Steatosi epatica e obesità, sempre più forte il ruolo della flora intestinale

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

Un tempo l’insieme delle comunità microbiche presenti nel tubo digerente dell’uomo era conosciuta come "flora microbica intestinale", importante per il benessere dell'intestino e per combattere alcuni disturbi, come  meteorismo, stipsi e diarrea. Negli ultimi anni le migliaia di batteri, virus, miceti e protozoi che vivono nel tenue e nel colon hanno assunto il nome di "microbiota intestinale", un vero e proprio organo che svolge funzioni essenziali per la salute, favorendo la biodisponibilità di alcuni nutrienti, degradando i polisaccaridi non digeribili, sintetizzando diverse vitamine, stimolando e educando il sistema immunitario della mucosa intestinale e proteggendola dalle aggressioni di microrganismi patogeni, riducendo così il rischio di infezioni. Tutte queste funzioni si stabiliscono alla nascita e sono influenzate dal tipo di allattamento (materno o artificiale), e poi  dall’alimentazione e dallo stile vita. Qualsiasi modificazione dell’equilibrio della popolazione batterica intestinale ( detta "disbiosi") può favorire alcune patologie, come l‘obesità, la steatosi epatica o fegato grasso, le allergie, le malattie  infiammatorie intestinali, le patologie metaboliche.

A sostenere il ruolo del microbiota (oggi  più conosciuto e valutabile nella sua composizione di microorganismi) nei più piccoli è un recente studio scientifico pubblicato recentemente sulla rivista Hepatology e condotto da ricercatori dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma: secondo la ricerca, nell'intestino di bambini obesi e con fegato grasso alcune famiglie di batteri sarebbero troppo numerose (ruminococcus e dorea), mentre altre (oscillospira) sarebbero al contrario scarse. L'associazione tra alterazione della flora intestinale, obesità e steatosi apre la strada alla prescrizione di probiotici (conosciuti anche come "fermenti lattici") personalizzati. "Dallo studio emergono due evidenze importanti - spiega Valerio Nobili, responsabile di Malattie Epatometaboliche dell'Ospedale: la prima è che per avere un fegato sano occorre avere anche un intestino sano popolato da batteri " amici". La seconda evidenza è la necessità di prescrivere probiotici nei bambini in modo più personalizzato e aggiornato  (con nuove associazioni di microorganismi), mentre non è utile l'uso indiscriminato di questi integratori". La  popolazione dei microbi intestinali può migliorare anche con una dieta giusta (come quella mediterranea), e addirittura quando necessario anche il trapianto di microbiota (in pratica di feci).

La steatosi epatica è una patologia molto diffusa, che colpiscecirca un quarto degli adulti, soprattutto gli uomini, ma anche adolescenti e bambini (circa il 15%, fino all’80% tra i piccoli obesi) e in cui rappresenta una delle principali cause di malattia epatica cronica. Nei paesi occidentali la steatosi non alcolica (esiste infatti anche la forma provocata dall'abuso di etanolo, a maggior rischio di evoluzione verso la malattia epatica cronica) è favorita da sedentarietà e alimentazioneipercalorica ed è frequente in chi soffre di sindrome metabolica e diabete, ma in gioco ci sono anche alterazioni genetiche.Lo screening genetico, basato proprio sulla ricerca dei geni alterati, aiuta infatti a smascherare le persone con steatosi epatica più a rischio, intervenendo nel modo giusto, perché la  mutazione genetica  ha un grande impatto nel determinare la gravità del fegato grasso. Vale a dire seguendo un'alimentazione corretta, povera di  zuccheri, grassi saturi e soprattutto alcol, riducendo gradualmente i chili in eccesso e svolgendo un'attività fisica regolare, importante per diminuire la resistenza all'insulina alla base della steatosi.  

Diagnosticare la steatosi epatica non alcolica è importante,  perchésenza cure il fegato grasso può evolvere nel 10-15 per cento dei casi verso l'epatite (la cosiddetta steatoepatite non alcolica), la fibrosi epatica e la cirrosi. In chi è in sovrappeso o ha un aumento dei trigliceridi nel sangue va sempre valutato il valore delle transaminasi del fegato (AST e ALT), e deve essere eseguita un’ecografia epatica.

 

 

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