In che modo nascono i pensieri negativi e come affrontarli?

Elisabetta Rotriquenz
di Elisabetta Rotriquenz  - Psicoterapeuta

Capita a molte persone di provare invidia o di avere pensieri negativi nei confronti di altri, ma sono poche ad ammetterlo forse per il timore di essere giudicate male o di apparire "cattive". In realtà pensare male di qualcuno può avere una valenza terapeutica perché serve per alleggerire momentaneamente la propria psiche da situazioni troppo pesanti e disagevoli. Come nascono questi pensieri negativi? Come vengono vissuti e come possono essere affrontati? Provare invidia dipende molto dal tipo di educazione che si è ricevuta, ad esempio quando un genitore imposta il raggiungimento degli obiettivi sul confronto con gli altri o comunque con uno stile competitivo. L'autostima del giovane, se non raggiunge risultati soddisfacenti rispetto a quelli attesi, ne risente, diventando una persona frustrata e che non sa gioire dei successi altrui e dimenticando che il successo personale non si raggiunge sull'insuccesso degli altri, ma con l'impegno e la dedizione.

Gioire delle disgrazie altrui può capitare a qualcuno che ha una personalità che non è capace di reagire alle difficoltà e pertanto ha bisogno di ricalibrare il proprio periodo "nero" confrontandolo con quello degli altri. Se anche altri hanno problemi, la persona si sente meno "sola" e può "condividere" il suo periodo difficile. Sensazioni di malessere dovute a difficoltà non superate nei rapporti con gli altri si possono trascinare nel tempo e cristallizzarsi sempre di più. Ad esempio, difficoltà nei rapporti con i colleghi mai sanate, incomprensioni più o meno profonde con familiari, coniuge, ecc., un litigio importante con un caro amico, ecc. Doversi quotidianamente trovare ad affrontare situazioni irrisolte del passato crea una continua sensazione di malessere accompagnata da pensieri negativi.

La consapevolezza di convivere con la presenza di pensieri negativi, con una sensazione di malessere diffusa, con la difficoltà di trovare una sensazione di pace interiore rende anche la visione di un futuro sereno più complessa. Pertanto i pensieri negativi si infittiscono rispetto a come evolveranno determinate situazioni o rapporti che non si riescono a migliorare. Si ha la sensazione di avere un futuro davanti a sé incerto e comunque portatore di ulteriori situazioni negative correlate ad altre già vissute. Ad esempio, problemi sul lavoro legati ad incomprensioni con i colleghi o con il superiore che possono influire negativamente su una promozione oppure difficoltà nella risoluzione dei conflitti con il partner che fanno confluire i pensieri negativi in una visione di un incerto futuro insieme.

Le difficoltà sul lavoro, i rapporti con i colleghi, ecc. possono diventare ben presto fonte di pensieri ossessivi negativi che si portano anche a casa e che fanno vivere male. È importante invece essere o diventare capaci di lasciare fuori dalla porta di casa i problemi lavorativi e riossigenarsi nel proprio habitat ricaricando le energie e ritornando al lavoro pronti per ricominciare. A tal proposito alcuni ricercatori (Nota & Coles, 2014) della Binghamton University hanno riscontrato che i cattivi pensieri più comuni si riferiscono fondamentalmente a dosi eccessive di preoccupazione e ansia relative ad eventi del passato, ossessione verso alcuni eventi o persone, preoccupazioni per ciò che può riservare il futuro. Inoltre, questi pensieri negativi sarebbero più frequenti nelle persone che dormono poco o che vanno a letto molto tardi rispetto a coloro che dormono più regolarmente. In sostanza, questi ricercatori hanno concluso che l'orario in cui si va a dormire e il numero di ore di sonno possono condizionare lo stato di salute mentale di una persona. Il consiglio è quello di regolarizzare il ritmo sonno-veglia per cancellare i pensieri negativi.

L'ossessione per fatti accaduti o persone è un elemento forte dei pensieri negativi. Questi ultimi sono rinforzati non solo dalla stanchezza dovuta alla mancanza di sonno, ma anche dallo stress per mancanza di organizzazione, per un carico di lavoro eccessivo, per mancanza di tempo libero da dedicare a se stessi. La classica situazione in cui ci si sente girare in un turbine di eventi, ma non ci si riesce a fermare. Quindi se da una parte il riposo è un elemento fondamentale, anche la capacità di organizzarsi e conoscere i propri limiti sono altri due aspetti chiave per la soluzione dello stesso problema. Le difficoltà sul lavoro, i rapporti con i colleghi, ecc. possono diventare ben presto fonte di pensieri ossessivi negativi che si portano anche a casa e che fanno vivere male. È importante invece essere o diventare capaci di lasciare fuori dalla porta di casa i problemi lavorativi e riossigenarsi nel proprio habitat ricaricando le energie e ritornando al lavoro pronti per ricominciare.

Infine, l'uso dei social può avere accentuato il problema dei pensieri negativi, perché le persone possono "controllare" quello che fanno gli altri, familiari, amici e non, e fare confronti con la propria vita. In questo modo si generano spesso sentimenti di invidia, bassa autostima, ecc. In questo senso i pensieri negativi sono un vero e proprio segnale di malessere. Osservare la vita degli altri, essere ossessionati dai problemi lavorativi o altro, sta a indicare che probabilmente la propria vita privata non va molto bene e pertanto la mente si focalizza su altro. Ma in realtà bisogna fare i conti con altri problemi irrisolti.

Un primo passo per stare meglio è accettare che un periodo della propria vita è stato caratterizzato da emozioni e sentimenti negativi. Successivamente bisogna prendersi cura di se stessi, imparare a rilassarsi, riposarsi, mangiare in modo sano, dormire per un numero adeguato di ore, imparare a prendere la distanza dagli eventi che fanno soffrire, confrontarsi con qualcuno, affrontare i problemi immediatamente uno per volta, imparare a trovare sempre uno spazio di serenità dentro se stessi anche nella massima confusione o difficoltà. Infine, bisogna imparare ad accettare i propri pensieri negativi così da farli defluire fino a che diventeranno sempre meno frequenti lasciando spazio alla positività.

Ultimi articoli di Elisabetta Rotriquenz