Mammografia, è davvero utile eseguire il controllo periodicamente?

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

E' davvero utile eseguire periodicamente la mammografia? Sulla reale validità di una delle metodiche diagnostiche considerate un punto fermo nella prevenzione del carcinoma della mammella sono sorti negli anni passati alcuni dubbi. Nel lontano 2000 un grosso studio svedese, pubblicato sulla rivista scientifica Lancet, scatenava un putiferio negli Stati Uniti, affermando che la mammografia come test di screening per scoprire la malattia prima che si manifesti non è giustificata, in quanto non in grado di ridurne la mortalità. Malgrado ciò, l'American Cancer Society e il National Cancer Institute stabilivano la validità della metodica dopo i 40 anni per svelare un tumore in fase iniziale e aumentarne così la probabilità di guarigione.

Il dibattito sui pro e contro dello screening per il tumore al seno va avanti da tempo e secondo un altro studio canadese, appena pubblicato sulla rivista British Medical Journal, condotto su 90mila donne tra i 40 e i 59 anni, seguite per 25 anni, non ridurrebbe la mortalità per questa neoplasia, se confrontato con la palpazione, ma porterebbe a sovrastimare i casi, spingendo chi ne è colpito a sottoporsi a cure spesso non necessarie.

L'esame mammografico eseguito a tappeto sulla popolazione sana prevede una tempistica diversa a seconda dei paesi: in Italia l'esame gratuito (a carico del Sistema Sanitario Nazionale) è previsto ogni due anni dai 50 ai 69 anni, indipendentemente dalla storia personale e da eventuali fattori di rischio per questo tumore.

Ma cosa ne pensano oncologi e radiologi? "Concepito in modo così standardizzato e rigido, lo screening mammografico può avere dei limiti e non sempre risolve il problema della prevenzione, se non in quelle donne che non si sottoporrebbero altrimenti a nessun controllo".- afferma il radiologo Giuseppe Failla. responsabile del Servizio di Mammografia dell'Ospedale romano "San Pietro Fatebenefratelli"- "I programmi di screening non possono però non tener conto delle novità emerse negli ultimi anni nel campo della diagnostica senologica (nuove metodiche), della genetica e della biologia del tumore, dei trattamenti chirurgici e clinici, che ci consentono di immaginare uno screening "modulato", in cui la frequenza dei controlli mammografici. l'eventuale utilizzo delle altre metodiche (come ecografia e risonanza magnetica) e l'età di inizio della prevenzione stessa, non siano in relazione alla semplice età anagrafica, ma alle caratteristiche di ogni donna, ai suoi fattori di rischio e allo stile di vita. Bisogna quindi immaginare un approccio diagnostico a partire dai 40 anni basato sulla mammografia da eseguire ogni 12 -18 mesi, a seconda della storia anamnestica della donna, del tipo di seno e delle difficoltà diagnostiche che presenta. La mammografia è un esame sempre valido, oggi ancor più con i mammografi digitali e la tomosintesi, da associare all'indagine ecografica, soprattutto in caso di seno denso, in cui la componente fibro-ghiandolare è maggiore".

Uno screening più aggressivo e intensivo a partire da un'età più giovanile, anche prima dei 40 anni e con le metodiche opportune (eco e risonanza magnetica) dovrebbe essere riservato invece a donne ad alto rischio per storia familiare, in presenza dei geni BRCA1 e BRCA2, che predispongono anche al tumore dell'ovaio".

Negli ultimi anni le tecniche diagnostiche sono poi diventate sempre più precise e affidabili: "Se fino a pochi anni fa si scoprivano tumori di diametro non inferiore al centimetro, - aggiunge Failla- oggi si svelano noduli sempre più piccoli, anche di pochi millimetri, quando ancora manca un'evidenza clinica. Tanto che sono aumentate enormemente le diagnosi di carcinoma mammario cosiddetto "in situ", un tumore limitato e confinato, che permette un trattamento clinico-chirurgico sempre meno aggressivo.

E nelle donne più anziane? Anche dopo i 70 anni continuare a sottoporsi alla visita clinica ed eventualmente alla mammografia resta importante, ma può essere eseguita anche ogni due anni. In ogni caso prima di eseguire la mammografia è bene valutare ogni caso singolarmente e considerare l'eventuale presenza di altre malattie e l'aspettativa di vita.

"La prevenzione del tumore al seno – conclude l'esperto- è una corsa contro il tempo, e si può' vincere se si gioca di anticipo, utilizzando le armi a nostra disposizione nei tempi e modi opportuni. Lo slogan coniato dagli americani qualche decennio fa " fa male non fare la mammografia" davanti alla paura dell'esposizione ai raggi, risulta sempre valido e la mammografia è in molti casi un'esame salva vita".

 

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