Nelle viscere della terra: scoperta in Messico la più grande galleria sommersa del mondo

Esplorazione © Herbert Meyrl/GAM
Stefania Elena Carnemolla
di Stefania Elena Carnemolla  - Giornalista pubblicista

La penisola dello Yucatán, che divide il Golfo del Messico dal Mar dei Caraibi, è famosa in tutto il mondo per la sua grande quantità di risorse idriche concentrate in particolare nel sottosuolo. Il suo dedalo di grotte allagate attira da sempre speleologi, geologi e turisti. In Messico le chiamano cenotes, dal maya dz’onot, caverne con depositi d’acqua, e proprio queste grotte allagate custodiscono testimonianze archeologiche dei Maya, l’antica civiltà amerindia, che qui fiorì.  

Un mondo sommerso che, esplorazione dopo esplorazione, continua a riservare sorprese.

L’ultima l’ha avuta la squadra di esplorazione subacquea del Gran Acuífero Maya, un progetto di ricerca del sottosuolo della penisola dello Yucatán e del suo rapporto con l’uomo e l’ambiente. La grande falda acquifera della penisola, oltre a conservare un inestimabile patrimonio archeologico d’epoca Maya, sostiene, infatti, l’economia della regione, dalle attività primarie al turismo. Dopo dieci mesi di esplorazione, il team del Gran Acuífero Maya ha scoperto il collegamento tra due dei più grandi sistemi di grotte allagate del mondo: Sac Actún e Dos Ojos, a Tulum, nello stato messicano di Quintana Roo, città della costa caraibica della Riviera Maya arroccata su una scogliera, famosa per le sue vestigia dell’antica civiltà amerindia e mecca delle immersioni in grotta. Quintana Roo è, infatti, la patria di molte delle più lunghe grotte sottomarine del mondo. Fino alla scoperta del collegamento dei due sistemi, si sapeva che Sac Actún misurava 263.793 metri, che Dos Ojos ne misurava 83.300, che il più lungo era, con i suoi 270.174 metri, Ox Bel Ha e terzo, in ordine di lunghezza, con i suoi 93.621 metri, K’oox Baal. Secondo le regole della speleologia, quando due sistemi di grotte sono collegati, il sistema più grande assorbe il più piccolo, che, quindi, scompare. Avendo assorbito Dos Ojos, Sac Actún, con i suoi 347.093 metri, è oggi il sistema di grotte allagate più lungo del mondo.

La scoperta all’interno del grande labirinto d’acqua è di Robert Schmittner, a capo delle esplorazioni di Gran Acuífero Maya, e di una squadra di sommozzatori specializzati, Marty O’ Farrell, Jim Josiak e Sev Regehr. Prossimo passo sarà collegare Sac Actún ad altri tre sistemi di grotte sottomarine, sempre nella zona di Tulum, molto vicine fra loro. Secondo il Quintana Roo Speological Survey, spiegano gli esperti di Gran Acuífero Maya, ci sono, solo nel nord dello stato messicano, 358 sistemi di grotte sommerse, per un totale di circa 1400 chilometri di gallerie di acqua dolce allagate, nascoste sotto la superficie.

Questi passaggi sotterranei, che si snodano per chilometri e chilometri, custodiscono la storia remota e recente di Quintana Roo: “Questa immensa caverna” ha spiegato Guillermo de Anda, ricercatore dell’Instituto Nacional de Antropología e Historia e direttore del progetto Gran Acuífero Maya, dopo la scoperta del passaggio che unisce il sistema di Sac Actún a quello di Dos Ojos “rappresenta il più importante sito archeologico sommerso del mondo, poiché racchiude più di un centinaio di contesti archeologici: lungo questo sistema abbiamo rinvenuto prove documentarie dei primi coloni d’America, oltre che della fauna estinta e, naturalmente, della cultura Maya”.

Nella regione le acque ancestrali sono, inoltre, di grande aiuto alla ricca biodiversità che vive grazie a questa enorme riserva di acqua dolce: “La Penisola dello Yucatán” spiegano, infatti, i responsabili di Gran Acuífero Maya “ha una delle più grandi biodiversità del paese. La grande ricchezza biologica presente nella penisola dello Yucatán è una fonte di beni e servizi ambientali di cui può godere la società in generale. Centinaia di specie emblematiche di fauna selvatica, tra cui il giaguaro, o la flora, come il cedro, sono minacciate. Senza dubbio, il sottosuolo della penisola è un contenitore di enorme ricchezza, non solo da un punto di vista biologico: la grande falda acquifera è un laboratorio naturale per lo studio delle specie e per la progettazione di strategie per l’uso sostenibile delle risorse naturali”.  

Per il futuro si pensa all’analisi dell’acqua dell’intero sistema Sac Actún, allo studio della biodiversità che dipende direttamente da questa falda acquifera e della sua adeguata conservazione, oltre a dare continuità alla mappatura ed alla documentazione dettagliata dei contesti archeologici sommersi. 

Il gruppo di esplorazione del Gran Acuífero Maya ha, inoltre, individuato, a nord di Sac Actún, un altro importante sistema, la madre di todos los cenotes, della lunghezza di 18 chilometri e dalla profondità massima di 20 metri, e che il team, che ha già scoperto il collegamento tra il sistema di Sac Actún e quello di Dos Ojos, è molto vicino a collegare al primo, mentre la scoperta del collegamento tra  Sac Actún e Dos Ojos è stata dedicata a Bil Phillips, recentemente scomparso, pioniere dell’esplorazione della falda Maya e fondatore insieme a James Coke del Quintana Roo Speleological Survey, un database con mappe dettagliate di questi sistemi complessi e oggi strumento prezioso per comprendere e proteggere la falda acquifera. 

 

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