Giorgio Armani va in pensione: mistero su chi guiderà l’azienda da 3mila negozi e 9mila dipendenti

“Chi è lo saprete al momento opportuno”, afferma lo stilista in un’intervista al Financial Times

Giorgio Armani (Ansa)
Redazione Tiscali

Qual è l’età giusta per andare in pensione? Per Giorgio Armani 83 anni, tanti ne compirà il prossimo 11 luglio e per l’occasione l’ambasciatore della moda italiana ha confessato a “How to Spend it”, il settimanale sul life style del Financial Times, che tutto è pronto per la sua successione. Di più però non ha voluto svelare precisando che tutto è sotto controllo e ciò che succederà sarà reso noto nel momento opportuno.

Mistero sul nome del successore

Per il momento l’azienda è lui: «Credo alle persone intorno a me – afferma durante l’intervista - ma sono l’unico a prendere le decisioni finali». E in una casa di moda in cui l’identificazione tra azienda/brand/fondatore è così totale l’argomento successione non può che essere delicato. Re Giorgio lo sa ed è per questo che intende gestire il passaggio di consegne nel migliore dei modi. Ci si prepara da anni ma non accetta di parlarne. In preparazione del passaggio di consegne, Armani ha creato una fondazione guidata da un consiglio di amministrazione composto dallo stesso Armani, da Pantaleo Dell’Orco, manager da sempre vicino allo stilista, e da Irving Bellotti, banker di Rothschild. E ha affidato alla fondazione il compito di mantenere il gruppo che lui ha fondato nel 1975 insieme a Sergio Galeotti, il socio scomparso nel 1985.

La storia

Il gruppo Armani è nato 42 anni fa e oggi ha quasi 3mila negozi e 9mila dipendenti. Il magazine americano Forbes ha valutato il patrimonio personale di Armani in 8,3 miliardi di dollari (7,3 miliardi di euro ai cambi attuali) e “How to spend it” ha ripercorso le tappe della carriera dello stilista ricordando il lancio di Emporio Armani  - la linea giovani - nel 1981, dei profumi nel 1984, dell’alta moda nel 2005 , degli alberghi nel 2011. Ma anche l’arredamento di Armani Casa. Al magazine lo stilista preannuncia una crescita dei club Armani/Privé.

Tante case ma nessuna vissuta abbastanza

Il Financial Times ricorda pure le molte proprietà dello stilista, la casa e gli uffici di via Borgonuovo a Milano, il teatro disegnato da Tadao Ando nell’ex fabbrica Nestlé a Milano, le case di Pantelleria, Antigua, Broni o St Moritz. Tutte troppo poco godute. Perché se Re Giorgio ha un rimpianto è quello di avere sacrificato gli affetti al lavoro. Ora è tempo di invertire la rotta.