Addio a Carla Fendi, l’ultima erede della grande bellezza. Un cincillà il segreto del successo

Quando l'amore muore, muori lentamente anche tu. Questa è la storia del suo exploit e di una famiglia che ha fatto la storia della moda

di Monica Setta

La prima volta che Candido Speroni l'aveva vista, raccontano le leggende, era stato al mare. Lei era bella, bellissima, si era fermata ad una fontanella con un'amica dopo una passeggiata in spiaggia sfilando il piede destro dal sandalo, la gonna bianca sollevata nell'avvitamento della gamba a cercare il getto d'acqua sul polpaccio tornito, perfetto. La verità potrebbe - anzi sicuramente - non è questa. Ma fra Carla Fendi, signora della moda o del teatro ed il marito Candido, scomparso nel 2013 dopo una breve, folgorante malattia era stato amore grande, devoto, infinito.

La malattia

Lei s'incarnò subito nel vissuto di lui come la promessa dell'essenziale, l'illusione della madre eterna tutta dolcezza, purissima sapienza di natura. L'altra sera, rientrata a casa dopo un soggiorno nella lussuosa clinica romana Quisisana, sembrava stare bene. Barbara Palombelli, sua cara amica, l'aveva vista poche settimane prima a casa sua, le era sembrata quasi in forma, non aveva una specifica malattia, solo una serie di dannose complicanze polmonari. 

L'amicizia con la Palombelli

"Mi sono resa conto che qualcosa non andava quando non l'ho vista al funerale di Laura Biagiotti" dice la giornalista, moglie di Francesco Rutelli dunque ex first lady di una Roma a cui Carla Fendi, nella sua assoluta generosità aveva dato tanto. Anche nei giorni caldi e furiosi di giugno - le gambe a compasso sulle due terre del mondo, il "qui ed ora" o l'aldilà che non temeva- Carla lavorava ad uno spettacolo sulla Genesi & Apocalisse, un'installazione di Peter Greenaway con Sandro Chia per la regia di Quirino Visconti che debutterà il 2 luglio al Festival di Spoleto (la fendi era presidente onorario).

 

La sua fondazione

Nelle soste continue che il corpo debilitato le imponeva riacquistava le forze, graffiando occhiate rapaci al bello ed all'arte, per dedicarsi nei momenti buoni a tempo praticamente ininterrotto alla Fondazione che portava il suo nome. Era la quarta fra le cinque sorelle che nel 1960, dopo la morte del padre, presero il controllo della maison di moda, era quella che aveva gli occhi pronti a schizzare in alto nel tentativo di conquistare terrazze pergolate appese all'orizzonte. Per tutti, nonostante l'implacabile scorrere del tempo, lei rimaneva l'ultima inquadratura possibile sulla grande bellezza, un primo piano di armonia, un fondale celeste, un lampo infuocato di talento che, scivolando su quel sorriso abbagliante, diventava bollente, unico, irresistibile. 

In principio furono le pellicce

Avevano cominciato con una pelletteria, poi le pellicce, il manicotto, le sciarpe. Finché il padre fu in vita tutto sembrava volgere al meglio. "Il nostro cognome è breve, musicale, dolce. Diventerà famoso in tutte le lingue del mondo" disse. Ma nessuna delle 5 ragazze - Anna, Paola, Franca, Carla, Alda- sapeva disegnare. Quando iniziarono nel 1965, già sole, si affidarono agli stilisti. Ne provarono tanti, alcuni esibivano una bellezza troppo grave, altri mostravano un'arte svaporata, nessuno riusciva a scuotere le corde del cuore come due schiaffi su un fascio di nervi, esaltando quel nucleo originario che le sorelle sapevano d'avere (lo custodivano come un tesoretto).

Le sorelle della borghesia romana

Fu Franco Savorelli di Lauriano a portarle da Karl Lagerfeld. Come atto primo condussero al suo cospetto un cincillà color albicocca che fece l'effetto sul Maestro di un lume scagliato con veemenza per terra, giù le cornici argentate, i candelabri, le poltrone, i tavolini di cristallo, la porcellana del Settecento. La borghesia romana delle sorelle Fendi va in frantumi, Lagerfeld rimane muto per quei lunghissimi secondi che servono a rotolare in un abisso di delusione. La bocca di Carla, la più lungimirante, si piega, ruota, sguscia attorcigliandosi in una risata divertita che precede il grido liberatorio. Sì, quella pelliccia è scioccante ma piace, eccome. Da quel preciso momento Carla & le sue sorelle entrano con passo danzante eppure trionfante nell'Olimpo della moda mondiale: è tutto uno sfavillio di colori, preziosità, abbracci, respiri ed immensa gioia.

La crisi

Negli anni 70 le pellicce vanno in crisi (è il '68 in tutto il mondo, la contestazione, i figli dei fiori, le battaglie femministe o proto ecologiste) sugli zibellini finiscono pomodori che imbrattano come scosse violente con un disgusto elettrico che le sorelle tentano di comprendere. Valerio Cappelli ricorda sul Corriere della sera di stamattina, in un bellissimo pezzo, che Catherine Deneuve paragonava il fruscio delle pellicce al lindore delle lenzuola di lino confidando di non poter fare a meno di nessuno dei due effetti.

Il cinema

Le sorelle, tuttavia, di adeguano alla storia virando sul cinema o sul teatro. Visconti, Fellini, Bolognini o Zeffirelli, rapporti di amicizia, stima, riconoscenza. Riconoscenza ed amore, diceva Carla Fendi, sono come fratello e sorella. In una vita devono accadere fatti puri, quando succede - raramente- tutto deve restare così. Io l'ho conosciuta tardi alla fine degli anni 90 quando la maison era già in ascesa con la baguette, incontrai Carla in una notte romana in cui splendeva una luna piena iniettata d'arancio. Lavoravo in un femminile, l'allegato del Corriere della sera, ma avevo già iniziato, da piccola oscura fan, una collezione di borse con la mitica F che oggi riposa nei cassetti della mia immensa cabina-armadio. Glielo dissi così per attaccare bottone, non sortì effetto alcuno. Fu gentile ma gelida, le sue giornaliste amiche erano altre, quelle che seguivano la moda, che lei conosceva o frequentava senza sosta.

Una grande lavoratrice

Era una donna concreta, Carla, il tempo straziava ogni giorno la sua vita di imprenditrice, gli svaghi non erano molti, i giorni stingevano l'esistenza tirandola in un nodo di corda fatto soprattutto di doveri, disciplina, obiettivi. Lo scirocco spalmava caldo vischioso su Roma un'altra sera che si festeggiava la vendita al colosso Louis Vuitton Moet et Chandon che faceva capo al plurimiliardario Bernard Arnault detto Bea. Alla conferenza stampa, camerieri leggiadri servivano piatti leggeri di mare o flute di champagne, le sue sorelle chiacchieravano, lei no.

La vendita

Carla scrutava lo spazio di vetro dell'allestimento color perla cercando gli occhi del marito Candido. Le dispiaceva vendere, lo avevo intuito, ma non lo avrebbe confessato neppure sotto tortura. Mai farsi prendere dal pensiero che in quel momento ti sembra urgente, se abbocchi, dietro trovi un altro problema. La nostra vita, sospira a Candido, è piena di doppi pensieri. Il primo è una trappola, dissi, il secondo, invece, uccide. Bisogna pensare che niente ci può essere davvero tolto. Infatti, il tempo dimostrò ampiamente che il passaggio alla LVMH fu una fortuna semplice ed integrale. La bellezza delle Fendi rimase viva immersa nel "corpo" di un colosso che ne tradusse l'estro in tutto il pianeta.

La morte del marito

Tutto brillava fino a 4 anni fa, la quiete festosa di quegli sguardi innamorati fra Carla & Candido scandivano, come un metronomo, il ritmo della grazia o della pace. Quando Speroni mori non ci furono più giorni futuri fra i passi perduti di lei, a parte la musica, il cinema, il teatro, la famiglia o gli amici. La rividi per caso, mesi fa, ad un evento. I capelli corti di grano integrale, scuro, una donna che ti offre la mano con la mente "altrove", una stella a mo’ di rosario sgranato fra chicchi infiniti, un sorriso pacato già pronto all'addio. Quando l'amore muore, muori lentamente anche tu che dell'amore grande sei stato amante, amato, vivo o perduto. Buon viaggio Carla, corri Candido ti sta aspettando.