Così si uccidono i cavalli. Per il divertimento di sposi e turisti

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Gianluca Felicetti
di Gianluca Felicetti  - Presidente LAV

Si uccidono proprio cosi i cavalli. Non solo macellandoli per la carne ma anche costringendoli a tirare carrozzelle di ogni genere. L'ultimo, salvatosi pur stramazzando al suolo per la fatica delle salite e l'alta temperatura, è stato in provincia di Palermo, per un matrimonio, qualche giorno fa. Gli sposi hanno proseguito come se nulla fosse accaduto.

Tre settimane fa è andata peggio a Oscar, un quadrupede usato per i giri dei turisti a Messina. Il Sindaco Accorinti ha varato un'Ordinanza in tutta fretta, sulla falsa riga di quanto avviene da anni - inutilmente - a Roma, che servirà solo ad acquietare la sua coscienza. Su tutti e due gli episodi l'apertura di un fascicolo in Procura è comunque obbligatorio.

Manifestazioni per contestare l'uso dei cavalli si sono svolte negli ultimi mesi a Firenze per i famosi "fiaccherai", Cagliari (lo slogan è stato "i cavalli non sono bus") per un improvvisato e maldestro servizio che il Sindaco Zedda non ritiene di fermare e Roma dove la maggioranza grillina non mette ai voti come prevede lo Statuto della città una delibera di iniziativa popolare promossa dalle associazioni animaliste che ha raccolto più del doppio delle formali firme necessarie. Proprio loro che quando erano all'opposizione erano l'unica forza politica schierata compattamente per l'abolizione delle ultime 41 anacronistiche "botticelle", dopo un morto, a pochi passi dal Colosseo, e due feriti fra gli equini.

Qualcuno dice che bisogna modificare la Legge nazionale che prevede il trasporto pubblico anche a "trazione animale". Sulla modifica è partita una gara di proposte fra il deputato M5S Paolo Bernini e Michela Brambilla di Forza Italia, purtroppo solo agli sgoccioli della Legislatura.

Ma quello che non si dice è che più del 99% dei Comuni non ha il trasporto con carrozzelle a cavalli, dimostrando quindi che questo non è obbligatorio e che il numero di licenze di questo genere può essere pari a zero e che, quindi, con la volontà politica di un Consiglio Comunale si può gia risolvere, seriamente, e non con palliativi, la vicenda. Per esempio, trasformando le licenze in taxi o Ncc, con presa in carico da parte delle associazioni dei cavalli che i proprietari volessero dismettere, senza alcun costo pubblico e anzi con il contrasto al lavoro nero e ben retribuito che impera in questo settore.

Solo se si vuole veramente, non a parole. E facendo scoprire le bellezze di una città su un risciò, un taxi, un bus o una bici elettrica, senza far del male ad alcuno.

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