La vergogna e il senso di colpa degli abusati, il caso di Lonato del Garda

Carmelo Cipriani
Caterina Steri
di Caterina Steri  - Psicoterapeuta

Come al solito, uno dei temi di cronaca ricorrenti è quello degli abusi sui minori. Un aspetto sconcertante di queste vicende è proprio quello che li vede vittime di carnefici molto vicini alle famiglie, a volte all’interno delle stesse, e riguardano persone a cui i minori stessi vengono affidati dalle figure parentali. Molte persone che ascoltano storie del genere non riescono a capire come facciano le vittime (questo vale anche per quelle adulte), a tenere nascoste le loro esperienze di abusi per lunghi periodi, un caso attuale è quello della palestra di Lonato del Garda in provincia di Brescia.

In merito a questo ci sono diverse spiegazioni.

Essendoci le famiglie di mezzo può sembrare normale alle piccole vittime quel tipo di esperienze  perché non conoscono altre realtà familiari.

I bambini hanno bisogno per la loro sopravvivenza di fidarsi dei genitori e di conseguenza delle persone a cui questi li affidano. La loro vita dipende dalle figure adulte di accudimento e non “possono” concepire che siano inadeguate. Viene più facile quindi convincersi che l’abuso sia avvenuto perché hanno fatto loro qualcosa di sbagliato più che pensare che possano essere stati i genitori a far qualcosa di dannoso nei loro confronti. Si tenderà quindi a sviluppare la convinzione che si è sbagliati e la si trascinerà anche fino all’età adulta, con tutte le conseguenze che ne vengono. Da qui poi potrebbe scaturire il senso di colpa per ciò che è successo.

 Ce lo raccontano chiaramente le vittime degli abusi del maestro di karate della palestra del bresciano: “[…] ha spiegato la ragazza - inizialmente ti faceva sentire più forte e più bella poi diventava morboso. Mi sono sempre sentita in colpa per quello che è successo, mi sto portando dietro questi pensieri che mi fanno stare male anche ora che sono diventata maggiorenne" (Fonte Tiscali News)

Ci si vergogna poi, tuttavia non si riesce ad uscirne perché si sa che si sta subendo qualcosa di sbagliato ma manca il coraggio di dirlo, spesso anche per non deludere i genitori,  per paura di non essere credute o per proteggere la famiglia stessa. Tempo fa una mia paziente mi raccontò di non aver mai detto ai suoi genitori degli abusi subiti da un familiare per non causare loro del dolore e per paura che il padre punendo l’aguzzino fosse potuto  finire in prigione.

Un’altra fonte di vergogna può essere dovuta al piacere fisico che è possibile provare nel subire gli abusi: per questo le vittime si autocondannano. Per aiutarle in tal senso durante le sedute con loro non manco mai di spiegare che se certe parti del corpo vengono stimolate, soprattutto quelle erogene, esse fisiologicamente si eccitano, indipendentemente dalla volontà e pur essendo in situazioni tali.

Ricordiamoci poi che gli aguzzini esercitano sui minori una forte influenza psicologica da cui è estremamente difficile slegarsi. Stiamo pur sempre parlando di un adulto che esercita il suo potere su un minore. Una situazione che non viene assolutamente vissuta ad armi pari. Un esempio è la ragazzina del caso di Lonato del Garda che si è detta innamorata del suo aguzzino e ha accusato i genitori di essere dei mostri e traditori per averla allontanata da lui. Senza riconoscere di essere finita in un giro di abusi e prostituzione minorile.

Tutti questi vissuti sono strettamente legati al trauma subito. Fortunatamente esistono validi strumenti per aiutare le persone a riprendersi da esperienze così pesanti come la psicoterapia e l’EMDR strumento adatto a sbloccare il trauma e le credenze sbagliate che segnano la vita di un individuo abusato.

Occorre da un lato aiutare la vittima e portar fuori la problematica e dall’altro a depotenziare i ricordi traumatici rassicurandola anche del fatto che siano ricordi e che ora possa sentirsi al sicuro.

E’ un lavoro doloroso che viene fatto a quattro mani, quelle della vittima e quelle del professionista che si basa fondamentalmente su una relazione terapeutica di estrema fiducia. E’ un lavoro che serve a far si che chi ha vissuto esperienze così traumatiche e destabilizzanti come quelle di abusi, possa riprendere in mano la propria vita e le relazioni interpersonali non sentendosi più sporco, ma capendo che sono stati i loro aguzzini a comportarsi in modo scorretto approfittando di chi non poteva difendersi da solo.

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