Dieta mediterranea, solo un ricordo?

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

I dati non sono incoraggianti: i consumi di molti prodotti preziosi della dieta mediterranea sono in calo, soprattutto in Italia, dove questo modello alimentare rappresenta da sempre il nostro vanto. Definita nel 2010 dall'Unesco “Patrimonio immateriale dell'Umanità”, la dieta mediterranea è ricca di frutta e verdura, cereali integrali, legumi, olio di oliva, pesce, uova, latte, yogurt, quantità moderate di carne, preferibilmente bianca, formaggi magri, ma povera nello stesso tempo di zuccheri semplici e grassi saturi di origine animale, tanto dannosi per la nostra salute. In molti studi scientifici si è confermata un modello alimentare vincente, in grado di ridurre il rischio di malattie cardiovascolari (tra le cause principali di morte) e diabete, in aumento nei paesi industrializzati, di tumori, in particolare quello della mammella, dello stomaco e del colon, di osteoporosi (perché capace di assicurare il giusto introito di calcio) e probabilmente anche di alcune malattie neurodegenerative tipiche all’invecchiamento, come la demenza senile e la malattia di Alzheimer.

Eppure, malgrado gli indubbi vantaggi della dieta mediterranea, dall'inizio della crisi economica, avvenuta nel 2008, assistiamo oggi al crollo del consumo di alcuni prodotti tipici, come l'olio di oliva, diminuito addirittura del 25 per cento. “Si tratta di una diminuzione importante se si pensa che insieme ai greci siamo sempre stati tra i maggiori consumatori di questo alimento ricco di virtù. -spiega Rolando Marfredini, responsabile della Sicurezza Alimentare di Coldiretti- “Lo scorso anno ne abbiamo consumato solo 9 chili a persona, rispetto ai 13 litri di qualche anno fa, non solo per colpa nella crisi economica, ma anche per la presenza sul mercato di succedanei dell'olio di oliva, meno costosi e per la scarsa informazione sulle sue caratteristiche nutrizionali”. L'olio extravergine di oliva possiede infatti importanti proprietà antiossidanti, per l'elevato contenuto di acidi grassi polinsaturi, soprattutto acido oleico e, a seconda della sua lavorazione, di altri micronutrienti come fitosteroli, vitamina E e composti fenolici.



Preoccupanti anche i dati sulla frutta e verdura- avverte Manfredini- “Il consumo è calato del 7 per cento e nel 2014 ne abbiamo introdotta solo 130 chili a persona, un quantitativo al di sotto delle 4-5 porzioni al giorno raccomandate dall'OMS per fare il pieno di vitamine e antiossidanti. In calo anche il consumo di pasta e pane, di cui rimaniamo comunque i maggiori consumatori al mondo: lo scorso anno ne abbiamo consumato rispettivamente 26 e 33 chili. Nel 1881, ogni italiano consumava in media circa un chilo di pane ogni giorno, contro i 90 g di oggi”. Quanto al vino, il suo consumo è sceso del 19 per cento e sempre nel 2014 ne abbiamo consumato 38 litri a persona.

Serve perciò una migliore educazione nutrizionale, soprattutto tra i bambini, che per primi pagano il prezzo, troppo alto, di aver abbandonato il modello mediterraneo (oltre ad essere diventati sempre più pigri), ma anche una maggiore consapevolezza di chi fa la spesa e che spesso,  per comodità, sceglie piatti già pronti poco sani. Le cifre parlano da sole: secondo l'Istat, il 30,8% bambini italiani ( di 8-9 anni) sono obesi o in sovrappeso ( il 20,9% è in sovrappeso e il 9,8% obeso), l'8% salta la prima colazione e il 31% non fa comunque un primo pasto mattutino completo ed equilibrato, il 41% assume bevande zuccherate e gassate, mentre il 25% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e verdura.

Ecco perché, per contrastare la scarsa educazione alimentare, Coldiretti ha avviato un progetto, definito “Educazione alla campagna amica”, che ha coinvolto 100 mila studenti delle scuole medie inferiore per migliorare l'informazione sulle reali origini dei prodotti “made in Italy” e sull'importanza di rispettare la stagionalità degli alimenti. L'obiettivo finale è modificare nei bambini, ma anche nei genitori, le abitudini alimentari sbagliate, come l'eccessivo consumo di cibi raffinati e poveri di fibre, piatti pronti ricchi di grassi e poveri di fibre, merendine, snack salati, dolciumi, carni rosse, bevande zuccherate, alimenti con conservanti.

 

 

 

 

 

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