40 anni dal sisma del Friuli: occorre continuare a difendere territori e comunità

Ermete Realacci
di Ermete Realacci  - Deputato alla Camera

Il 6 maggio di quarant’anni fa il Friuli fu scosso da un violento  terremoto. Fu l’ennesima tragedia che costò al Paese un prezzo altissimo in termini di vittime e distruzione. Da allora, però, l’Italia ha tratto alcune lezioni importanti e, anche se lentamente, le cose sono iniziate a cambiare.  

Da quell’evento terribile nacque ad esempio la Protezione civile che, al di là di alcune vicende per lo più legate alle gestioni dei grandi eventi e non a quelle delle emergenze, è divenuta, nel tempo, uno strumento operativo moderno e fondamentale in caso di crisi.

Il nostro paese continua a fare i conti con il rischio sismico e con  il dissesto idrogeologico. Dal dopoguerra a oggi il costo dei danni dovuti a frane, alluvioni e terremoti è di oltre 240 miliardi di euro. Secondo l’Ispra oggi sono 7 milioni  gli italiani che vivono in zone  franose o alluvionabili (il 12% della popolazione) mentre circa il 50% degli edifici scolastici italiani, come denunciato dal dossier Ecosistema Scuola di Legambiente, è stato costruito prima dell’emanazione delle norme antisismiche. E’ quindi di primaria importanza potenziare e migliorare costantemente le attività di prevenzione, sia in termini di monitoraggio del territorio che per quanto riguarda le strutture urbanistiche.

Il governo ha investito risorse importanti nella manutenzione del territorio dove spesso abusivismo e incuria hanno amplificato gli effetti di questi eventi. E di altrettanta importanza sono gli strumenti fiscali messi in campo per favorire la messa in sicurezza in chiave antisismica degli edifici. L’ecobonus, le detrazione del 65% del costi dei lavori, è stato esteso anche a questa tipologia di lavori. Adesso bisogna rafforzarlo e estenderlo, come indicato dal DEF, per gli edifici pubblici.

Una vasta opera di prevenzione, oltre a salvare vite umane, sarebbe anche un’occasione straordinaria per rilanciare l’economia e creare migliaia di posti di lavoro in un settore importante come l’edilizia, che dall’inizio della crisi ha perso oltre 500 mila addetti, attirando capitali sia pubblici che privati e qualificando tutto il sistema di imprese.

I terremoti sono catastrofi naturali, ma sicuramente bisogna mettere in campo tutti gli strumenti di controllo, prevenzione e intervento per ridurre quanto più  possibile le vittime e i danni. Per difendere i nostri beni più preziosi: i territori e le comunità. Perché, per dirlo in una battuta, non è un Paese serio quello che processa chi non prevede i terremoti e non si preoccupa di costruire case che resistano alle scosse dei fenomeni sismici.



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