Psicologi contro l'omofobia. 17 maggio Giornata Internazionale contro l'omofobia e la transfobia

Enrico Maria Secci
di Enrico Maria Secci  - Psicoterapeuta

Il 17 maggio si è svolta l’ottava "Giornata Internazionale contro l’Omofobia e la Transfobia"Dal 2007, grazie all’iniziativa di associazioni ed enti pubblici, le riflessioni e le azioni di denuncia e di lotta contro la violenza fisica e morale legate all’orientamento sessuale sono diventate, almeno per un giorno, un tema centrale in molti Paesi.

Un’occasione importantissima soprattutto per l’Italia, che resta nel contesto Europeo, ma non solo, uno degli Stati più reticenti e illiberali sul piano dei diritti civili delle persone omosessuali.

Gli psicologi nel mondo contro l’omofobia. Non tutti sanno che esiste un legame profondo tra la lotta contro l’omofobia e il mondo delle scienze psicologiche. Infatti, la data del 17 maggio è stata scelta come emblema di cultura e di integrazione in virtù di una ricorrenza storica per la psicologia, la psichiatria e altre discipline psico-sociali:  il 17 maggio 1990 l’Organizzazione Mondiale della Salute rimosse definitivamente l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali.

Condivisa da ricercatori indipendenti e multi-modello,  la determinazione scientifica del 1990, guarì di colpo milioni di persone in tutto il mondo, come soleva ricordare Paul Watzlawick, uno dei padri della psicoterapia moderna.
Fu una rivoluzione culturale, oltre che una specie di “miracolo sanitario”, ma soprattutto una decisione basata sulla ricerca e sulla scoperta della psiche e della sua umanità, al netto di teorie aprioristiche e di ideologie di matrice politica o religiosa.

Tuttavia, la cancellazione dell’omosessualità dalla psicopatologia ha tracciato una linea di partenza, non certo il traguardo, come si sperava, verso una società integrata, più sana e più umana.
A distanza di 25 anni, Paesi come la Francia, la Spagna e la Germania hanno saputo elaborare con senso di realtà e con prontezza le acquisizioni della comunità scientifica e adeguare le vecchie normative escludenti e segregazioniste. In 20 nazioni del mondo le unioni gay sono oggi riconosciute, e nella lista si trovano anche l’Uruguay e il Sud Africa. L’Italia no.

Un’Italia al cloroformio. Anzi, l’Italia, come in tante cose, fatica e incespica sull’ovvio, ridicolmente. E, oltre a non legiferare sui diritti dei suoi cittadini, continua a porsi la domanda se farlo sia più o meno opportuno.
In questa pigrizia politica ed istituzionale, poi, bisogna dire che viviamo in uno Stato semi-cieco sulle conseguenze sociali e sanitarie della propria inconcludenza. Uno Stato che appare indifferente alle richieste, ormai pressanti, di riconoscere e regolare ciò che già esiste, e che esiste da sempre: coppie gay e famiglie arcobaleno, adolescenti vessati, adulti esclusi, persone che si ammazzano non perché omosessuali, ma perché ridotte a uno stato di clandestinità profondamente immorale.

Un panorama desolante. È sconfortante pensare che il nostro Paese, per abulia istituzionale, deprivi un cittadino della libertà di amare, di avere una casa col suo partner, di avere un figlio e una famiglia. È inaccettabile che questo continui ad accadere in spregio di ciò che la scienza continua ad affermare con tenacia: l’omosessualità è una variante dell’affettività umana e non ci sono ragioni per segregare e penalizzare una condizione naturale.

Ma, a quanto pare, tolte le promesse elettorali, ogni anno che passa, restano i problemi e le tragedie dovute alla discriminazione di gay e transessuali; stragi che si ripetono nell’indifferenza e che, per giunta, incontrano un crescendo di movimenti puramente incivili che, in piazza, difendono posizioni tolemaiche e agitano teorie neandertaliane, pseudo-psicologiche, sul culto della “famiglia naturale” e proclamano l’eterosessualità come fosse un dogma di razza.

L’olocausto silenzioso. Nessuno dimentichi che la Giornata Internazionale contro l’Omofobia e la Transfobia è anche un momento di commemorazione dell’olocausto silenzioso di migliaia, di poeti, scrittori, inventori, pittori e intellettuali sterminati ad ogni latitudine dal pregiudizio e dalla brutalità dell’ignoranza in quanto omosessuali.
Ho scritto di Alan Turing (vedi l'articolo su questa rubrica "L'omofobia e la mela morsicata", ma l’elenco di geni falcidiati dall’intolleranza è pressoché infinito. Si pensi ad Oscar Wilde, a Federico Garcia Lorca. Angeli, persone dalla sensibilità prossima al divino umiliate e poi uccise perché gay.

Libri usati come clave. È imbarazzante vedere che oggi in Italia si protesti contro i diritti degli omosessuali utilizzando libri. Che gente che propugna la differenza e l’ignoranza lo faccia toccando libri e dissacrando così, in modo arrogante e primate quella dimensione universale della cultura e dell’intelletto che porta, nella sua meravigliosa complessità, ad abbracciare i valori dell’amore, del rispetto e della tolleranza, al di là dell’orientamento sessuale.

Cosa ne pensano gli psicologi italiani. Mai come negli ultimi anni, però, la comunità scientifica degli psicologi e degli psicoterapeuti ha preso posizioni decise e perentorie. L’Ordine degli Psicologi ha sospeso quegli iscritti che pretendono di “curare” l’omosessualità con le cosiddette“terapie riparative” e si fa sentire forte e chiaro ogni volta sia necessario ribadire che l’omosessualità non può essere motivo di discriminazione.

Di recente, l’ente previdenziale degli Psicologi, ENPAP, ha dato un esempio emblematico sulla questione gay, riconoscendo ai propri iscritti un contributo alla genitorialità anche alle coppie omosessuali.

“Mettiamo in linea le nostre offerte con quanto consolidato dalla ricerca scientifica internazionale, trent’anni di letteratura mettono un punto fermo alla discussione, non ci sono differenze nell’essere buoni genitori in base all’orientamento sessuale“, spiega il presidente della cassa privata Damiano Torricelli. E’ di sicuro un’innovazione nel mondo previdenziale italiano, messa in campo da un ente privato e non pubblico come l’Inps“Funziona così in tutta Europa, da noi il dibattito politico è spesso condizionato da pregiudizi culturali e stereotipi”, spiega Torricelli che aggiunge: “Noi però abbiamo ottenuto l’avallo dei due ministeri vigilanti, Lavoro ed Economia, e questo dimostra che la burocrazia, spesso collegata a posizioni più retrive, è più avanti della politica italiana”*

 



 

Enrico Maria Secci, Blog Therapy

*Fonte:  http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/05/01/contributi-genitorialita-enpap-anche-alle-coppie-gay-nessuna-differenze-tra-genitori/366791/)

 



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