Nati per essere liberi: animali esotici tra mode criminali e centri di recupero

Stefano  Cazora
di Stefano  Cazora  - Giornalista

Nella sua esilarante carrellata di maschere sociali contemporanee che lo vedono protagonista nel suo ultimo film campione assoluto di incassi “Quo Vado” il Checco Zalone nazionale, pur si salvare il posto fisso in Provincia, arriva perfino ad indossare  la divisa di un agente della Forestale. Anche in questo caso se la caverà bene all’opera tra discariche abusive, sequestri di animali esotici appartenenti a specie protette, attività di educazione alla legalità e gestione di centri di recupero per i selvatici sottratti ai boss della mafia.

A SPASSO CON LA SCIMMIA IN SPALLA. E come spesso accade la realtà non è distante dalla fiction anzi a volte la supera. E’ il caso del coccodrillo ritrovato nell’appartamento del nipote del boss di Orta di Atella in provincia di Caserta. Il pericoloso rettile era utilizzato per intimorire imprenditori e commercianti che non pagavano il pizzo. Ma come sanno gli investigatori del Corpo forestale dello Stato questa passione per gli animali pericolosi i criminali l’hanno sempre avuta. E’ il nuovo status symbol del Gomorra style: ostentazione del potere e sfarzo.  A partire dal clan Giuliano di Forcella a Napoli che amava circondarsi di tigri di tigri e leoni fino al capo clan di Mugnano che aveva ordinato di sistemare una tigre siberiana nella sua villa.

I sequestri negli ultimi tempi si sono intensificati e riguardano soprattutto serpenti, scimmie e pappagalli. Come pirati caraibici i giovani rampolli dei ras locali amano passeggiare con la scimmia in spalla. Si tratta di esemplari tutti appartenenti a specie in via d’estinzione e protetti da convenzioni internazionali. Oltre alla moda dei criminali c’è anche una marea di zoofili che trova piacere nel circondarsi di queste rarità tra cui ragni velenosi il cui morso può portare alla morte in pochi minuti. Meno di un mese fa i Forestali di Napoli hanno sequestrato un centinaio tra serpenti a sonagli, rane freccia, varani, pitoni ed altri rettili. I quattro denunciati erano giovani della Napoli bene che un po’ per hobby un po’ per denaro commerciavano illegalmente animali pericolosi. I contatti con gli acquirenti avvenivano di solito tramite social network. Proprio per questo il Corpo forestale ha istituito da diverso tempo una sezione investigativi per i web crime ambientali e ha stipulato un protocollo con due tra i principali siti di annunci su internet per realizzare un efficace monitoraggio delle transazioni in rete di specie protette che sono in forte aumento tra i collezionisti.

UN GIRO D’AFFARI DI 100 MILIARDI L’ANNO. Intorno a questa moda degli animali esotici loro parti e derivati  ruota un giro di affari che a livello mondiale è stato stimato in 100 miliardi di dollari l’anno compreso il commercio di specie vegetali. Parallelamente si registra a livello mondiale un traffico illegale per circa 23 miliardi di dollari. Ma quello che è più grave è il costante impoverimento degli habitat e della biodiversità del pianeta.

I CENTRI DI RECUPERO. Ma cosa succede quando a seguito di complesse operazioni di polizia questi animali vengono sequestrati o confiscati ? Cosa accade alle torme di cuccioli rapiti da piccolissimi alle proprie madri per alimentare un traffico clandestino soprattutto dai paesi dell’est Europa, quale è il destino delle fiere pericolose sottratte ai boss o dove vanno a finire gli animali selvatici feriti o abbandonati che vengono consegnati alla Forestale ?

Nel film l’agente forestale Checco, invaghito di una giovane ambientalista, si dà da fare per allestire in fretta un piccolo centro di recupero degli animali e con il suo innato ottimismo alla fine ci riesce anche se con grandi difficoltà e a corto di fondi, tanto da convincere i piccoli visitatori della struttura a lanciare la propria merenda pur di sfamare gli animali. Anche in questo caso la realtà non è tanto diversa. E così dopo la ribalta delle cronache che sempre più spesso raccontano di animali strappati a contrabbandieri e maltrattatori, si pone il problema del loro mantenimento, della cura e dell’eventuale reintroduzione in natura.

In Italia esistono 108 centri di recupero per la fauna autoctona e fra questi ce ne sono 5 importanti creati e gestiti dal Corpo forestale dello Stato che sono stati realizzati all’interno delle Riserve Naturali dello Stato con lo scopo di contribuire al recupero dei selvatici. A queste strutture si aggiungono 3 centri specializzati nella custodia di animali esotici che operano sotto impulso e responsabilità dell’autorità Cites la quale è tenuta ad assicurare la cura degli esemplari vivi confiscati al traffico illegale in attuazione della Convenzione internazionale di Washington. Come nel film di Zalone anche nella realtà in questi centri viene dato ampio spazio alla divulgazione per insegnare il valore della biodiversità e della legalità ambientale.

I centri della Forestale, testimonianza di una grande attenzione alla difesa del patrimonio naturale, nati nel tempo spontaneamente per sopperire alla carenza di strutture di accoglienza, sono stati meglio organizzati recentemente a seguito di una convenzione con il Ministero dell’ambiente. Oggi sono diventati la casa sicura per tante esemplari di rapaci e mammiferi. Molti gli ospiti illustri come aquile, rettili pericolosi, scimmie e grandi felini. E ogni anno sono centinaia gli animali autoctoni che dopo un periodo di recupero vengono liberati dai Forestali. Gli esemplari invece che non possono essere liberati perché feriti gravemente o ormai troppo confidenti con l’uomo trascorrono la loro vita accuditi da Forestali e volontari a perenne ricordo della stupidità umana e come esempio per le generazioni future alle quali insegnare il vero rispetto della natura.

 

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