Troppi antibiotici, sale la resistenza dei batteri

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

L'allarme esiste da anni: gli antibiotici rappresentano una difesa di salute pubblica davvero efficace, ma se ne abusa. L’Italia è il quinto Paese al mondo per consumo di questi farmaci e i dati del 2014 ne confermano l'uso inappropriato, soprattutto nella cura delle infezioni delle vie respiratorie e dell’influenza. A fare registrare i consumi e la spesa maggiori sono le regioni del Sud e in particolare le  donne, soprattutto tra i 66 e i 75 anni.

Il rischio? L'antibiotico-resistenza, un fenomeno naturale, dovuto alla mutazione genetica attivata dai microorganismi per sfuggire alla terapia, che porta alla perdita di efficacia di queste preziose molecole e allo sviluppo di batteri resistenti o multi resistenti (cioè a più antibiotici).

I batteri resistenti  a loro volta possono trasmettersi più facilmente e provocare infezioni anche in chi non ha usato questi farmaci, allungando così la durata della malattia o causando addirittura la morte del paziente. Le infezioni provocate da batteri resistenti (come quelle delle vie urinarie, del polmone, della cute, ma anche dell'intestino e del sangue) possono richiedere perciò una maggiore assistenza sanitaria o il ricorso ad antibiotici diversi e più costosi, a volte responsabili di effetti collaterali più gravi.

Un antibiotico viene usato in modo improprio quando non serve, come avviene nella maggior parte dei casi nel raffreddore e nell'influenza, causati da virus, microrganismi non sensibili all'azione di queste molecole. Un antibiotico viene però usato in modo improprio anche quando è somministrato in modo scorrettamente, quando si riduce la durata della cura o la dose o non rispettando la posologia indicata dal medico: il farmaco sarà quindi presente nell’organismo in quantità non sufficiente  e non adeguata per combattere i batteri, che sopravvivono, sviluppando resistenza.

Da qui nasce la necessità di usare in modo responsabile questi farmaci, per bloccare il fenomeno e assicurarne l’efficacia anche per le generazioni future. Le campagne di sensibilizzazione già condotte in alcuni paesi hanno però portato alla riduzione del loro consumo e durante la Giornata Europea degli Antibiotici, che da alcuni anni è celebrata il 18 novembre, l’AIFA (l'Agenzia italiana del farmaco) ha rilanciato la campagna di comunicazione dal titolo "Senza regole gli antibiotici non funzionano". L'obiettivo è sensibilizzare cittadini e medici a un loro uso prudente e razionale e diffondere una consapevolezza maggiore sul fenomeno crescente dell’antibiotico-resistenza.

Le regole, condivise anche dall'OMS, l'Organizzazione Mondiale della Sanità, sono semplici, tanto che ognuno di noi può realmente contribuire alla diminuzione del fenomeno: prendere gli antibiotici solo quando è necessario e dietro prescrizione del proprio medico, non assumerli per curare infezioni virali, influenza e raffreddori di origine non batterica, seguire sempre con attenzione il dosaggio e i tempi della cura. Tra le altre raccomandazioni, prevenire le infezioni attraverso le vaccinazioni, lavarsi sempre le mani, specialmente dopo aver starnutito o tossito, usare solo quelle molecole prescritte dal medico, evitando quelle avanzate da cure precedenti, oppure avute senza ricetta. 

Quanto ai medici, dovrebbero prescrivere gli antibiotici solo quando è necessario, rispettando le linee-guida basate sull’evidenza, richiedere sempre quelli specifici contro l’infezione e non “ad ampio spettro”, spiegare al paziente come ridurre i sintomi di raffreddore e influenza con altri farmaci e soprattutto  insistere sull’importanza di una loro assunzione corretta.

 

 



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