Diverticoli del colon, assolti bucce, semi e semini

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

La malattia diverticolare del colon è una delle patologie intestinali più frequenti: è la quinta malattia gastrointestinale per costi sanitari nei paesi occidentali, dove colpisce oltre il 25 per cento della popolazione e la sua prevalenza aumenta con l'età, che favorisce le alterazioni strutturali della parete del colon. Circa la metà delle persone dopo i 50 anni ne soffre e l'aumento diventa progressivo dai 60 anni in poi. La diverticolosi è caratterizzata dalla presenza di diverticoli, piccole sacche estroflesse, dovute alla erniazioni della parete, che si formano nel tratto intestinale, soprattutto nel colon sinistro.

Malgrado l'alta frequenza, la diverticolosi resta però asintomatica nell'80 per cento dei casi, tanto da essere scoperta spesso in occasione di un esame radiologico dell'apparato digerente, come il clisma opaco a doppio contrasto o una colonscopia eseguita per lo screening del cancro del colon retto o per dolori addominali continui. Solo nel 15-20 per cento compaiono i sintomi, in particolare dolori addominali, meteorismo, stipsi o diarrea, confusi per anni con la sindrome dell'intestino irritabile e spesso sottovalutati.

La diagnosi è invece importante: la malattia diverticolare può infatti complicarsi ed evolvere in diverticolite, cioè l'infiammazione dei diverticoli, che provoca forti dolori addominali, localizzati ai quadranti inferiori,febbre, aumento dei globuli bianchi, stipsi o diarrea, o più raramente (nel 3-5 per cento dei casi) in perforazione con eventuale peritonite, occlusione intestinale, emorragia. Le complicanze più gravi richiedono quasi sempre l'intervento chirurgico, soprattutto l'asportazione del tratto intestinale colpito.

Tra le cause della malattia diverticolare, c'è l'alimentazione sempre più raffinata e povera di fibre, tipica dei paesi occidentali, che favorisce la stipsi, responsabile dell'aumento della pressione nel colon. Ecco perchè l'adozione di una dieta ricca di fibre, favorendo il transito intestinale, può prevenire la formazione dei diverticoli. L'abolizione degli alimenti ricchi di scorie, semi e bucce (di cui abbondano frutta secca, noci, uva, kiwi, pomodori, melanzane, mais, fragole e altra frutta e verdura), suggerita dal sospetto che possano favorire la diverticolite, sarebbe quindi inutile, se non dannosa, tranne che nella forma complicata quando compare diverticolite.

Ad assolvere semi e semini era già stato nel 2008 uno studio pubblicato dall'autorevole rivista scientifica Jama (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18728264), ma a questa conclusione è giunta anche una recente Consensus Conference italiana sulla Malattia Diverticolare, pubblicata sull'United European Gastroenterology Journal nel 2014 (http://www.galliera.it/files/documenti/evidenza/linee-guida-ueg-2014) . Il primo studio, condotto su quasi 50 mila persone non ha dimostrato l'associazione tra introduzione di semi nella dieta e sviluppo di diverticolite, anzi al contrario ne ha rivelato l'effetto protettivo, mentre la Consensus Italiana stabilisce una volta per tutte l'approccio corretto per chi soffre di diverticolosi asintomatica, sintomatica e complicata.

In caso malattia diverticolare asintomatica, avvertono gli esperti, è consigliata una dieta ricca di acqua e di fibre (20-30 g di al giorno, secondo l'indicazione OMS), comprese noci e mais, con frutta, verdura e cereali integrali, in grado di garantire un'evacuazione quotidiana con feci morbide, mentre non è indicata alcuna terapia farmacologica.

Le fibre sono indicate anche nella diverticolosi sintomatica non complicata, ma sull'utilità del trattamento con cicli mensili (della durata di 6 giorni) di antibiotici scarsamente assorbibili (rifaximina), non c'è unanime accordo, perchè non ci sono sufficienti evidenze scientifiche. Altrettanto può dirsi per i probiotici (fermenti lattici) e gli antiinfiammatori intestinali, come la mesalazina, da usare solo in casi selezionati, mentre i farmaci antispastici o anticolinergici possono essere utili nei disturbi funzionali, in particolare il dolore. In generale dalla Consensus emerge solo l'utilità di una dieta ricca di fibre per prevenire la diverticolite, mentre non sembra utile l'uso di farmaci, ne l'abolizione dalla dieta di frutta secca o semini.

Diverso è il discorso in caso di diverticolite: durante la fase acuta è necessario, limitare le fibre, riducendo o abolendo frutta, verdura e cibi integrali ( te leggero, acqua e zucchero, centrifugati, brodi) per almeno 2-3 giorni, e dopo aver consultato il medico, somministrare antibiotici specifici e antispastici (non antidolorifici). Se i disturbi non passano le linee guida consigliano il ricovero in ospedale .

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