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Diana: "Non ho mai baciato nessun altro in vita mia. Io e Claudio, gli ultimi romantici"

TiscaliNews

“Claudio ed io ci siamo conosciuti quando io avevo 16 anni e lui 18. È stato il mio primo fidanzato, l’unico uomo che ho baciato nella mia vita. Sì, lo so, sembra strano. E in effetti qualche cara amica mi dà della pazza e mi dice che non posso morire avendo baciato solo lui... Galeotta della nostra storia è stata Angela, un’amica che avevamo in comune, senza saperlo, con la quale aveva stretto un accordo: lei gli avrebbe presentato una a una le 32 compagne di classe, tra le quali c’ero io. Una mattina ci siamo incontrati casualmente e Angela ha detto a Claudio: “Ah, mi ero proprio dimenticata di Diana”. Lui dice che lì è rimasto fulminato anche se io devo ammettere di non ricordare proprio quell’incontro.

Successivamente un loro amico comune ebbe un grave incidente e Angela mi chiese di accompagnarla in ospedale per andare a fargli visita. Io andai e lì incontrammo Claudio. Questo incontro invece lo ricordo. Seguirono 20 giorni di corteggiamento, passeggiate, letture. Ci siamo fidanzati senza sapere che da lì avrebbe avuto inizio un cammino che ci ha portato fin qui e che abbiamo percorso non solo nella vita privata, ma anche in quella professionale. Appassionati di musica, Claudio suonava la batteria e io il pianoforte, strumento nel quale mi sono poi diplomata, improvvisavamo improbabili brani pianoforte e batteria, ignari del fatto che la musica sarebbe stata nostra compagna di vita.

L’occasione arrivò quando un amico mi propose una tournée come tastierista e corista, in un gruppo che avrebbe accompagnato per 40 date il cantante Pupo. Claudio, sfoderando la sua natura di siculo geloso, mi fece capire che era piuttosto contrariato all’idea che andassi da sola e allora lo portammo con noi in qualità di percussionista. Un’esperienza quella che ci ha fatto capire che cosa avremmo voluto fare nella nostra vita. Firmando una serie di cambiali, abbiamo acquistato la mia prima tastiera e, alla fine della stagione, il primo impianto audio per poter iniziare la nostra attività come “musicisti di pianobar”. Mai una volta ci ha sfiorato l’idea che avremmo potuto fare altro. Mai la tentazione del posto fisso, benché avrei potuto tranquillamente aspirare all’insegnamento scolastico. Entrambi volevamo vivere di musica e volevamo farlo insieme.

Noi due, pazzi visionari

La cosa che ci ha sicuramente uniti è il fatto che siamo entrambi grandissimi sognatori e crediamo che con l’impegno, il sacrificio, la tenacia, la caparbietà si possa riuscire a fare tutto. Io dico sempre: “Sognare in grande, poi svegliarsi e mettersi all’opera”! Così, poco dopo i nostri inizi, l’obiettivo fu subito quello di calcare grandi palcoscenici, compreso il “Maurizio Costanzo Show”. Con una serie di ricerche e indagini, arrivammo a un contatto vicino alla redazione. Ma quel redattore ci ammonì: “Guardate, non c’è nessuna possibilità che voi saliate su quel palco. Fareste meglio a rassegnarvi”. Cosa che, ovviamente non abbiamo fatto. Anzi siamo andati un paio di volte tra il pubblico, perché noi il sogno dobbiamo visualizzarlo e desiderarlo guardandolo e, dopo qualche anno, è accaduto: siamo stati quattro volte ospiti del dottor Costanzo in televisione ed un paio di volte in Radio.

Stessa tenacia e perseveranza abbiamo avuto quando si è trattato di pensare alla casa che avremmo voluto avere. Come ormai avrete capito, noi sogniamo in grande e dunque da subito, senza avere il becco di un quattrino, mica andavamo a vedere appartamenti piccoli, che neanche potevamo permetterci… No, noi vedevamo ville da 300 milioni e portavamo anche con noi familiari ignari della nostra condizione economica. Insomma due pazzi visionari.

Ma anche guardare in faccia questo sogno è stata la strada giusta: la nostra casa, la casa dei nostri sogni, ce la siamo costruita davvero con tutto l’amore, la fatica e il sudore possibili. Una volta un amico ci ha detto: “Se rompiamo un mattone di casa vostra, ne esce il vostro sangue”. Una costruzione diroccata da sistemare e tanta, tanta, tantissima buona volontà: questo ciò che avevamo a disposizione. Quello che potevamo permetterci era un muratore, il nostro angelo factotum, mastro Vincenzo. Così, armati di voglia di imparare e di voglia di fare, siamo diventati i suoi collaboratori. Lui ci diceva: “Diana prepara un impasto di cemento, fai un’impastratrice, gratta quei mattoni, inizia a preparare la fuga per le mattonelle e tu, Claudio, vammi a comprare 10 sacchi di cemento, colla per piastrelle, puntine...”. Tutto questo il sabato, quando il nostro capo era libero, ma noi, ovviamente poi andavamo a suonare. Dopo aver lavorato dalle sei di mattina al suo fianco, capitava che, a volte ci cambiavamo prima che lui andasse via, per andare al lavoro e lui ci vedeva eleganti e ci diceva: “Non ci posso credere, un’ora fa eravate affianco a me, tutti sporchi di cemento e ora siete elegantissimi e pronti per il palco” Solo le mani tradivano la fatica, con le loro ruvidità e screpolature. Ma che bello vedere i lavori che proseguivano, realizzare tutto da soli e dimenticarsi delle ore di fatica, del poco sonno, di quella volta che, arrivati a 100 metri da casa, Claudio disse: “Diana non riesco a fare neanche questi 100 metri, dormiamo un po' in macchina”. E così facemmo. Questo spirito di sacrificio ci ha aiutato tantissimo, ci siamo sorretti a vicenda, incoraggiati e abbiamo avuto la fortuna di non abbatterci mai contemporaneamente: se uno cedeva, l’altro era pronto a supportarlo e viceversa.

Cantiamo le serenate agli innamorati

Se dovessi definire con una parola la nostra vita, direi “sogno”. Anzi, sogni, tanti sogni, molti dei quali realizzati: suonare con musicisti dei quali eravamo grandissimi fans, come la band di Pino Daniele; avere articoli sulle più importanti testate giornalistiche, ritrovarsi ospiti nelle trasmissioni che guardavamo da casa condotte da giornalisti che stimavamo.

A distanza di 30 anni e più dai nostri inizi, posso anche aggiungere, con un pizzico di orgoglio, sperando di non sembrare presuntuosa, che tutto ciò che abbiamo fatto è stato frutto della nostra tenacia, del nostro volerci credere sempre, senza agenzie, né impresari, né amici particolari che ci hanno dato aiutini. Men che meno, aiuti politici. Noi ci abbiamo sempre messo una dose spropositata di cuore. Niente di ciò che abbiamo fatto è stato dettato da un tornaconto, ma sempre dal desiderio enorme di volerlo fare, per il piacere di farlo, con la gioia di farlo.

A proposito di amore e di gioia di fare, un momento importantissimo è stato sicuramente la scoperta della “Posteggia napoletana”. Un’antichissima e meravigliosa arte, attraverso la quale si “posteggia” in un posto e si dedicano brani del repertorio classico napoletano. Un repertorio che ci ha aperto porte inimmaginabili e che ci ha portato in luoghi che mai avremmo pensato di visitare. Abbiamo scoperto quanto amore raccolgono questi brani, ricchi di storia e di tradizione. Una volta il dottor Costanzo ci disse: “Vorrei essere un mercenario, per avervi a casa mia e ogni tanto dirvi: suonatemi questo brano”. E le serenate, un mondo di romanticismo che ancora ci coinvolge e appassiona. La serenata classica è quella che si dedica il giorno prima del matrimonio sotto il balcone dell’amata, rigorosamente in acustico, senza amplificazione, con chitarra, mandolino e voce. Si arriva sul posto, si inizia a cantare e dopo un po' lei si affaccia e noi ci emozioniamo dell’emozione degli innamorati. Ma c’è chi organizza serenate “alternative”: ci è capitato di dedicarne una a una ragazza irlandese, in pieno luglio, sulla scalinata di Piazza di Spagna. Potete immaginare quanta gente c’era. Abbiamo avuto due difficoltà: individuare la coppia e riuscire ad andare via, poiché i turisti ci hanno sommerso di richieste. C’è stata poi una serenata particolarissima in cui lui è arrivato in sella a un cavallo bianco o ancora un’altra, dolcissima, in riva al mare.Il giornalista Luigi Coppola ci ha dedicato un libro intitolato “Gli ultimi romantici”. Ma io, se anche adesso dovessi visualizzare un sogno, direi che di romantici vicino a me e a Claudio ne vedo tanti altri.