Inceneritori, discariche smart e raccolta differenziata: a che punto siamo

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Vania Statzu
di Vania Statzu  - Economista ambientale

Spesso si sente parlare della città di Vienna come un esempio virtuoso nella gestione dei rifiuti. A Vienna vivono 1.800.000 abitanti che, mediamente, producono un chilo e mezzo di rifiuti al giorno a testa.

La municipalità gestisce in proprio tutto il ciclo della produzione dei rifiuti che prevede un impianto di compostaggio che utilizza la frazione umida della raccolta differenziata e del verde pubblico per la produzione di biogas, una discarica per lo stoccaggio degli inerti, e appositi impianti per la lavorazione in loco degli scarti di depurazione. A questi, si aggiungono tre impianti di termovalorizzazione: si tratta di impianti modernissimi, ben accettati dalla popolazione e dalla coalizione di Verdi e Socialisti che guida la città. I tre impianti sono dotati di sistemi di filtraggio di ultima generazione per il controllo e la minimizzazione delle emissioni e fin dalle fasi di progettazione si coinvolgono costantemente popolazione e associazioni ambientaliste: ogni sei anni si apre un confronto pubblico sulle migliori opzioni per il trattamento dei rifiuti e successivamente il Consiglio comunale decide quale adottare. Tutto perfetto? Non proprio. Per far funzionare tre termovalorizzatori, la raccolta differenziata – sebbene in costante crescita – è ferma al 40% e si basa soprattutto sulla raccolta di vetro, carta, plastica e alluminio: tutto il resto viene bruciato.

È recente la notizia che il contestatissimo termovalorizzatore di Parma è in difficoltà per mancanza di combustibile in quanto la città, arrivata al 72% di raccolta differenziata (contro un obiettivo comunitario fissato al 65%), non produce a sufficienza e, così pure la provincia, ragion per la quale sarà necessario importare rifiuti da termovalorizzare dalle province vicine. Ma presto probabilmente questo non basterà poiché la Regione Emilia Romagna ha promosso un nuovo piano, basato sull'economia circolare, che punta all'azzeramento delle discariche, al progressivo spegnimento degli inceneritori e a portare il riciclo di carta, legno, vetro, plastica, metalli e organico al 70%.

Nonostante le criticità, la raccolta differenziata dei rifiuti continua a crescere e l'ottica del "Zero Waste" si sta diffondendo in tutta Italia, con grossi benefici per l'ambiente, la salute e le tasche dei contribuenti e dei cittadini.

Come spiega l'inchiesta "Rifiuti d'Italia" promossa da Wired Italia e Cittadini Reattivi: "Sono 155 le discariche di rifiuti urbani e speciali fuori legge in cui si sono smaltiti rifiuti indifferenziati tal quali, causando emissioni di liquami, gas nocivi e percolato. Solo 30 sono a norma in tutta Italia, secondo i dati di Ispra. E secondo le stime del Ministero dell'Ambiente ci vorrebbero almeno 290 milioni di euro per la bonifica e messa in sicurezza. Per tutto ciò, tra il 2015 e il 2016, si è pagato oltre 110 milioni di euro, circa 300 mila euro al giorno", a cui si aggiungono i 120mila euro al giorno di infrazione comunitaria. A ciò si aggiungono i 28 termovalorizzatori su 40 che hanno avuto problemi di emissioni fuori norma, inchieste della magistratura e mancate autorizzazioni degli enti di controllo; ed è d'obbligo ricordare che la produzione di energia attraverso i rifiuti ha ricevuto contributi statali pari a 224 milioni di euro, secondo i dati 2015 del GSE. E per questo vi è un costante aumento dei rifiuti inviati alla termovalorizzazione, passati da 3,8 milioni di tonnellate nel 2005 a 5,1 milioni di tonnellate nel 2015. 

 

Per saperne di più:

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Zero Waste Italy Website Facebook Twitter

 



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