Il lavoro di mamma-casalinga nella società

Elisabetta Rotriquenz
di Elisabetta Rotriquenz  - Psicoterapeuta

Il lavoro di mamma-casalinga è da sempre al centro di dibattiti per svariati motivi: economici, psicologici e sociali.

Da un punto di vista economico, ciclicamente è riproposto nei dibattiti politici se è giusto che le casalinghe ricevano uno stipendio.

È bene valutare molteplici aspetti. Da una parte infatti molte mamme scelgono di occuparsi dei figli in prima persona, ma in questo caso non sono economicamente indipendenti, dovendo appoggiarsi solo al marito. Uno stipendio riconosciuto dallo Stato garantirebbe maggiore autonomia alle donne che scelgono di svolgere le mansioni domestiche.

Dall'altra parte, tale stipendio per alcuni potrebbe essere un boomerang che si ritorce contro i pari diritti delle donne che vanificherebbero una carriera per una vita domestica, abbandonando più facilmente ambizioni lavorative.

Laddove si dovesse valutare la prima ipotesi, a quanto potrebbe ammontare uno stipendio di una mamma-casalinga?

Cuoca, autista, insegnante, psicologa, life coach, contabile, manager, addetta alle pulizie, operaia, lavandaia, babysitter. Dieci professioni in un corpo solo ma, ufficialmente, un nonlavoro: casalinga. Stipendio effettivo? Zero euro.

Recentemente è stato calcolato quanto guadagnerebbero le mamme per le attività che svolgono gratis all'interno delle mura domestiche se fossero retribuite come professionisti: oltre 3 mila euro al mese. Per arrivare a questa cifra, il portale ProntoPro.it (che fa preventivi per i lavori di professionisti) ha preso in considerazione tutte le attività svolte dentro e fuori casa, con le relative paghe orarie riconosciute a chi esercita i diversi mestieri al di fuori della famiglia, come lavoratore professionista. È emerso che lo stipendio mensile medio sarebbe pari a quello di chi ricopre cariche manageriali, di medici specializzati e di liberi professionisti (Il Giornale, 11 maggio 2017).

Nel 2014 il sito americano Salary.com aveva stimato addirittura uno stipendio di quasi 7 mila euro al mese, circa 83 mila euro l'anno.

Da un punto di vista psicologico si tratta quindi di un ruolo multitasking a tutti gli effetti con tutte le conseguenze del caso. Infatti, cosa succede quando le attività da svolgere contemporaneamente diventano troppe?

La fumettista e blogger francese Emma nei suo disegni ha ottimamente rappresentato questo concetto, sintetizzandolo con la vignetta: “faillait demander/you should've asked/tu non me l'hai chiesto”.

I fumetti di Emma evidenziano benissimo il problema dell'organizzazione dei lavori in famiglia. Ad esempio, quando la donna davanti al lavandino chiede al compagno come mai non abbia lavato i piatti, lui le risponde candidamente: “tu non me l'hai chiesto”. Anche la preparazione di tutto ciò che riguarda i figli compete alla mamma ed anche se delega il compito, spesso è necessario il suo intervento affinché ci sia tutto ciò che serve ai bambini e nulla venga dimenticato.

Il problema è che il cervello non si riposa mai ed il carico mentale di una mamma diventa giorno dopo giorno più pesante.

Emma evidenzia nei suoi disegni come donne e uomini abbiano un comportamento completamente diverso quando si trovano davanti a un tavolo da riordinare. Una donna di solito prende il primo oggetto per rimetterlo al suo posto. Durante il tragitto le succede però di imbattersi in altri oggetti in disordine che non può fare a meno di sistemare, per poi fare la lavatrice, mettere a posto la spesa, ecc. Dal canto suo un uomo avrebbe riorganizzato il tavolo in cinque minuti senza riordinare gli altri oggetti sparsi e senza nemmeno pensare alle altre faccende domestiche.

Purtroppo nella nostra società ancora molti uomini, seppur lavoratori, collaborano poco all'organizzazione domestica. Questa situazione genera frustrazione, incomprensione e incomunicabilità nelle coppie. Da una parte ci sono gli uomini convinti di condividere equamente con le compagne il carico delle faccende domestiche. Dall'altra ci sono donne che, oltre a fare la propria parte del lavoro pratico, continuano a gestire da sole il carico mentale della pianificazione e dell'organizzazione della complessa azienda familiare: un lavoro continuo, sfiancante e invisibile che sempre più spesso le lascia spossate ed esauste e talvolta addirittura esaurite (Il Corriere della Sera, 23 maggio 2017).

Tale stanchezza psicologica si manifesta poi nella coppia con strascichi che evidenziano solo gli aspetti negativi senza permettere a marito e moglie di godere di ciò che hanno costruito.

Per questo motivo, a fronte dei divorzi e delle separazioni che ci sono ogni anno, le coppie vanno tutelate, a partire dalla famiglia e dal ruolo di donna e madre. 

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