Colesterolo, necessario abbatterlo dopo l'infarto

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

Se abbassare il colesterolo è indispensabile per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, dopo un primo infarto abbatterlo diventa obbligatorio per non averne un secondo. A confermare la necessità di intervenire drasticamente sul colesterolo LDL, quello “cattivo”, sono ora i risultati dello studio IMPROVE-IT, presentati lo scorso novembre al Congresso dell’American Heart Association, che mette in allerta chi lo ritiene di poca importanza o quanti non seguono con costanza le cure prescritte dopo un evento acuto.

Le malattie cardiovascolari causano la metà delle morti in Europa, ma almeno il 20 per cento degli italiani non ha mai controllato la colesterolemia e, quel che è peggio, dopo il primo periodo di cura chi ha avuto un infarto o un ictus trascura le alterazioni del proprio profilo lipidico. I numeri parlano chiaro: tra il 2001 e il 2011 le morti sono gradualmente diminuite in Italia dall’11.3% al 9%, ma sono aumentate dello 0,13% quelle a 60 giorni dalla dimissione e dello 0.53% a 1 anno. Le cause? Spesso i pazienti interrompono le terapie, anche a causa degli effetti collaterali.

Lo studio, che ha coinvolto 1.500 centri in tutto il mondo e 18.144 pazienti (di cui molti italiani) seguiti per quasi 9 anni, dimostra l'importanza di seguire i trattamenti con costanza e precisione dopo una sindrome coronarica acuta. L'obiettivo dell'indagine è stato valutare se la riduzione del colesterolo LDL al di sotto di 70 mg/dL impiegando l'associazione tra simvastatina e ezetimibe potesseabbassare ulteriormente gli eventi cardiovascolari ed è stato raggiunto: nelle persone ad alto rischio trattate con le sole statine il rischio non diminuisce del tutto, mentre i pazienti curati con entrambe le molecole hanno avuto un numero inferiore di eventi cardiovascolari maggiori, vale a dire una riduzione del 13% degli infarti miocardici acuti, del 21% degli ictus cerebrali e del 6,4% degli eventi cardiovascolari in genere.

Le statine agiscono a monte della produzione del colesterolo, bloccandone la sintesi nel fegato, ma in alcuni casi devono essere sospese per la comparsa di effetti collaterali. La terapia di associazione con ezetimibe, farmaco in grado di bloccare in modo specifico l'assorbimento del colesterolo nell'intestino (sia quello introdotto con la dieta, sia quello presente nella bile), contribuisce a una maggiore riduzione,  impiegando però dosaggi inferiori di statine. La scelta di ricorrere a questa combinazione (sinvastatina-ezetimide, associati nella stessa compressa oppure in due distinte) è perciò spesso necessaria quando il colesterolo deve scendere a livelli molto più bassi, obiettivo che richiederebbero una dose di statina troppo alta.

Tra i motivi che portano ad abbandonare o seguire con poca continuità le cure, oltre alla comparsa di effetti collaterali (come i dolori muscolari diffusi), ci sono anche la scarsa informazione, la carente comunicazione medico-paziente e la mancata percezione di efficacia delle terapie. La soluzione per aumentare la fiducia nelle terapie è quindi migliorare la consapevolezza e l'informazione.

«La scarsa aderenza alla terapia si verifica in molte malattie croniche e riguarda anche i pazienti infartuati, che dopo un primo periodo di timore e di buoni propositi (cambiare lo stile di vita e seguire con diligenza le cure), abbandonano i farmaci. – spiega Claudio Rapezzi, Direttore UO Cardiologia del Policlinico di S. Orsola, di Bologna - “I pazienti ad alto rischio devono invece abbassare il colesterolo LDL senza limiti verso il basso, anche a 30-50mg/dL. Con la terapia della “doppia inibizione” si riesce ad ottenere, nei pazienti ad alto rischio e che hanno già un livello di colesterolo LDL sotto la soglia di sicurezza di 70mg/dL, un’ulteriore riduzione del rischio cardiovascolare”.

Quando i livelli di colesterolo nel sangue sono elevati, il primo passo è sempre una dieta adeguata ( ma anche l'attività fisica e l'eliminazione dei chili in eccesso), in grado però di abbassare la colesterolemia solo del 10 per cento: i consigli alimentari, da seguire anche dopo l'infarto, riguardano la riduzione dei grassi saturi (quelli animali) e idrogenati, e l'aumento dei cibi ricchi di fibre (frutta e verdura e alimenti integrali), perchè capaci di diminuire il colesterolo LDL, riducendone l’assorbimento a livello intestinale.

 

 

 

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