Malattie renali, per svelarle può bastare un semplice esame delle urine

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

Le malattie renali evolvono spesso in modo silenzioso e riconoscerne in tempo i campanelli d’allarme è fondamentale per prevenirne l'evoluzione verso l’insufficienza renale cronica e diminuire il rischio cardiovascolare. In Italia e nel mondo le nefropatie sono in aumento (6 milioni gli italiani malati) e, secondo il Registro Italiano di Dialisi e Trapianto, attivo da 20 anni, sono ancora troppe le persone che arrivano alla terapia sostitutiva, soprattutto dopo i 65 anni.

Proprio per svelare il rischio nefropatico la Società Italiana di Nefrologia ha organizzato anche quest'anno insieme alla Fondazione Italiana Rene una campagna di informazione e prevenzione delle malattie renali in occasione della Giornata Mondiale del Rene, celebrata il 14 marzo. La campagna ha coinvolto tutta la penisola, dando la possibilità di fare visite specialistiche gratuite (anamnesi completa, controllo della pressione, esame urine) e partecipare a incontri in oltre 50 Centri di Nefrologia. Sono diverse le cause che portano all'insufficienza renale terminale: le lesioni renali secondarie a ipertensione arteriosa, aterosclerosi e diabete, più frequenti nelle persone anziane, seguite dalle glomerulonefriti, le nefropatie interstiziali, le malattie renali ereditarie (come il rene policistico) e le forme congenite, predominanti nei giovani.

Un semplice esame delle urine e il dosaggio della creatinina nel sangue sono il primo passo per riconoscere una malattia renale e intervenire per rallentarne l’evoluzione. Con le urine si valuta la proteinuria (cioè la perdita urinaria di proteine), segno precoce di danno renale, e la presenza di sangue, mentre la creatinina rappresenta il marcatore fondamentale della funzione renale ed è usato per stadiare la nefropatia, cioè per stabilirne la gravità: valori nel sangue superiori a 1,2 mg/dL nella donna e 1,4 mg/dL nell’uomo possono infatti indicare un danno funzionale e il suo controllo va fatto ogni anno. Nelle persone a rischio, vale a dire dopo i 60 anni, nei diabetici, negli ipertesi e negli obesi (con sindrome metabolica) deve essere invece eseguito con più frequenza (anche trimestralmente). Da tenere d’occhio anche la pressione arteriosa (l'ipertensione è uno dei fattori di rischio di malattia renale, ma anche la conseguenza), attraverso il controllo periodico dei valori pressori.

Altri fattori di rischio di nefropatia da considerare (a volte gli esami standard possono essere negativi) sono l’uso prolungato di farmaci, specialmente gli antinfiammatori non steroidei, l’ipercolesterolemia grave, la calcolosi renale, le infezioni urinarie ricorrenti, l’ostruzione delle basse vie urinarie (ad esempio l'ipertrofia prostatica grave), malattie renali pregresse, patologie immunitarie (Lupus, artrite reumatoide) o la familiarità per nefropatie. Nelle fasi iniziali della nefropatia, cioè nel 1° e nel 2° stadio, in cui la funzione renale è ancora normale o lievemente ridotta il ruolo del medico di base è importante. Oltre a essere riconosciuta la malattia, va iniziata la cura in collaborazione con il nefrologo, sia correggendo gli errori nutrizionali (specialmente l'apporto eccessivo di sale), sia con farmaci in grado di riportare la pressione a livelli di normalità (PA sistolica <130 mmHg).

I dati emersi dalle campagne svolte negli scorsi due anni sono allarmanti: il 9% degli italiani under 20 è a rischio malattia renale ( per la presenza di proteine nelle urine), ma sono gli anziani i più colpiti (il 40% degli ultrasettantenni soffre di malattia renale cronica), perché spesso ipertesi o con diabete di tipo II, due malattie tipiche dell'invecchiamento, che favoriscono l'alterazione della funzione renale. Il rischio di ammalarsi ai reni si è quadruplicato in pochi anni, probabilmente anche per l'aumento della vita media, e prevenzione e  diagnosi precoce restano fondamentali. Ecco perché il Ministero della Salute, alla fine del 2012, ha riconosciuto la priorità di prevenzione, diagnosi e cura dei disturbi renali, inserendo nel Decreto di ridefinizione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) anche le Patologie Renali Croniche.

 

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