Gorillas e orsi polari: le conseguenze nascoste delle nostre abitudini

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Vania Statzu
di Vania Statzu  - Economista ambientale

Spesso quando parlo di Gerald Durrell qualcuno brontola, chiedendosi come mai una “ambientalista” provi tanta simpatia per una persona che ha dedicato tutta la vita alla costruzione e gestione degli zoo, visto che sarebbe più coerente lasciare gli animali in libertà.

La mia replica è semplice. Durrell è stato uno dei primi ad avere chiaro che la principale ragione per la quale gli animali si estinguono è che viene distrutto il loro habitat. Lui era consapevole che il suo scopo era far riprodurre animali divenuti rari in attesa di poterli liberare, un giorno, nell’ambiente, magari in un’area protetta. Ma le aree protette sono perennemente a rischio: le grandi riserve che dovrebbero proteggere i grandi felini, gli elefanti ed i rinoceronti sono state ridimensionate e la mancanza di fondi rende sempre più difficile la lotta al bracconaggio. Anni fa, la lotta per l’approvvigionamento idrico porto ad una vera e propria guerra tra lacune popolazioni locali e gli animali, in particolare le scimmie.

E poi ci siamo noi consumatori occidentali a distruggere gli habitat degli animali che vivono in libertà. In questi giorni si sta parlando spesso della situazione del Congo. Quello che molto spesso non viene detto con sufficiente chiarezza, è che la guerra civile lì in atto nasce per appropriarsi del controllo dei territori dove vi sono giacimenti di “terre rare”. Le “terre rare” sono dei minerali preziosissimi per l’industria delle nuove tecnologie e che, come dice il nome, si trovano solo in alcune limitate aree del Pianeta ed in quantitativi limitati.

Non a caso questa guerra è chiamata “La Guerra del Coltan” dal nome del minerale più ricercato. Il Coltan si trova nel pc che sto usando in questo momento, nella chiavetta usb che userò per inviare via Internet questo articolo e nel cellulare che sta squillando in questo momento, nella mia come in migliaia di altre case.

La prima volta che sentii parlare della guerra del Coltan era il 2000 e leggevo un articolo sui difficili tentativi di salvare i gorilla dall’estinzione. Infatti, le aree nelle quali si trovano i giacimenti e nelle quali la guerra è più feroce sono le zone in cui vivono i gorilla ed i guerriglieri non si fanno scrupoloso di fare strage di questi primati. Perciò ogni volta che sostituiamo un apparecchio elettronico contribuiamo a ridurre la popolazione di gorilla esistenti.

La soluzione? È quella di sostituire gli apparecchi elettronici solo quando strettamente necessario e di portare sempre gli apparecchi non più funzionanti o utili alla più vicina isola ecologica, in modo da permettere il recupero di questi materiali rari (e non solo di questi).

E se questo non bastasse, sappiate che ogni volta che consumate un pasto utilizzando stoviglie di plastica non riciclata state decimando la popolazione di orsi polari. Ogni qualvolta utilizziamo degli oggetti di plastica vergine, essendo la plastica un derivato del petrolio, stiamo contribuendo alla richiesta di questo combustibile e alle emissioni di CO2. E l’aumento delle emissioni di CO2 determina l’aumento della temperatura media del Pianeta, portando allo scioglimento dei ghiacci polari.

Insomma, se vogliamo che gli animali possano veramente vivere in libertà e non correre il rischio di essere sterminati, non servono le proteste, ma fatti concreti, a partire dal cambiamento delle nostre abitudini quotidiane.

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