativa a basso costo, ad una nel segno della qualità legata al territorio che ha reso i vini italiani i più famosi e venduti  al mondo insieme a quelli francesi. 

Oggi produciamo il 45% in meno degli ettolitri rispetto a trent’anni fa  – come spiega il report ‘Accadde domani’ della Fondazione Symbola e di Coldiretti – siamo passati da 76,8 a 47 milioni di ettolitri/anno, ma il fatturato e l’export (espressi in valore nominale) sono cresciuti: rispettivamente più del doppio il primo, da 4,2 miliardi di euro a 9,4 miliardi, e oltre sei volte il secondo, da 800 milioni a 5,4 miliardi. E il nostro vino mantiene saldamente il secondo posto per quota di mercato globale col 19,9%. Questa parabola produttiva e culturale, che ha nel vino il suo campione, riguarda una parte rilevante della nostra economia. Questa tensione costante alla qualità rivela il cuore e il motore del made in Italy, legato alla qualità, alla bellezza, alla cultura.

Quella del vino è allo stesso tempo una parabola di un’economia più qualitativa e sostenibile ma anche una metafora del successo di tanti altri settori del made in Italy che hanno seguito l’esempio del vino. Il report Accadde Domani di Fondazione Symbola e Coldiretti analizza dunque anche altri prodotti italiani di eccellenza che hanno vinto la sfida della competitività puntando su innovazione e qualità. Nella filiera agroalimentare, ad esempio, siamo il Paese più forte al mondo per prodotti distintivi, con 282 prodotti Dop, Igp, Stg. L'export di scarpe  è diminuito da 218 mila a 165 mila tonnellate in 30 anni, ma il valore nominale è passato da 5 a 11 miliardi di dollari. Nell’abbigliamento in pelle l’esportazione è passata da 1.910 tonnellate a 2.254 tonnellate, mentre il valore è triplicato: 787 milioni di dollari a fronte di 233. Nella  produzione di macchine per l’industria alimentare siamo passati da un export di  68 mila tonnellate (952 milioni di dollari)  a 157 mila tonnellate, per un valore nominale complessivo a 4,1 miliardi: +333%.

Questi numeri dimostrano che la domanda di Italia nel mondo è ampia. Per intercettarla l’Italia deve fare l’Italia: andare avanti nel cammino intrapreso verso la qualità e puntare sull'innovazione senza perdere la sua identità.



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