Come sconfiggere la malinconia del tempo che passa tra memoria e ricordi

Maria Zurzolo
di Maria Zurzolo  - Psicoterapeuta

L'inizio di un nuovo anno è sempre accompagnato da bilanci, da idee da realizzare e a valutazioni sul passato e su quello che avverrà in futuro.

L’orologio non si ferma mai e a volte lo spietato "tic tac" viene vissuto più come una bomba ad orologeria!

Il tempo dà e il tempo toglie: è quello che guarisce le ferite o regala momenti di felicità ed è anche quello che non può essere sprecato, che ci priva di ciò che fino ad un attimo prima ci aveva fatto stare bene.

Il tempo che passa è la costante inesorabile della nostra vita, vola via nei momenti belli ed è immobile in quelli brutti, ma c’è sempre, ed è sempre lì a ricordarci che qualcosa sta per iniziare e qualcos’altro sta per finire o sta per trasformarsi. L’inquietudine o l’attesa, legate a ciò che sarà e la tristezza o il sollievo per ciò che è stato, ci rammentano come ogni cosa sia scandita dal tempo: il lavoro, la famiglia, i figli, le passioni.

Il tempo che segna l’inizio di qualcosa (un lavoro, una relazione, un evento) è di solito un tempo carico di preoccupazione, ma anche pieno di eccitazione e di trepidazione; quando qualcosa di bello termina o si evolve in altro, lascia invece uno strascico di malinconia, come di qualcosa che si è perduto o che è stato e adesso non è più.

Genitori che vedono crescere giorno dopo giorno il proprio figlio o coppie che percepiscono l’evolvere del proprio rapporto, potranno fare i conti con momenti passati che probabilmente non si ripresenteranno nello stesso modo e, molto spesso, con un senso di perdita basato sulla memoria di attimi che non vivranno più. Come quando partecipiamo ad un concerto o a uno spettacolo che tanto attendevamo: le aspettative e la carica degli attimi prima e il vissuto adrenalinico del "mentre", si infrangono successivamente con il dispiacere della conclusione.

È proprio questa sensazione che ci fa dire: "vorrei che il tempo non passasse mai", "vorrei tornare indietro", "quelli sì che erano bei tempi". Questo senso di amarezza di cose vissute e poi perdute si manifesta perché quell’evento, quel momento o quella situazione sono percepiti come unici e irripetibili.

Questo, per certi versi, è assolutamente vero!

Ma è vero anche che ogni evento potrebbe essere annoverato come unico ed irripetibile, perché ciò che lo rende degno di nota è l’emozione e il vissuto emotivo che lo caratterizza.

Il tempo che passa è un tempo significativo grazie alla storia emozionale che lo accompagna. Nel bene e nel male ogni attimo che viviamo è rilevante perché gioiamo, piangiamo, abbiamo paura, ci arrabbiamo e ciò che rende il tempo così influente nelle nostre vite, non è dunque la semplice memoria degli eventi ma la qualità e il ricordo affettivo che li identifica.

Dovremmo, giorno dopo giorno, riconoscere con più attenzione ciò che stiamo provando in quel preciso momento, nel "qui ed ora" e fissare quella sensazione per rammentarla nel futuro come QUELLA emozione legata a quell’evento, ma che rimane lì nonostante tutto e che può ripresentarsi anche legata ad altri momenti.

Il tempo non ha potere alcuno sulle farfalle nello stomaco del primo bacio o sulla gioia di un abbraccio di un figlio… queste cose sono custodite come in una fortezza nel nostro cuore e nessuno potrà mai intaccarle.

Probabilmente proveremo lo stesso un po' di malinconia quando ripenseremo a quegli istanti, ma con la consapevolezza che potrà esserci un altro evento che potrà suscitare ancora la stessa emozione o magari una ancora più forte e bella.

E come ricorda Bianconiglio ad Alice…anche un secondo è per sempre!



Ultimi articoli di Maria Zurzolo