Il "Caso Portofino" e le deroghe al decreto Salva Coste che compromettono il nostro patrimonio ambientale

Ermete Realacci
di Ermete Realacci  - Deputato alla Camera

Il "caso Portofino", ovvero la nuova ordinanza dell'ufficio circondariale marittimo di Santa Margherita Ligure che in deroga alle normative vigenti consente alle navi da crociera di passare ancora più vicino all'area marina protetta, rischia di vanificare il decreto Salva Coste emanato dopo il naufragio della Costa Concordia.

Una scelta sbagliatissima non solo per la sicurezza, ma anche per un’idea di turismo che non rispetta la nostra storia e la nostra bellezza. Di questo passo non si capisce perché non si dovrebbe consentire ai turisti di fare il bagno anche nella Fontana di Trevi. Questo il tema oggetto del mio question time, sottoscritto anche dal collega Borghi, su cui oggi ha risposto in Commissione Ambiente alla Camera il Sottosegretario all’Ambiente Velo. 

Il Ministero ha risposto puntualmente e ha confermato che simili deroghe non si applicheranno in altre Aree Marine Protette. Per il resto trovo francamente discutibili le politiche di applicazione del decreto Salva Coste, che tanto a Portofino quanto a Venezia hanno un nervo scoperto. Tutto il tema del rapporto fra grandi navi, e quindi grandi flussi turistici, e fruizione sostenibile del nostro straordinario patrimoni storico culturale e ambientale rimane irrisolto come dimostrano, appunto, i casi Portofino e Venezia. 

Come denunciato da Legambiente e riportato da diversi quotidiani, per effetto delle nuove disposizioni della locale Capitaneria di Porto si avvicina il punto di fonda delle navi da 0,7 a 0,3 miglia di distanza dall’area marina protetta di Portofino. Una deroga sulla deroga: il precedente limite di 0,7 miglia già era una eccezione rispetto alla distanza minima di 2 miglia prevista dal decreto ministeriale 56/2012, il cosiddetto decreto ‘Salva Coste’ emanato pochi mesi dopo il naufragio della Costa Concordia per scongiurare il ripetersi delle pericolose pratiche di «inchino».

Nato per proteggere i nostri tratti di costa più pregiati e sensibili, tale decreto rischia di essere vanificato dalle deroghe di Portofino e anche da quelle sulle misure di tutela della laguna di Venezia, dove ancora non sono state individuate vie marittime alternative ai Canali di San Marco e della Giudecca. 

Deroghe che rischiano di costare molto all’Italia. La “deregulation” dei flussi turistici e la mancata tutela della aree marine protette e di aree di alto pregio naturale e artistico a vantaggio del turismo, specie «mordi e fuggi», hanno già suscitato ripetuti ammonimenti da parte dell'Unesco.



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