Stress da lavoro e malattie, c'è un legame?

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

Fumo di tabacco, esposizione eccessiva ai raggi solari, cattiva alimentazione e sedentarietà, infezioni virali: il legame tra tumori, stile di vita, cattive abitudini e fattori ambientali è ben noto da tempo, tant'è che la prevenzione punta soprattutto alla loro correzione. Il ruolo dei fattori psicologici nell'insorgenza delle neoplasie è invece meno conosciuto e sono ancora pochi gli studi sulla relazione fra rischio di cancro e stress, indotto, per esempio, dal lavoro, un fenomeno sempre più diffuso nei paesi industrializzati e secondo problema sanitario in Europa. Può allora l'aumento del carico e dei ritmi lavorativi, con orari molto lunghi, poche pause, aspettative eccessive, pressioni emotive elevate, ma oggigiorno anche la precarietà dell'impiego e le molestie di natura psicologica (mobbing), favorire il cancro?

I dati della letteratura scientifica ci dicono al momento di no. Una recentissima metanalisi (ossia la revisione di più studi scentifici), pubblicata sulla rivista British Medical Journal (http://www.bmj.com/content/346/bmj.f165.pdf%2Bhtml) dal Finnish Institute of Occupational Health e altri centri di ricerca nordeuropei, ha stabilito che lo stress collegato all'attività professionale non può essere associato al rischio complessivo di cancro, nè in particolare a quello del colon retto, dei polmoni, della mammella o della prostata. I ricercatori hanno analizzato i dati relativi a dodici studi clinici condotti tra il 1985 e il 2008 su ben 116 mila persone sane tra i 17 e i 70 anni, dimostrando che solo il 5 per cento di questi sviluppava una neoplasia in 12 anni di osservazione. Lo stress psicologico legato al lavoro potrebbe favorire certamente altre patologie, ma le probabilità che "aiuti" la comparsa del cancro sono bassissime.

Il ruolo dell'eccessiva tensione lavorativa è stato invece dimostrato nelle malattie cardiovascolari: in un'altra metanalisi pubblicata qualche mese fa sull'autorevole rivista scientifica Lancet, i ricercatori dell'University College di Londra avevano evidenziato come avere un lavoro stressante aumentasse del 23 per cento il rischio di andare incontro a un infarto. I risultati, frutto dell'analisi di tredici studi condotti su quasi 200.000 persone sane tra il 1985 e il 2006 in diversi paesi europei parlano chiaro: il troppo lavoro può fare male al cuore. Il 15% dei soggetti coinvolti nell'indagine percepiva un elevato livello di stress e sono stati registrati in totale 2358 casi di patologie cardio-vascolari.

Meglio quindi non sottovalutare i rischi, perché oltre ai problemi cardiovascolari, lo stress da lavoro favorisce anche i disturbi di carattere psicosociale, che spesso portano all’uso o abuso di psicofarmaci, e le malattie gastrointestinali, che rientrano nella sfera psicosomatica. Spesso non sono tanto i problemi legati all’impegno specifico, alla fatica fisica e mentale, quanto la difficoltà a stabilire rapporti sereni con i colleghi o la scarsa motivazione, o il senso di inadeguatezza e la paura di non farcela le cause di frustrazione, che rappresentano una componente importante dello stress.

Prima che sia troppo tardi è fondamentale concedersi una piccola pausa mentre si lavora, creandosi un momento di relax e meditazione (anche solo di 15 minuti) tutto per sé, senza pensare a niente. Una volta a settimana è consigliabile cambiare attività, dedicandosi ad altri interessi, diversi dal lavoro, ma che escludano competitività e obiettivi da raggiungere e magari una volta l’anno seguire un percorso psicologico con il supporto di un esperto per fare il punto sui vari aspetti della propria vita.

 

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