Biotech: Assobiotec, ritardi e vecchie logiche frenano innovazione Paese

Biotech: Assobiotec, ritardi e vecchie logiche frenano innovazione Paese
di Adnkronos

Roma, 16 mag. (AdnKronos Salute) - "Lo sviluppo dell’innovazione biotech in Italia rischia di essere frenato da ritardi strutturali e culturali che compromettono la competitività del nostro Paese: solo un abbandono delle vecchie logiche potrà consentirci di accogliere e cavalcare il cambiamento in atto". E' la denuncia-appello di Assobiotec - l’Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie che fa parte di Federchimica - in occasione dei lavori dell’Assemblea nazionale 2018, questa mattina a Roma, dove rappresentanti del mondo della ricerca, delle istituzioni e delle imprese hanno dato vita a un dibattito sulle più recenti novità nel settore, confrontandosi e avanzando proposte su possibili nuovi modelli di sostenibilità e di supporto all’innovazione. "I Paesi che crescono sono quelli che hanno investito in innovazione, e l'hanno fatto per un periodo di tempo duraturo, perché l'innovazione non ha una trasformazione immediata all'interno della crescita del Pil", spiega all'AdnKronos Salute Luca Benatti, componente del Comitato di presidenza Assobiotec. "Se vogliamo crescere come Paese - ammonisce - dobbiamo investire in innovazione. Quella che stiamo vivendo oggi, grazie alle più moderne innovazioni biotecnologiche, è una vera e propria rivoluzione che - sottolinea - apre scenari ancora inesplorati in settori chiave come salute, alimentazione, ambiente e ci avvicina sempre più al raggiungimento di traguardi fino a qualche tempo fa totalmente inimmaginabili". Una evidente evoluzione tecnologica che per Benatti porta con sé "la necessità e l’urgenza di progettare nuovi modelli di sostegno alla ricerca innovativa mettendo insieme istituzioni e imprese, pubblico e privato per far correre l’Italia all’interno e non ai margini di questo cambiamento globale". Un cambiamento che corre veloce grazie a tecnologie trasversali e in continua evoluzione che hanno determinato straordinari traguardi: nel settore della salute, ed esempio, il biotech sta rendendo disponibili terapie in grado di restituire la vista, trattamenti capaci di garantire una nuova prospettiva di vita ai bambini bolla (con deficit dell' enzima adenosina deaminasi, causa di estrema suscettibilità a tutti i tipi di infezioni) e ai bambini farfalla (affetti da epidermolisi bollosa, causa di estrema fragilità cutanea), cure che permettono di intervenire sul miglioramento del risultato del trapianto di midollo osseo in pazienti affetti da leucemie, linfomi e mielomi di grado severo. Senza dimenticare tutto il nuovo filone degli approcci immunoterapici nella lotta ai tumori. Non solo: importanti progressi - fanno notare gli esperti - si contano anche nel settore agro-alimentare, grazie all’applicazione della genomica per la caratterizzazione degli alimenti che garantisce le caratteristiche e la sicurezza per il consumatore nei confronti delle contaminazioni; oppure le opportunità offerte dalle "forbici molecolari" del Crispr-cas9, la tecnica di editing genetico con la quale è possibile tagliare con estrema precisione sequenze di Dna e che, applicata al mondo vegetale, permette di preservare e rendere più resistenti le varietà esistenti, conservandone al contempo la biodiversità. Le moderne biotecnologie aprono poi nuove prospettive anche nel settore industriale e del risanamento ambientale, permettendo al nostro Paese di recuperare una capacità di orientamento del sistema produttivo verso assetti compatibili con l’evoluzione degli scenari competitivi internazionali, già fortemente influenzati dalla ricerca di fonti primarie alternative al petrolio, di prodotti più eco-compatibili e da processi selettivi con minore o nullo impatto ambientale. "E' urgente - aggiunge Benatti - che il Paese affronti e discuta nuovi modelli adeguati al nuovo paradigma di sviluppo delle ultime frontiere dell’innovazione attraverso una strategia ed una governance dell’innovazione e della ricerca chiare, certe e centralizzate; una visione ed una prospettiva temporale che superino largamente la durata di una legislatura; un investimento strutturale nel trasferimento tecnologico, supportato dalla creazione di una cultura imprenditoriale forte, a partire dall’Università, così come la creazione di un cosiddetto 'one stop shop' a disposizione degli investitori". Per raggiungere questi obiettivi, Benatti osserva come "bisogna avere una regia centralizzata che creda nell'innovazione, e che non si disperda nei rivoli delle decisioni dei singoli ministeri. Deve essere una decisione unica che deve andare in parte in linea con quanto già il Governo precedente ha fatto (creando misure come il credito d'imposta, come il Patent Box, misure di incentivo all'innovazione). Dobbiamo proseguire attraverso questa linea, ma dare anche uno spunto decisivo nella scelta strategica per la creazione di un ecosistema unico per l'innovazione nel nostro Paese". "Solo così - continua - sarà possibile competere con i nostri reali concorrenti, che non possono e non devono essere gli Stati Uniti o la Cina, ma almeno i principali Paesi europei, che oggi attirano più capitale e più impresa rispetto all’Italia. Dobbiamo imparare a guardare da una prospettiva nuova il cambiamento in atto e avere il coraggio, anche compiendo scelte in discontinuità rispetto al passato, di cavalcare la rivoluzione biotech che stiamo vivendo per il bene del settore, ma - conclude - soprattutto dell’intero Paese".