Inquinamento atmosferico, cosa si rischia davvero?

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

Ossido di carbonio, anidride carbonica, ozono, PM10: l'aria è avvelenata e gli inquinanti ambientali sono in aumento, con grandi rischi per la salute. Il legame tra malattie cardio-vascolari, respiratorie (soprattutto asma e brocopneumopatia cronica ostruttiva o BPCO) e smog, in particolare  quello causato dalle polveri sottili presenti nell’aria, è ormai provato, come dimostrano le recenti limitazioni alla circolazione stradale nelle città più a rischio, con blocchi delle auto e targhe alterne (misure peraltro poco efficaci). La concentrazione delle PM10, legata soprattutto al traffico veicolare, ha infatti raggiunto livelli preoccupanti e inaccettabili, complice la mancanza di piogge negli ultimi mesi, il clima anomalo, le temperature più elevate,  l'aumento del traffico stradale e il riscaldamento domestico.

L'inquinamento  da polveri sottili tossiche presenti nell'aria (particolato Pm 10 e Pm 2,5), è dovuto nella maggior parte dei casi alle emissioni di motori a scoppio,  ma anche di impianti di riscaldamento e attività industriali. Il particolato (PM, Particulate Matter) è composto da particelle microscopiche  (solide o liquide) disperse nell’atmosfera e  classificate in base alle  dimensioni, che si infiltrano nell'apparato respiratorio, con effetti gravi sulla salute dei bronchi e dei  polmoni. Le emissioni nocive di polveri fini in tutta Europa sono una vera e proprio emergenza, con alcune zone più esposte anche in Italia, come la Val Padana.

 Le conseguenze? In molte aree l'aumento delle riacutizzazioni delle patologie respiratorie e dei ricoveri ospedalieri, con dati allarmanti anche sui  decessi, ma con l’inquinamento si verifica anche un peggioramento delle malattie allergiche. Bambini, anziani e pazienti con malattie debilitanti croniche  sono i  più a rischio, fino a 6 volte più della media. Il pericolo di contrarre malattie respiratorie è poi molto più elevato di quanto si pensi, perché dopo il picco di inquinamento ambientale, il fattore di rischio si mantiene ancora elevato per circa dieci giorni.

 L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che le polveri sottili sono responsabili di circa 2 milioni di morti nel mondo all'anno, mentre nell'ottobre 2013 l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha inserito l'inquinamento ambientale e le polveri sottili nel gruppo 1, cioè fra i cancerogeni per l'uomo.

 Lo smog non aumenta  infatti solo il rischio  di malattie respiratorie, ma anche quello di tumore polmonare, prima causa di morte nei Paesi industrializzati. A dimostrarlo era stato  già nel 2013  fa un vasto studio  pubblicato sulla   prestigiosa rivista scientifica  Lancet Oncology e condotto in 9 paesi europei su 300 mila persone (seguite per 13 anni): le polveri sottili tossiche nell'aria delle città aumentano notevolmente il rischio di cancro del polmone, in particolare  l'adenocarcinoma, forma che colpisce anche i non fumatori.

 Per i potenziali rischi alla salute, esistono perciò limiti ben precisi  alla concentrazione del PM10 nell'aria stabiliti dalla legge attuale della Comunità europea, ma secondo l'Istituto Nazionale dei tumori, il rischio di cancro del polmone non può essere escluso del tutto anche per valori inferiori e  purtroppo il nostro Paese ha in alcune città (come Roma, Torino o Milano) livelli molto più alti rispetto alla media europea.  

 Ma esiste un modo per sfuggire agli  effetti dannosi  delle polveri sottili? Per limitare i danni è consigliabile  evitare o ridurre l'intensità dell'attività fisica all'aria aperta nelle giornate di maggior inquinamento, eventualmente usando le mascherine protettive apposite, ricambiare l'aria in casa solo nelle prime ore della giornata quando la concentrazione di PM10 è minore, allontanarsi dalla città almeno una o due volte alla settimana per respirare aria buona nel verde e seguire una dieta  ricca di frutta e verdura, per fare il pieno di antiossidanti, sostanze in grado  di fronteggiare gli effetti dannosi dell’inquinamento e dei radicali liberi.

 Nel decalogo appena stilato dall'Istituto Superiore di Sanità si raccomanda anche di usare i mezzi pubblici, di rallentare di almeno 10 km/h rispetto ai limiti di velocità, di controllare che il riscaldamento sia spento prima di andare via dall’ufficio, di abbassare il riscaldamento di 1-2 gradi e mettere un maglione in più, di limitare l’uso della legna per il riscaldamento e di tenere al riparo bambini, anziani e chi soffre di  patologie respiratorie e cardiovascolari nelle ore di maggior traffico.

 

 

 

 

 



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