Antiacidi, usarli sempre con criterio e senza abuso

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

Mal stomaco, reflusso gastroesofageo, bruciore retrosternale e acidità, cattiva digestione o gonfiore: per combattere questi disturbi gli italiani prendono troppi farmaci, spesso in modo inappropriato e senza un reale bisogno. Solo una minoranza di chi ne soffre si rivolge al medico di medicina generale o al gastroenterologo per approfondirne le cause, mentre è frequente il ricorso all'automedicazione con i prodotti da banco.

L'allarme  sul consumo eccessivo e in crescita di antiacidi arriva dall'Associazione Italiana Gastroenterologi ed endoscopisti Ospedalieri (Aigo), riuniti a Napoli per il  22esimo Congresso sulle malattie digestivi: contro il bruciore di stomaco in Italia un paziente su due utilizza inibitori di pompa protonica (Ppi) senza averne necessità e, secondo dati aggiornati, queste molecole, in grado di ridurre fortemente la produzione di acido, sono tra le più prescritte. Negli ultimi dieci anni il numero medio di dosi di farmaco consumate giornalmente da 1000 abitanti è raddoppiato e la percentuale di pazienti curati in maniera inappropriata è salita del 5,5% rispetto ai dati precedenti.

Il consumo elevato dei gastroprotettori ha fatto lievitare la spesa per il Servizio Sanitario Nazionale, con un importo totale maggiore di quello per le medicine che riducono colesterolo e trigliceridi.  Il  pantoprazolo (al terzo posto tra i primi 30 principi attivi in termini di spesa) e il lansoprazolo sono le due molecole che incidono maggiormente sulla spesa farmaceutica convenzionata dei farmaci dell'apparato gastrointestinale (27%).

 Le conseguenze dell'uso eccessivo, prolungato (oltre i 18 mesi)  e inappropriato degli inibitori di pompa o PPI, ancora poco conosciute, vanno però ben oltre l'impatto sulla spesa sanitaria, perché riguardano la nostra salute. Gli effetti collaterali non sono frequenti, ma non vanno sottovalutati, per l'alto numero di persone che ne fanno uso: secondo una  recente review pubblicata sulla rivista scientifica Canadian Medical Association Journal, usare in modo inappropriato questi farmaci favorirebbe alcune infezioni, come quella dovuta al batterio Clostridium, soprattutto nei pazienti molto defedati, aumenterebbe il rischio di fratture (per la riduzione dell'assorbimento di calcio, secondaria alla riduzione dell'acidità gastrica), diminuirebbe l’assorbimento della vitamina B12 e del ferro, e potrebbe causare una grave ipomagnesemia.

 Ma c'è di più. Un recente studio tedesco condotto al German Center for Neurodegenerative Diseases di Bonn, in Germania, pubblicato di recente sulla rivista scientifica Jama Neurology, suggerisce l'associazione tra consumo eccessivo di inibitori di pompa protonica nelle persone anziane, specialmente tra i 75 e i 79 anni, e un aumentato rischio di demenza. Servono però ulteriori conferme e un editoriale di accompagnamento all'articolo punta l'attenzione sull'impiego contemporaneo di più farmaci nella terza età, con una potenziale azione sinergica. L'analisi delle prescrizioni dei farmaci  tra il 2004  e  il 2011 ha coinvolto  oltre 73.000 persone di età pari o superiore a 75 anni, che inizialmente non avevano la demenza (durante lo studio la malattia è stata diagnosticata a 29.510 pazienti) e che avevano assunto queste molecole per almeno 18 mesi. Il  meccanismo con cui  i  gli inibitori di pompa potrebbero aumentare il rischio di demenza non è chiaro, ma secondo gli autori alcune molecole possono attraversare la barriera emato-encefalica e interagire con gli enzimi del cervello, dove, almeno nei topi, aumenterebbero i livelli di beta amiloide.

Ce n'è quanto basta per usare questi farmaci con criterio e seguendo le giuste le linee guida. Gli  inibitori di pompa protonica dovrebbero essere prescritti al dosaggio inferiore e per il minore  tempo possibile, a seconda della malattia e anche chi li assume per lungo tempo per un motivo valido (ridurre il rischio di emorragie gastrointestinali nei pazienti in cura con FANS, cortisonici o anti-aggreganti), dovrebbe essere rivalutato dal proprio medico curante periodicamente.

 Molti disturbi gastrointestinali - è bene ribadirlo- sono comunque  risolvibili modificando stile di vita e alimentazione, evitando o limitando i farmaci dannosi per lo stomaco e in ogni caso cercando di risolvere la vera causa: ulcera peptica, ormai in declino, infezione da Helicobcter Pylori, malattia da reflusso gastroesofageo, calcoli alla cistifellea o alle vie biliari, abuso di alcol e fumo, più raramente il cancro dello stomaco, abuso di l'aspirina e altri antiinfiammatori, alcuni antibiotici (come l'eritromicina).  

 

 

 

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