Reflusso, gastrite e ulcera: come affrontarli al meglio, in particolare durante le feste

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

Bruciore e acidità sono tra i disturbi gastrointestinali  più frequenti e tra le cause più comuni di consulto medico: l'ulcera peptica è causata nel 95 per cento dei casi da un batterio, l'helicobacter pylori, la cui infezione ha oggi un'altissima incidenza, mentre la malattia da reflusso gastroesofageo è determinata da un'incontinenza del cardias, la valvola che separa l'esofago dallo stomaco o da un'ernia iatale, cioè la risalita nel torace di parte dello stomaco (che normalmente si trova nell’addome). In gioco nell'ulcera ci sono però anche alcuni farmaci, in particolare gli antiinfiammatori non steroidei o FANS, come l'aspirina, che possono danneggiare lo stomaco fino a provocare un'erosione più profonda, se usati in modo inappropriato e eccessivo.

Per combattere i sintomi causati da reflusso e ulcera  oltre  10 milioni di italiani ricorrono ai farmaci antisecretivi gastrici, gli inibitori di pompa protonica (IPP, tra cui omeprazolo, esomeprazolo, pantoprazolo, rabeprazolo, lansoprazolo): si tratta di molecole efficaci, sicure, generalmente ben tollerate, che funzionano in tempi brevi, bloccando a monte la produzione di acido da parte delle cellule dello stomaco. In poche settimane riescono a cicatrizzare un’ulcera o a curare l'esofagite, neutralizzando dolore e bruciore. Vanno però evitate le prescrizioni inutili, come il semplice bruciore di stomaco, che può essere alleviato anche da blandi antiacidi e alginati e adottando un'alimentazione adeguata, mentre queste  molecole più potenti  vanno usate nelle patologie più gravi.

Nell’ulcera peptica causata dall'helicobacter, gli inibitori di pompa protonica, sono impiegati in associazione a due o tre antibiotici, mentre sono usati da soli quando la causa non è infettiva.Per quanto riguarda il reflusso gastroesofageo, si tratta di una malattia che si manifesta in forme diverse, a cui  devono corrispondere più strategie di cura. Gli inibitori di pompa disponibili sono tutti ugualmente utili, nelle forme più lievi così come in quelle più serie, ma si differenziano sia per la diversa interazione con altri medicinali (un dato da considerare, visto che  dopo i 65 anni 7 italiani su 10 assumono ogni giorno almeno un farmaco),  sia per la diversa potenza antisecretoria. Per ottenere  un risparmio della spesa (valutazione non indifferente di questi tempi),  le molecole più potenti andrebbero preferite nelle forme più severe e nelle complicanze della malattia da reflusso, quando bisogna raggiungere un blocco più profondo  e continuo della secrezione acida. Nelle forme più lievi questi medicinali andrebbero invece usati solo dopo aver accertato il reflusso, attraverso la ph-impedenziometria, che valuta l'eventuale reflusso acido nelle 24 ore o quando l'esame endoscopico dimostra la presenza di alterazioni della parete dell'esofago: un uso non appropriato degli inibitori di pompa, cioè una over prescrizione, si verifica invece da parte di specialisti non gastroenterologi, che li prescrivono spesso in caso di tosse o raucedine,  senza avere in mano una diagnosi precisa.

 La protezione dello stomaco è doverosa anche durante l’assunzione di  antinfiammatori non steroidei (come l’aspirina), antiaggreganti  e anticoagulanti, che aumentano il  rischio di ulcera, emorragie e ricoveri ospedalieri e sono prescritti in genere nelle malattie reumatiche o in quelle cardiache. Gli  inibitori di pompa (tutti ugualmente efficaci) vanno dati in questo caso a dosi piene  e  solo  in presenza di  più di un fattore di rischio, per esempio  l’età avanzata  e l’assunzione contemporanea di più di un antinfiammatorio. Ne viene invece sconsigliato l’uso “al bisogno”, magari senza consultare il medico,  tranne nei casi in cui compare il mal di stomaco o quando gli antiinfiammatori hanno già provocato problemi gastrici in passato.

E durante feste, quando l'alimentazione disordinata dei cenoni, ricca di alcol, cioccolato, salumi, frutta secca, dolci, piatti elaborati e piccanti mette a dura prova il nostro sistema gastrointestinale, peggiorando acidità e provocando dolore, bruciore retrosternale,  digestione lenta e reflusso? La prima regola è non sospendere mai la cura abituale, ma valgono anche gli stessi consigli da mettere in pratica tutto l'anno, cioè mantenere un ordine alimentare, l'imitando gli alimenti nocivi ed evitando di concentrare tutte le calorie giornaliere in un'unico pasto. Chi soffre di reflusso non  dovrebbe fare pasti eccessivamente abbondanti, nè prendere due volte lo stesso piatto, mangiando invece poco di tutto, senza esagerare e aspettando almeno due ore dal pasto prima di coricarsi .

Per chi soffre di cattiva digestione o dispepsia e accusa fastidi addominali dopo il pasto, con senso di peso, dolore alla “bocca dello stomaco”, gonfiore addominale, bocca amara o  nausea, l'imperativo è cucinare con pochi grassi, che rallentano lo svuotamento gastrico, preferendo  (almeno nei giorni non canonici) alimenti più sani, come pesce e verdure conditi con olio extravergine crudo, frutta, yogurt e cereali integrali.

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