Rubner Haus Spaceship: l'astronave di legno futuristica con orto e pannelli solari

Rubner Haus Spaceship © IED
Stefania Elena Carnemolla
di Stefania Elena Carnemolla  - Giornalista pubblicista

È un’astronave di legno, con portellone-rampa e piedi metallici, e verrà esposta dal 17 al 22 aprile a Piazza Castello, a Milano, poco vicino il Castello Sforzesco.

Il progetto futuristico nasce dalla collaborazione tra Rubner Haus, società del Gruppo Rubner, nato a Chienes, in provincia di Bolzano, da una segheria ad acqua, e l’Istituto Europeo di Design, IED, sede di Torino.

L’occasione per presentare al pubblico un’idea sostenibile del futuro sarà il Fuorisalone, l’insieme degli eventi, dislocati in diverse zone di Milano, in concomitanza del Salone del Mobile, a sua volta nell’ambito della Milano Design Week.

La curiosa installazione si chiama Rubner Haus Spaceship ed è stata disegnata da Paolo Scoglio e Cesare Griffa, già docenti del master in Smart Buildings and Sustainable Design dello IED di Torino, cornice in cui è nata l’idea e dov’era stato avviato un progetto di reinterpreazione della Blockhaus. “Il sistema Blockhaus” spiega Oskar Schenk, direttore vendite e marketing di Rubner Haus “ è una tecnica di costruzione in legno antica che prevede che, in cantiere, le assi in legno di abete massiccio o lamellare vengano impilate orizzontalmente una sull’altra, fissate da scanalature e da linguette di giunzione per poi essere unite negli angoli con incastri a pettine”. Da questo studio interpretativo è nata l’originale astronave che rappresenta lo sguardo di Rubner Haus verso l’architettura del domani, con un “materiale millenario”, come il legno, trasportato nel futuro, reinventandone uso ed estetica.

L’astronave di legno pulsa di vita: è stata, infatti, concepita come un “sistema vitale e autosufficiente”.

Riveste le sue pareti interne un orto verticale dove si coltivano fagioli, zucche, soia, ricche di proteine vegetali dall’alto valore nutritivo, quindi carote, zucchine, spinaci, fonte di aminoacidi, vitamine e pigmenti antiossidanti. Vi si potranno coltivare anche microalghe commestibili, come la spirulina e la clorella, ricche di proteine vegetali ed acidi grassi polinsaturi come gli Omega-3. Un mix salutare per un’alimentazione equilibrata contro tumori, malattie cardiovascolari e invecchiamento delle cellule. Piante ed alghe aiuteranno anche alla rigenerazione dell’aria grazie alla produzione di ossigeno ed alla loro capacità di assorbimento dell’anidride carbonica, prodotta a sua volta dalla respirazione.

Garantirà un sistema di purificazione naturale anche la serra solare sulla coda dell’astronave: “La serra solare posta sulla coda” spiegano i progettisti “diventa, in caso di necessità, una fonte di calore che può essere usata per climatizzare, attraverso un sistema di ventilazione naturale, il resto dell’abitacolo. Una coppia di estrattori di aria air exaust posizionati in copertura alle due estremità del modulo hanno, invece, il compito di evacuare l’aria calda in caso di sovrariscaldamento”.

L’acqua è quella piovana, conservata in un serbatoio sotto la navicella, quindi incanalata in un sistema di irrigazione automatizzato da piccole pompe a consumo ridotto.

La luce, indispensabile per i processi fotosintetici, è quella solare, “integrata da sistemi puntuali a LED nelle zone meno illuminate e nel setup notturno”.

L’energia elettrica è prodotta dal sole grazie ad un sistema di pannelli fotovoltaici ad alto rendimento e raccolta da una batteria domestica tipo Tesla Powerwall: “L’obiettivo” spiegano i progettisti “è quello di raggiungere il 100% di autoalimentazione prodotta interamente da energia solare rinnovabile: di giorno, i pannelli producono l’energia necessaria al funzionamento dei sistemi attivi, e l’energia in eccesso è immagazzinata nella batteria per essere utilizzata di notte o in periodi di maltempo”.

 

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