Le foreste italiane, ricchezza da proteggere e occasione di sviluppo

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Stefano  Cazora
di Stefano  Cazora  - Giornalista

Le foreste sono alla base della ricchezza di biodiversità del nostro Paese. Ospitano quasi metà del nume­ro di specie animali e vegetali dell’intera Europa e da millenni questa ricchezza di geni, di specie e di habitat offre alle comunità una serie di beni e servizi – detti “ecosistemici” - che comprendono il con­tenimento dell'erosione, delle piene e delle frane, l’infiltrazione delle acque e la funzione di ritenzione, la regolazione del clima locale, la mitigazione dei cambiamenti climatici, ma anche la tutela di valori spiritua­li, storici, didattico-scientifici, ricreativi e turistici e, non ultima, la fornitura di prodotti legnosi per l’industria e per fini energetici e di prodotti non legnosi come: funghi, frutti di bosco, resine, aromi e medi­cinali.

L’Italia però è il Paese dell’Unione Europea con il minor rapporto tra legna prelevata e legna prodotta. Dalle foreste nazionali si potrebbero ottenere ben 3 milioni di tonnellate di petrolio equivalenti l’anno, senza ferirne gli equilibri e mantenendo le necessarie misure di salvaguardia e protezione della biodiversi­tà. Si tratta di un quantitativo pari all’1,6% circa dei consumi energetici nazionali. La notizia arriva dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale), che ha recentemente presentato i risultati di un progetto europeo. La legna di provenienza forestale rappresenta una quota significativa del totale della bioenergia derivante da tutte le forme di biomassa tra cui legna prelevata dai boschi, residui delle potature di frutteti e colture erbacee, residui dell’industria del legno e dell’agro-industria. L’insieme della bioenergia in Italia già oggi contribuisce per 5,2 milioni di tonnellate di petrolio equivalenti al consumo interno lordo, una quantità che corrisponde a poco meno del 3% del fabbisogno totale.

Lo studio Ispra suggerisce di perseguire lo svi­luppo di filiere corte, integrate e su piccola scala, per la produzione e l’impiego di biomasse, così da avere ricadute migliori sul piano della sostenibilità economica, ecologica e sul controllo sociale delle fonti ener­getiche, favorendo una riduzione dei costi ambientali legati al trasporto del combustibile biomassa legnosa, come dimostra il caso del pellet. In realtà le statistiche ufficiali ne sottostimano il contributo reale, perché ci sono molte tipologie di utiliz­zo: dai consumi di legna da ardere nelle abitazioni agli impieghi di residui di lavorazione del legno nei processi industriali che sono di difficile rilevazione statistica. Quel che è certo, però, è che le foreste potreb­bero giocare un ruolo da protagonista.

La superficie dello Stivale occupata dai boschi ha infatti superato i 10,5 milioni di ettari. Dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi, le foreste sono pressoché raddop­piate. Ormai oltre un terzo (34,7%) della superficie nazionale è coperta da boschi. Una percentuale paragonabile a quelle di altri Paesi del centro e nord Europa. Ciò si deve, soprattutto, alla naturale espan­sione degli alberi in zone di collina e montagna, prima coltivate o adibite ai pascoli.

I boschi, sempre di più, rappresentano per il nostro Paese un’importante occasione di crescita e sviluppo imprenditoriale sostenibile, costituendo la base di un sistema economico che nella produzione di beni eco-compatibili e servizi ecosistemici può trovare ampie opportunità di crescita e innovazione. La materia forestale rimane un tema d’interesse strategico trasversale alle politiche economiche, ambienta­li, sociali e culturali anche se si rileva una crescente sovrapposizione di competenze e ruoli a livello nazionale, regionale e locale con incertezze, contenziosi e appesantimento negli iter burocratici spesso a svantaggio degli operatori del settore e della efficacia delle scelte da adottare. Da questo incommensurabile patrimonio di energie ancora poco utilizzate nella loro completezza potrem­mo trarre in futuro il giusto contributo ad uno sviluppo più sostenibile e ad una migliore qualità della vita.

Ecco perché dobbiamo proteggere i nostri boschi come un bene prezioso.



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