Incontinenza urinaria, guarire si può. Basta saperlo

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

Un colpo di tosse, una semplice risata, uno starnuto, una camminata a passo veloce, il sollevamento di un peso: può bastare un piccolo sforzo per causare la perdita involontaria di urina. Chi soffre di incontinenza urinaria vive spesso con vergogna e imbarazzo il disturbo, senza sapere che esistono valide terapie per risolverlo. L'importante è parlarne subito con il proprio medico per fare una diagnosi esatta e migliorare la qualità della vita, troppo spesso compromessa.

A esserne colpiti sono circa 5 milioni di italiani (soprattutto donne) di qualsiasi età, tanto che per informare e diagnosticare in modo corretto la patologia, sono state da poco celebrate la Settimana di Informazione dell'incontinenza e la Giornata mondiale. I due tipi più comuni sono l'incontinenza da sforzo e da urgenza, ma esiste anche una forma mista con caratteristiche comuni a entrambe.

L'incontinenza da sforzo, più frequente nelle donne e curabile, è causata da un indebolimento dello sfintere uretrale o della muscolatura del pavimento pelvico e la perdita di urina (da poche gocce a un flusso maggiore) è scatenata anche da sforzi minimi. L'incontinenza da urgenza, legata a una iperattività involonaria del muscolo liscio vescicale (il detrusore), colpisce entrambi i sessi, è più frequente nelle persone anziane ed è caratterizzata dal desiderio impellente di urinare, seguito da perdita di urine, simultanea o preceduta da uno stimolo urgente (più volte al giorno e la notte). Esiste poi la forma da rigurgito (più frequente nell'uomo), che si verifica quando la vescica è troppo piena ed è causata spesso da un tumore o un adenoma della prostata, che provocano un ostacolo a livello dell'uretra, impedendo il completo svuotamento della vescica. A causare questo tipo di incontinenza nella donna è invece il prolasso uterino o vescicale.


L'indebolimento del pavimento pelvico, il blocco dell'uretra o la diminuzione del tono sfinterico dell'uretra, sono quindi le cause anatomiche del disturbo, ma anche infezioni urinarie o vaginali, l'uso di alcuni farmaci, malattie nervose o muscolari, alcuni interventi chirurgici possono entrare in gioco. 
Tra i fattori di rischio ci sono anche l'ipertrofia prostatica, la chirurgia sulla prostata (soprattutto la chirurgia radicale per tumore), la pluriparità (quasi un terzo delle donne incinte soffrono di incontinenza), la menopausa (a causa del rilassamento dei tessuti uterini e del cambiamento delle mucose), la stitichezza cronica, l’obesità e la scarsa attività fisica, ma anche l'eccesso di alcol e caffeina possono determinare la perdita del controllo della vescica. E non è tutto. L’incontinenza può essere un effetto secondario delle terapie con farmaci antidepressivi, lassativi, diuretici e sedativi, così di alcune malattie neurologiche, come la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson, il morbo di Alzheimer, l’ictus e le lesioni del midollo spinale, che interferiscono con la funzione della vescica.

Per la diagnosi (compito in genere dell'urologo) servono, oltre all’anamnesi e all’esame obiettivo, l'esame delle urine, il cosiddetto “diario minzionale” (utile per annotare l’ora di ogni minzione e la quantità di urina emessa o le perdite), il Pad test (test del pannolino), in cui il pannolino viene pesato prima e dopo una serie di esercizi per quantificare le perdite di urine. Le indagini di secondo livello, come gli esami urodinamici, l'ecografia o la cistoscopia) sono invece necessari per conoscere il tipo e il grado di incontinenza.

Le cure? Rieducazione pelvica per rafforzare la muscolatura del pavimento pelvico e, in seconda battuta, alcuni farmaci (dagli ormoni estrogeni, agli antimuscarinici e beta3-agonisti, che bloccano l’iperattività del muscolo detrusore della vescica, fino a molecole che rinforzano l’azione sfinterica, come la Duloxetina) riescono oggi a curare il disturbo nelle sue diverse forme. Quanto alla tossina botulinica, può essere usata nei casi di iperattività del muscolo detrusore resistenti alle terapie di primo livello. Altri farmaci, come i glicosaminoglicani (acido ialuronico, condroitinfosfato) possono essere somministrati per infusione endovescicale per ridurre l'irritazione della parete vescicale.

La chirurgia tradizionale e mininvasiva è invece utile per ripristinare un supporto per la vescica e l'uretra o inserire materiali di sostegno biocompatibili. In alcuni casi (nella donna) è necessario correggere anche l'eventuale prolasso degli organi pelvici

Come in molte patologie, anche nell'incontinenza urinaria è utile modificare lo stile di vita: perdere il peso in eccesso, praticare regolarmente un'attività fisica per mantenere tonica la muscolatura addominale, abituare gradualmente la vescica a intervalli sempre più lunghi tra una minzione e l'altra, correggere la stitichezza con una dieta ricca di fibre, bere un litro e mezzo- due, di acqua al giorno a temperatura ambiente, distribuito in piccole dosi durante la giornata per sottoporre la vescica a un minor stress. E ancora, ridurre il caffè e altre bevande contenenti caffeina, che contribuiscono all'iperattività vescicale, abolire il fumo di sigaretta e i cibi irritanti per la vescica (tra cui cibi speziati e salati).

 

 

 

 

 

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