Melanoma, ecco come prevenirlo e riconoscerlo precocemente

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

L'estate è alle porte e i media tornano a parlare di melanoma: è importante, se si pensa al legame ormai accertato con l'esposizione al sole senza precauzioni e alle maggiori possibilità di prevenzione e diagnosi precoce rispetto al passato. Di questo tumore cutaneo, tra i più aggressivi in assoluto, bisognerebbe in realtà rivolgere l'attenzione tutto l'anno, sia per la moda crescente dei lettini solari anche in inverno, sia per sensibilizzare l'opinione pubblica sul'importanza del controllo periodico dei nei dal dermatologo.

Negli ultimi 10 anni l'incidenza del melanoma è aumentata del 30% e ogni anno questo tumore colpisce nel mondo quasi 200 mila persone, 9 mila delle quali in Italia, con 1500 decessi l'anno. Se la diagnosi è precoce, il melanoma può però essere trattato con la chirurgia, mentre in caso contrario può diffondersi ad altre parti dell’organismo, come fegato, polmoni, ossa e cervello (melanoma metastatico), rendendo il trattamento molto difficile con le terapie convenzionali. In questo caso la sopravvivenza media è infatti inferiore ai 9 mesi, con una mortalità a 5 anni dell’85%.

Ma quali sono i consigli per prevenirlo? Innanzitutto è importante conoscere il proprio fototipo ed utilizzare creme solari adeguate alla propria pelle, soprattutto nei bambini e ragazzi sotto i 15 anni. Le persone con pelle chiara, sensibile ai raggi solari, tendente a scottature o con molti nei corrono un rischio maggiore di sviluppare il melanoma (anche se il tumore può nascere sulla pelle normale), specialmente se si espongono frequentemente ai raggi solari e/o UV. Al contrario, le persone con pelle scura hanno meno probabilità di ammalarsi. In ogni caso, è consigliabile ridurre al minimo l'esposizione ai raggi solari, in particolare nelle ore centrali della giornata (per evitare le scottature), utilizzare indumenti adeguati (cappelli, magliette, occhiali), sostare all’ombra, non esporre al sole i bambini fino al 6° mese ed evitare l’uso di lampade e lettini abbronzanti. Ma attenzione. Anche una storia familiare di melanoma aumenta il rischio e il 5–10% dei pazienti con diagnosi di questa neoplasia ha un parente che ha avuto la stessa malattia.

Quanto ai nei, è bene controllarli per verificare eventuali cambiamenti (nel 20-30% circa dei casi il melanoma può degenerare da un neo pre-esistente), e fare un controllo una volta l’anno dal dermatologo o comunque ogni volta che si nota una loro mutazione. L'“ABCDE” del melanoma” prevede il controllo delle cinque caratteristiche dei nei e le loro modificazioni (Asimmetria, Bordo, Colore, Diametro ed Evoluzione). La diagnosi non è però sempre facile, anche perché il melanoma colpisce non solo la cute, ma anche la mucosa orale o genitale (10% dei casi), oppure l'occhio (2-3%) e addirittura il letto dell'unghia. La diagnosi precisa è possibile solo asportando chirurgicamente la lesione sospetta e facendo l'esame istologico.

“Nella lotta a questa neoplasia ”- osserva la dottoressa Paola Queirolo, Presidente di IMI (Intergruppo Melanoma Italiano) - oncologia medica Ospedale San Martino di Genova – “oltre alla prevenzione, all’educazione a partire dalle nuove generazioni e alla diagnosi precoce, che aumenta l'efficacia della cura e permette una guarigione nel 95% dei casi, è fondamentale l’accesso a terapie innovative, come il vemurafemib. Si tratta di una terapia personalizzata, in grado di agire in modo specifico in tutti i pazienti con la mutazione del gene BRAF, alterato in circa il 50% dei casi di melanoma metastatico e implicato nell’aumento della crescita e della proliferazione cellulare, bloccando così la crescita delle cellule tumorali. Questo nuovo farmaco (somministrabile per bocca) ha dimostrato sui malati con melanoma metastatico e gene BRAF mutato di aumentare la sopravvivenza, che con la chemioterapia standard (dacarbazina) era in media di 6-9 mesi dalla diagnosi di metastasi. In particolare, in uno studio mondiale pubblicato sulla rivista scientifica “The Lancet Oncology”, condotto su 3200 pazienti con melanoma metastatico,  questa molecola ha determinato una sopravvivenza dopo un anno del 52%, e del 36% dopo 18 mesi. Grazie alla disponibilità di test diagnostici molecolari sempre più precisi, capaci di valutare la presenza della mutazione del gene BRAF, siamo quindi in grado di selezionare quei pazienti con melanoma metastatico da curare con questi farmaci specifici (inibitori del BRAF)”.

 

 

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