Quando l'alimentazione è artificiale

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

Malati oncologici, persone sottoposte a interventi chirurgici importanti, con malattie acute o croniche gravi, come insufficienza respiratoria, epatica o renale, con patologie neurologiche, come demenza, Morbo di Parkinson, SLA, in stato di coma, anziani molto defedati, grandi ustionati: sono tutti pazienti fragili, malnutriti o più a rischio di malnutrizione, sui quali si deve intervenire con la nutrizione artificiale, cioè con miscele di alimenti già pronti preparate dall'industria o realizzate in camere assolutamente sterili.

Secondo dati recenti, negli ospedali e nelle Residenze Sanitarie Assistenziali un paziente su tre è malnutrito o a rischio di malnutrizione e almeno due ricoverati su dieci vanno incontro a un peggioramento dello stato nutrizionale proprio durante il ricovero. Dal 20% al 50% di tutti i pazienti ricoverati in ospedale nei paesi dell'Unione Europea o negli Stati Uniti possono essere considerati malnutriti o a rischio nutrizionale. Malgrado l'alta frequenza, si tratta però di un problema spesso sottovalutato e mal gestito.

Le conseguenze di un cattivo stato nutrizionale? La malnutrizione per difetto, ma anche per eccesso ( le persone obese possono essere malnutrite) viene valutata considerando diversi fattori ( come peso, altezza, indice di massa corporea, eventuale perdita di peso negli ultimi sei mesi, alterazioni di alcuni valori ematici) e ha conseguenzecliniche ed economiche importanti: può allungare il tempo di ricovero in ospedale e il tasso di riospedalizzazione, può causare maggiori complicanze dopo l'intervento chirurgico e una maggiore frequenza di infezioni, portare a un ritardo della cicatrizzazione delle ferite, a un allungamento dei tempi di guarigione e alla riduzione delle difese immunitarie.

Con la Nutrizione Artificiale (NA), realizzabile anche a domicilio, è possibile invece soddisfare completamente i fabbisogni nutrizionali delle persone ammalate incapaci di alimentarsi in modo sufficiente per la via naturale. Si tratta insomma di una vera e propria terapia sostitutiva, perchè sostituisce la funzione alimentare spesso compromessa in alcune malattie, come quelle che impediscono la deglutizione (patologie neurologiche o tumori della bocca), o dopo interventi di asportazione dello stomaco e di grossi tratti dell'intestino, oppure nell'anoressia nervosa.

Quando l'apparato gastrointestinale ha ancora una buona funzionalità si interviene con la nutrizione enterale, più fisiologica e meno costosa: questa tecnica, generalmente preferibile, prevede il posizionamento di un sondino naso-gastrico o naso-digiunale, o una gastrostomia percutanea endoscopica ( conosciuta come PEG), ovvero un'entrata dall’esterno dell'addome allo stomaco, attraverso cui vengono infuse miscele nutrizionali (e liquidi) molto simili agli alimenti naturali, ma elaborati dall'industria.

Se l'apparato gastrointestinale non funziona più e non riesce ad assorbire alimenti neppure attraverso la PEG, si ricorre invece alla nutrizione artificiale parenterale, con sacche contenenti alimenti semplici e sterilizzati a base di glucosio, amminoacidi, vitamine, sali minerali e lipidi (che però possono anche essere assenti), somministrati attraverso una vena periferica (come la vena del braccio) o attraverso una grossa vena centrale. La parenterale può anche essere associata all'assunzione normale di cibi, per favorire un ritorno veloce alla normalità nutrizionale in alcuni pazienti, come quelli sottoposti a interventi chirurgici o a trattamenti intensivi. L'apporto di nutrienti va comunque sempre modulato in base alle condizioni dell'ammalato e alla presenza di malattie particolari che richiedono un controllo attento, come il diabete.

Ci sono dei rischi? Il sondino nasogastrico o nasodigiunale o una PEG richiedono il controllo continuo delle condizioni del malato e grande competenza da parte del medico e degli infermieri che se ne occupano: l'errore non è permesso e se attuata nel modo sbagliato, la nutrizione enterale può causare disturbi seri, come vomito, diarrea, aspirazione di liquidi nelle vie respiratorie. Anche l'alimentazione parenterale presenta rischi se non si osservano alcune regole: il catetere venoso centrale, cioè il tubicino impiegato per infondere i nutrienti e i liquidi, posizionato in una vena per lunghi periodi, anche due o tre mesi, può infettarsi, o possono insorgere problemi metabolici, come l'iperglicemia, anche in chi non è diabetico. 



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