Immunoterapia, la nuova frontiera nella cura del tumore del polmone

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

E' la prima causa di morte per tumore nell'uomo e la seconda nel sesso femminile: di  cancro del polmone si registrano ogni anno in Italia circa 40 mila nuove diagnosi  e 34 mila decessi. Nel 20 per cento dei casi la neoplasia  è causato da una mutazione genetica, ma è il fumo di sigaretta il responsabile nell'85 per cento dei casi.  Di tutte le diagnosi ogni anno, un quarto riguarda infatti le donne, sempre più spesso fumatrici.

L'unica cura a disposizione era fino a poco tempo fa la chemioterapia (oltre alla chirurgia e la radioterapia), penalizzata da una bassa sopravvivenza in fase avanzata, non superiore ai 12 mesi, e da una seria tossicità. I farmaci biologici “a bersaglio molecolare” (“targeted therapy”), introdotti più recentemente e indirizzati selettivamente verso bersagli nelle cellule dei tumori con alterazioni genetiche specifiche, possono oggi aumentare,fino a triplicare, la sopravvivenza. Questi farmaci oggi possono essere impiegati in circa il 20% dei carcinomi polmonari non a piccole cellule, i più frequenti in assoluto. L'impiego di questa terapia, altamente personalizzata, richiede però la conoscenza della mutazione  genetica  tumorale e la disponibilità del relativo farmaco. Queste mutazioni sono generalmente presenti nei tumori dei non fumatori.

La vera frontiera nella cura del cancro del polmone è però oggi l'immunoterapia, che ha rivoluzionato l'approccio alla lotta ai tumori (inizialmente il melanoma), perché in grado di combattere la neoplasia avvalendosi del sistema immunitario del malato.L'immunoterapia può aumentare la sopravvivenza dei pazienti con carcinoma polmonare avanzato e pesantemente già trattato con altri farmaci, con un malato su quattro vivo a 2 anni. Utilizza farmaci che non colpiscono direttamente le cellule tumorali, ma agiscono sul sistema immunitario. In particolare l’immunoterapia funziona meglio nei pazienti fumatori, che generalmente non hanno un tumore con mutazioni genetiche e che quindi non possono avvalersi di farmaci biologici. L’immunoterapia si è dimostrata superiore alla chemioterapia per il trattamento del cancro al polmone, in termini di riduzione della massa tumorale e di sopravvivenza.

Le terapie immunologiche richiedono però un approccio profondamente diverso dalle cure tradizionali, sia per la valutazione dei pazienti da trattare, sia per la valutazione della loro efficacia, che per la gestione degli effetti collaterali. Infatti per formare "ad hoc" i medici che se ne occupano  (oncologi e specialisti in malattie dell'apparato respiratorio), è nata la prima Scuola Italiana di Immuno Oncologia Toracica, frutto della collaborazione tra l'Associazione Italiana di Oncologia Toracica (AIOT) e la  Fondazione Network Italiano per la Bioterapia dei Tumori (NIBIT  (i corsi iniziano il 1 aprile a Milano, poi il 22 aprile a Napoli e il 20 maggio a Siena).

«Anche in Italia l'immunoterapia è quindi finalmente arrivata al letto del paziente - dice Cesare Gridelli, presidente dell'AIOT e Direttore dell’U.O. di Oncologia Medica dell'Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale S.G. Moscati di Avellino - "Lo scorso luglio l'EMA (European Medicines Agency) ha approvato un anticorpo monoclonale,  il nivolumab, per il tumore del polmone non a piccole cellule squamoso in fase avanzata, già trattato con chemioterapia, ma buoni risultati si sono avuti anche  nell’adenocarcinoma (soprattutto nei pazienti già trattati),un altro tipo di tumore polmonare, che insieme al precedente rappresenta l’80-90% di tutte le neoplasie di questo organo. A settembre l'AIFA, grazie alla richiesta di AIOT, ha incluso il farmaco nella lista della legge 648/96 per far accedere a carico del Sistema Sanitario Nazionale anche i pazienti non inclusi nel programma dell'uso compassionevole, in attesa della rimborsabilità in Italia, ottenuta lo scorso 24 Marzo. Si tratta di un traguardo importante, se si pensa che ad oggi la sopravvivenza a 18 mesi dei pazienti con questo cancro al polmone in fase avanzata è del 39% contro il 23% di quelli trattati con chemioterapia, un successo soprattutto nei forti fumatori o negli ex tabagisti rispetto ai non fumatori". Oggi l'immunoncologia è una terapia di seconda linea (cioè impiegata quando altre cure non funzionano) nel polmone, ma le sperimentazioni sono partite anche per il trattamento in prima linea e dopo l'intervento chirurgico. In altre parole, le sfide del futuro sono iniziare l’immunoterapia nelle fasi iniziali del cancro e migliorarne l’efficacia, affiancandola ad altre strategie terapeutiche.

Quanto alla classificazione istologica, la più recente divide i tumori polmonari  maligni in due gruppi principali: i carcinomi a piccole cellule o microcitomi o small-cell lung cancer-SCLC), il 15-20% di tutte le forme, strettamente legate al  tabagismo e i carcinomi non a piccole cellule o non-microcitomi (non-small-cell lung cancer-NSCLC), che rappresentano circa l’80% del totale. Questi ultimi si suddividono in tre istotipi, gli squamosi o epidermoidali (30%), causati dal fumo di sigaretta,  gli adenocarcinomi (50-60%) presenti anche nei non fumatori e  i tumori a grandi cellule (10%).  Per la diagnosi precoce, è consigliabile eseguire nei pazienti a rischio (fumatori con più di55 anni) una volta all’anno alcune indagini, come la TAC torace spirale.

 

 

 

 

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