Mettersi a dieta, per la sua riuscita è fondamentale il rapporto con il medico

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

A mettersi a dieta sono in tanti, ma non tutti riescono a seguirla serenamente, con costanza e con la giusta motivazione. Alcuni, pur essendo normopeso, non accettano la propria immagine e aspirano a un modello ideale, spesso irrealizzabile, seguendo regimi sbagliati, con potenziali rischi per la salute, altri si sottopongono a digiuni forzati  con la speranza di perdere velocemente i chili di troppo. E' invece importante porsi obiettivi realistici, tenendo presente la struttura ossea e l'ereditarietà, ma soprattutto cambiando il rapporto, spesso conflittuale, con il cibo, e cercando di capire le cause profonde che portano a mangiare più del necessario.

La prima visita è in questo contesto fondamentale: serve per conoscere il medico (dietologo, nutrizionista o un altro specialista), per creare un rapporto di fiducia reciproco e per impostare in modo corretto l’alimentazione, che deve tenere conto non solo delle caratteristiche fisiche  e delle abitudini di vita, ma anche degli ostacoli (spesso psicologici) nel seguire una dieta. Avere un medico di cui potersi fidare è importante, soprattutto quando i chili da perdere impongono controlli periodici frequenti, anche per molti mesi.

Nella prima parte dell'incontro il medico raccoglie  le informazioni sulla vita del paziente, su eventuali malattie o  disturbi,  sullo stile di vita (tipo di lavoro, sedentario o attivo, rapporto con i colleghi e con il datore di lavoro, abbandono di uno sport agonistico), sulle ore trascorse davanti al computer o alla televisione, sulle abitudini alimentari.  In caso di soprappeso, il medico chiederà quando e perché è cominciato l’aumento di peso, se è stato rapido o graduale, se si sono assunti farmaci che possono facilitare il soprappeso (anabolizzanti, pillola contraccettiva, cortisonici, antidepressivi), ma vorrà sapere anche perché si vuole dimagrire e se le motivazioni sono abbastanza forti da rendere efficace la dieta. Maggiore sarà la motivazione a raggiungere il peso ideale, maggiore sarà l’impegno e quindi il risultato.

 L’incontro con lo specialista serve anche  smascherare l’ansia, che può portare a un senso di fame patologico. Quando alla base del soprappeso e dell’obesità c’è un disagio emotivo e conflitti non risolti, può essere utile l’aiuto dello psicoterapeuta, per rafforzare le motivazioni a perdere peso, per seguire con costanza lo schema alimentare proposto e per accettare una nuova immagine di sé.

Le diete spesso falliscono, soprattutto quando l'unico obiettivo è la perdita, possibilmente rapida, dei chili di troppo, non il cambiamento radicale delle abitudini di vita, l’aumento dell’attività fisica e la comprensione dei veri motivi che hanno portato all'aumento di peso. Le conseguenze del fallimento sono la frustrazione, la perdita della forza di volontà e della fiducia di poter ottenere un dimagrimento duraturo e stabile nel tempo, che a sua volta porta a mangiare di più e ingrassare.

Il ruolo del medico è fondamentale, ma troppo spesso il tempo dedicato all’ascolto di chi deve seguire una dieta (ma non solo in questo caso)  è insufficiente, per la troppa fretta, per l'incapacità di ascoltare in modo "attivo" e per superficialità.  Una ricerca del  gruppo di studio ADI (Società Italiana di Dietetica e Nutrizione clinica), riunito a Roma i giorni scorsi durante il VI° Corso Nazionale, ha rilevato quanto siano fondamentali per l'efficacia e la buona riuscita di una dieta proprio l'ascolto e la fiducia costruita con il paziente.

Partendo dai dati in letteratura, secondo cui raramente si concedono 3 minuti consecutivi di colloquio e che la prima interruzione avviene in media tra i diciotto e i ventitré secondi, lo studio ha esaminato la qualità e l’empatia dell'ascolto ai pazienti: su 47 prime visite, 39 pazienti sono stati interrotti  prima dei  23  secondi, mentre in una seconda verifica, su un campione di 29 pazienti  sempre con lo stesso gruppo di professionisti, che si proponeva di ascoltare senza fare domande,  22  casi hanno dato entro il minuto e mezzo la risposta giusta spontaneamente e senza bisogno di sollecitazione o interruzioni.

Secondo gli esperti ADI, se il medico  avesse la pazienza di aspettare la fine del racconto  durante l'anamnesi senza interrompere, la raccolta delle informazioni sarebbe sicuramente più completa. Chi vuole mettersi a dieta è spesso una persona abituata a non essere creduta, che si vergogna del proprio aspetto, pieno di paure, soprattutto quella di intraprendere un percorso di questo tipo, in cui è necessario un cambiamento dello stile di vita e delle modalità di relazione familiari e sociali.



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