Frane e alluvioni, è tempo di riappropriarci del nostro territorio

Stefano  Cazora
di Stefano  Cazora  - Giornalista

Una decina di morti e 900 milioni di euro di danni. è questo il drammatico bilancio causato da frane e alluvioni negli ultimi due mesi. Dal terribile alluvione di Firenze del 1966 ad oggi si contano quasi  18.000 frane e 3.650 alluvioni con 4.173 morti per  complessivi 168 miliardi spesi per danni e risarcimenti.  Circa 3,5 miliardi l’anno. Secondo il Consiglio Nazionale dei Geologi dalla fine del 2013 alla primavera di quest’anno sono state ben 20 le richieste di stato di emergenza avanzate dalle Regioni e ci sarebbero ben 500 mila frane attive.

“Basta parlare di fatalità – ha detto Erasmo De Angelis, capo di Italiasicura, la struttura di missione contro il dissesto idrogeologico della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Basta con l’accorgersi dei rischi solo dopo l’emergenza…Bisogna compiere un salto innanzitutto culturale che l’Italia non ha mai provato a fare.. Da oggi ognuno si assume responsabilità precise, a tutti i livelli della pubblica amministrazione, nessuno escluso e questa presa di coscienza del rischio riguarda anche i cittadini, sentinelle dei propri territori”.

Secondo uno studio realizzato dal Corpo forestale dello Stato su dati rilevati da Eurispes sono 6.631 i comuni situati in aree ad elevato rischio idrogeologico, circa il 10 per cento della superficie territoriale italiana. E ben 5 milioni e 800 mila persone sono esposte attualmente a questo rischio. Le cause,  soprattutto nei piccoli comuni, sono da ricercarsi principalmente nell’abbandono del territorio avvenuto soprattutto nelle aree rurali e montane. Lo spopolamento soprattutto nelle aree interne ha determinato una riduzione dell’attività di ordinaria manutenzione.

Bisogna fare presto. Non si può più attendere.

Ora si prevede un piano speciale di 9 miliardi di euro per circa 7.000 cantieri tra il 2015 e il 2021 che partirà subito grazie ai 2 miliardi recuperati da fondi finora non spesi con i quali si potranno aprire 654 nuovi cantieri entro la fine dell’anno per un totale di 807 milioni, mentre altri 659 milioni arriveranno nei primi mesi dell’anno prossimo, per un valore complessivo di un miliardo e 96 milioni. Opere che si aggiungono ai 1.732 cantieri attualmente aperti per un valore di un miliardo e 617 milioni.

Ma prima e oltre tutto ciò occorre una cosciente riappropriazione da parte dei singoli e delle comunità del senso del territorio in relazione alla propria vita e alle attività produttive. Uomo e ambiente non possono essere entità distinte. La perdita di un reale modello di convivenza e di sviluppo legato al proprio contesto territoriale, favorito dalla smaterializzazione del web, ci induce a vedere il territorio e il paesaggio come qualcosa di altro, semmai di statico e immutabile con il quale non c’è apparentemente nessuna necessità di entrare in relazione. Valutazione quanto più errata. Il territorio si modifica e viene modificato dall’azione costante delle forze naturali e dell’uomo. Benché silenziosa la terra sa dare messaggi importanti circa la sua evoluzione, ma spesso ci dimentichiamo di ascoltarli e soprattutto che è su questa instabile crosta che siamo aggrappati. Preferiamo sentirci protetti dalle immense case di cemento e ferro e alienarci tutto ciò che ci circonda.



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